Foggia:Addio a Lucio Tarquinio, storico politico foggiano
Si è spento a 76 anni Lucio Tarquinio, figura di primo piano della politica pugliese e nazionale. La notizia della sua scomparsa, avvenuta il 19 agosto 2025, ha suscitato profonda commozione a Foggia e in tutta la regione, dove per decenni è stato un volto conosciuto nelle istituzioni e nelle campagne elettorali.
Una carriera lunga oltre trent’anni
Ragioniere di professione, Tarquinio si era avvicinato giovanissimo alla Democrazia Cristiana, partito con il quale nel 1990 entrò in Consiglio regionale della Puglia, risultando tra i più votati. Da allora la sua carriera politica si è sviluppata attraversando diverse stagioni e sigle: dal Popolo della Libertà a Forza Italia, fino ai movimenti creati attorno a Raffaele Fitto. Nel 2013 approdò in Senato, portando in Parlamento la sua esperienza maturata sul territorio. Negli ultimi anni era stato capogruppo di “Noi con l’Italia”, continuando a rappresentare una voce attiva nel dibattito politico.

Le ombre e le vicende giudiziarie
Il percorso di Tarquinio non è stato privo di momenti difficili. Nel 2005 fu coinvolto in un’inchiesta sugli appalti nella sanità foggiana, che portò al suo arresto e successivamente a un processo per turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Vicende che segnarono profondamente la sua immagine pubblica, senza però interrompere la sua presenza nella vita politica.
Il ricordo di Foggia e della Puglia
Nonostante le controversie, Tarquinio resta per molti un simbolo di una politica radicata sul territorio, capace di catalizzare consenso e partecipazione. Colleghi, avversari e cittadini hanno espresso cordoglio per la sua scomparsa, ricordandolo come un uomo di carattere, spesso determinato e polemico, ma sempre presente nelle dinamiche della comunità.
Un’eredità complessa
La figura di Lucio Tarquinio lascia in eredità una storia fatta di luci e ombre: da un lato l’impegno costante e il legame con il territorio, dall’altro le polemiche giudiziarie che ne hanno offuscato la carriera. La sua morte segna comunque la fine di un capitolo importante della politica foggiana e regionale, consegnando alle nuove generazioni il compito di raccoglierne – e reinterpretarne – l’eredità.

