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Bari:Il riciclaggio, il vero motore economico delle mafie così il denaro illecito conquista l’economia legale

La criminalità organizzata non vive soltanto di estorsioni, traffici illeciti e intimidazioni. La sua vera forza risiede nella capacità di trasformare il denaro proveniente dalle attività criminali in capitali apparentemente leciti, da reinvestire nell’economia reale. È questo il passaggio che consente ai clan di consolidare il proprio potere economico, infiltrarsi nel tessuto imprenditoriale e alterare le regole del mercato.
L’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Bari rappresenta uno degli esempi più significativi di questo fenomeno. Ventitré persone sono state arrestate nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica, mentre è stato disposto il sequestro di beni per un valore superiore ai 60 milioni di euro.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e peculato. La Procura contesta inoltre l’aggravante del metodo mafioso, ipotizzando che le attività contestate abbiano favorito i clan baresi Diomede e Mercante. Le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario e tutti gli indagati devono considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

Secondo la ricostruzione investigativa, gli imprenditori Alessandro, Antonio e Massimiliano Snidar, attivi da oltre trent’anni nel settore delle sale giochi, avrebbero creato nel tempo una rete di società operanti nella gestione di sale giochi e nel noleggio di apparecchi da intrattenimento. Tra gli arrestati figura anche il commercialista Sergio Petrosino, ritenuto dagli investigatori custode delle scritture contabili delle società riconducibili agli imprenditori.

L’ipotesi accusatoria descrive un sistema che avrebbe sfruttato un settore caratterizzato da una continua movimentazione di denaro contante. Le sale giochi, infatti, rappresentano un comparto che, se utilizzato illecitamente, può prestarsi a occultare l’origine dei capitali attraverso l’immissione di denaro proveniente da attività criminali nei normali flussi economici.

Il riciclaggio costituisce il momento decisivo nella strategia della criminalità organizzata. I proventi delle estorsioni, dell’usura, del traffico di droga o di altri reati non possono essere utilizzati liberamente senza attirare l’attenzione degli investigatori. Per questo motivo vengono inseriti in attività economiche apparentemente regolari mediante società, prestanome, false fatturazioni, operazioni finanziarie e investimenti in settori commerciali.

Secondo l’accusa, le imprese coinvolte non sarebbero servite soltanto a svolgere attività imprenditoriali, ma anche a imporre la presenza degli apparecchi da gioco nei locali pubblici sfruttando la forza intimidatrice derivante dai presunti rapporti con le organizzazioni mafiose. Un meccanismo che, se confermato, avrebbe consentito di alterare la libera concorrenza, escludendo gli operatori onesti dal mercato.

È proprio questa capacità di infiltrarsi nell’economia legale a rendere particolarmente pericolose le organizzazioni mafiose moderne. Il loro obiettivo non è soltanto accumulare denaro, ma acquisire aziende, controllare settori produttivi, ottenere consenso sociale e presentarsi come imprenditori apparentemente rispettabili. Il denaro “sporco” diventa così capitale “pulito”, pronto per essere reinvestito in nuove attività economiche.

Le conseguenze ricadono sull’intero sistema economico. Le imprese che operano nel rispetto delle regole si trovano a competere con soggetti che possono contare su risorse finanziarie praticamente illimitate e non soggette alle normali logiche di mercato. Ne deriva una distorsione della concorrenza, un impoverimento dell’economia sana e un rafforzamento del potere delle organizzazioni criminali.

L’operazione della Guardia di Finanza di Bari conferma ancora una volta come il contrasto alle mafie non si limiti agli arresti, ma punti soprattutto a colpire i patrimoni illecitamente accumulati. Il sequestro di beni per oltre 60 milioni di euro testimonia l’importanza delle indagini economico-finanziarie, oggi considerate uno degli strumenti più efficaci per indebolire il potere delle organizzazioni criminali.

Seguire il denaro significa infatti ricostruire i rapporti tra imprese, professionisti, società e organizzazioni criminali, individuando quei meccanismi attraverso i quali i profitti derivanti dai reati vengono reimmessi nel circuito economico legale. È su questo terreno che si gioca una delle sfide più importanti nella lotta alla criminalità organizzata: impedire che la ricchezza prodotta dall’illegalità possa trasformarsi in potere economico e sociale.

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