Borgo Mezzanone(FG): Nel ghetto dimenticato droga, degrado e controlli che non bastano
La più grande baraccopoli d’Europa continua a essere il simbolo di un’emergenza che da anni sembra non trovare soluzione. Migliaia di persone vivono in condizioni di assoluto degrado, tra baracche, rifiuti e servizi inesistenti, mentre nuove denunce accendono i riflettori sulla diffusione di sostanze stupefacenti all’interno dell’insediamento.

Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, tra i braccianti presenti nel ghetto si starebbe diffondendo anche un oppioide, una sostanza particolarmente pericolosa che, secondo alcune segnalazioni e denunce, verrebbe utilizzata per aiutare a sopportare la fatica delle lunghe giornate nei campi. Circostanze che richiedono approfondimenti e verifiche da parte degli investigatori.
La vicenda solleva inevitabilmente interrogativi. Com’è possibile che sostanze di questo tipo riescano a circolare all’interno di un’area da anni al centro dell’attenzione delle istituzioni e oggetto di controlli da parte delle forze dell’ordine? Se il fenomeno fosse realmente così diffuso, significherebbe che esiste una rete di approvvigionamento che continua a operare nonostante le attività di contrasto.
Naturalmente il lavoro delle forze dell’ordine, impegnate quotidianamente in controlli e operazioni contro lo sfruttamento lavorativo e lo spaccio, rappresenta un presidio fondamentale di legalità. Tuttavia, la persistenza del degrado e le continue segnalazioni sulla presenza di droga dimostrano che la sola repressione non è sufficiente se non viene accompagnata da interventi strutturali.

Il quadro resta drammatico. Circa quattromila persone continuano a vivere in una discarica a cielo aperto, prive di condizioni abitative dignitose e spesso esposte a sfruttamento, emarginazione e criminalità. Nel frattempo, i finanziamenti destinati al superamento dei ghetti e alla realizzazione di soluzioni abitative alternative sono andati perduti o non hanno prodotto i risultati attesi.

È. Da anni si annunciano piani, progetti e fondi per chiudere definitivamente la baraccopoli, ma il ghetto è ancora lì, identico a sé stesso. Cambiano i governi, cambiano gli amministratori, ma migliaia di lavoratori continuano a vivere in condizioni che non dovrebbero appartenere a un Paese europeo.
Se davvero all’interno della baraccopoli stanno prendendo piede sostanze sempre più pericolose, la risposta non può limitarsi ai sequestri e agli arresti. Serve comprendere chi alimenta questo mercato, rafforzare le indagini e, soprattutto, eliminare le condizioni di degrado che consentono a fenomeni di questo tipo di proliferare.

Perché finché il ghetto continuerà a esistere, continuerà a rappresentare un terreno fertile per sfruttamento, illegalità e nuove emergenze sociali. E ogni promessa mancata renderà ancora più difficile spezzare questo circolo vizioso.

