Forza Italia, resa dei conti dopo il flop del referendum sulla giustizia: accuse incrociate in Puglia
Il fallimento del referendum sulla giustizia apre una frattura profonda all’interno di Forza Italia, trasformando il partito in un campo di tensioni dove dirigenti e rappresentanti si rimpallano responsabilità. Il mancato raggiungimento del quorum non è solo una battuta d’arresto politica, ma il detonatore di una crisi interna che, in Puglia, assume i contorni di una vera e propria resa dei conti.
A rendere ancora più incandescente il clima è la presa di posizione di Marina Berlusconi, che non ha nascosto la propria irritazione per l’esito della consultazione. Secondo fonti vicine al partito, l’imprenditrice avrebbe puntato il dito contro i vertici nazionali e regionali, accusandoli di non essersi impegnati con sufficiente determinazione nella campagna referendaria. Una critica netta, che evidenzia come – a suo giudizio – non sia stato adeguatamente spiegato ai cittadini il valore della riforma: un provvedimento che, se approvato, avrebbe potuto portare benefici sia al sistema giudiziario sia, soprattutto, ai cittadini.
Nel caos delle accuse, emerge con forza la voce del parlamentare pugliese Davide Bellomo, che difende il segretario regionale Mauro D’Attis, finito nel mirino di una parte del partito. Bellomo respinge le critiche e invita a leggere i dati elettorali, sottolineando come Forza Italia in Puglia mantenga percentuali superiori alla media nazionale.
Ma è sul piano delle responsabilità territoriali che lo scontro si fa più acceso. «D’Attis viene crocifisso ingiustamente», afferma Bellomo, spostando però il focus su Bari: «Il coordinatore cittadino è Francesco Paolo Sisto, non il segretario regionale». Una dichiarazione che, pur evitando un’accusa diretta, individua chiaramente un diverso livello di responsabilità nella gestione politica del capoluogo.
Le critiche interne non si limitano ai singoli nomi, ma investono l’intera struttura del partito. Ex dirigenti e simpatizzanti parlano di una forza politica poco inclusiva, chiusa in logiche di potere locali. Bellomo respinge anche queste accuse, indicando l’ingresso di nuovi parlamentari come prova di apertura e rinnovamento.
Resta però il dato politico: da oltre vent’anni il centrodestra non riesce a conquistare la guida della Regione Puglia. Un fallimento che, secondo lo stesso Bellomo, non può essere attribuito a una sola figura. «È colpa di tutti – ammette –. Serve programmazione, non si possono scegliere i candidati all’ultimo momento».
Sul referendum, infine, arriva una parziale autocritica: la campagna per il “Sì” sarebbe stata gestita con eccessiva sicurezza, sottovalutando la necessità di una comunicazione capillare ed efficace. «Forse abbiamo pensato di aver già vinto», riconosce il parlamentare.
Nel frattempo, mentre a Roma si valutano possibili interventi sull’organizzazione del partito, in Puglia si discute anche dell’ipotesi di commissariamento. Un’idea che Bellomo boccia senza esitazioni: «Non ne vedo il motivo». La partita, dunque, si sposta sul terreno dei congressi, dove si misureranno equilibri e leadership.
Quel che è certo è che il flop referendario ha lasciato segni profondi. E più che un momento di riflessione condivisa, Forza Italia sembra attraversare una fase in cui ogni livello del partito cerca un responsabile. Con il rischio, sempre più concreto, che la crisi interna finisca per indebolire ulteriormente la sua presenza sul territorio

