Foggia:Arsenale nascosto in un garage patteggia 3 anni e 6 mesi Giuseppe Trisciuoglio, figlio del defunto boss “Enrichetto lo zoppo”
Dopo oltre tre mesi in carcere, Giuseppe Trisciuoglio ottiene i domiciliari grazie a un patteggiamento. Arrestato dalla DIA con l’accusa di detenzione di un vero arsenale da guerra, l’uomo resta al centro di uno dei casi più gravi legati alla criminalità organizzata foggiana.
FOGGIA – Ha patteggiato una condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione, con la possibilità di scontare la pena ai domiciliari, Giuseppe Trisciuoglio, 48 anni, figlio del noto e defunto boss Federico Trisciuoglio, conosciuto negli ambienti criminali come “Enrichetto lo zoppo” o “Polpetta”. L’uomo era stato arrestato lo scorso 28 aprile dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) di Foggia, dopo il ritrovamento di un arsenale nascosto in un garage di via Pellegrino Graziani.
Il Gup (giudice per l’udienza preliminare) ha accolto la richiesta di patteggiamento presentata dalla difesa, con il consenso della procura, chiudendo così la fase istruttoria di un’indagine che aveva scosso l’opinione pubblica per la gravità del materiale sequestrato.
Il garage dell’arsenale
Quel pomeriggio di aprile, la DIA teneva d’occhio Trisciuoglio da tempo. Gli agenti lo avevano visto entrare con la propria auto in un box in cui aveva libero accesso, accompagnato da un conoscente ritenuto estraneo ai fatti. Una volta all’interno, la scoperta: un vero e proprio deposito d’armi e attrezzature potenzialmente usabili per azioni criminali.
Nel dettaglio, all’interno del garage sono stati rinvenuti:
Un Kalashnikov AK-47 con due caricatori
Tre fucili, di cui due risultati rubati a San Marco in Lamis nel luglio 2023
Un fucile a pompa, tre pistole con matricola abrasa
Quattro silenziatori, oltre 630 munizioni, un cannocchiale da carabina
Una divisa della Polizia, dieci cellulari, dodici targhe, un casco integrale e un’ascia
Un arsenale in perfetto stato di conservazione, compatibile con un utilizzo recente o pianificato.
La difesa: “Non sapevo nulla”
Durante l’interrogatorio, Trisciuoglio ha negato ogni responsabilità, affermando di non frequentare quel box da anni e di non sapere della presenza delle armi. A suo favore era intervenuta la madre, sostenendo che quel materiale fosse stato lasciato dal marito Federico, deceduto nel 2022.
Una tesi che non ha convinto né il gip né la procura: i fucili rubati erano stati sottratti diversi mesi dopo la morte del padre, e l’uso recente del box da parte di Giuseppe Trisciuoglio, unito al possesso delle chiavi e al comportamento durante i pedinamenti, sono stati valutati come indizi gravi e concordanti.
Il peso dei precedenti penali
Nel motivare la concessione del patteggiamento, il giudice ha però sottolineato la “stabile appartenenza a contesti criminali di elevato spessore” di Trisciuoglio, già condannato in passato in importanti procedimenti contro la criminalità organizzata foggiana.
Tra i precedenti:
7 anni e 2 mesi di reclusione nel 2012, insieme al padre, nel processo “Piazza Pulita”, per estorsioni aggravate ai danni della società dei rifiuti AMICA
4 anni e 2 mesi nel 2013 nel maxi-processo “Corona”, contro la “Società foggiana”
Assolto, invece, nell’inchiesta “Poseidon” del 2004 (accuse di mafia, droga e armi)
Nel 2016, è stato vittima di un agguato mafioso, in un episodio collegato alla faida tra il clan Trisciuoglio–Prencipe e il gruppo Sinesi–Francavilla
Il patteggiamento e i domiciliari
Nonostante la gravità dei fatti contestati e il pesante passato giudiziario, Trisciuoglio ha scelto la via del patteggiamento, ottenendo così uno sconto di pena e la possibilità di lasciare il carcere per i domiciliari.
Una strategia processuale efficace sotto il profilo giuridico, anche se Trisciuoglio continua a professarsi innocente rispetto all’arsenale trovato.
Un caso emblematico della Foggia criminale
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di pressione repressiva contro la criminalità organizzata foggiana, da anni sotto i riflettori della Direzione Nazionale Antimafia e delle forze dell’ordine. Il ritrovamento dell’arsenale, oltre a testimoniare la perdurante pericolosità del contesto criminale cittadino, solleva interrogativi sul possibile uso di quel materiale in azioni intimidatorie o violente.
Redazione Cronaca | Agosto 2025

