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Foggia:Scontro istituzionale in Provincia,Nobiletti sfida il Ministero degli Interni e porta il caso al TAR


In un clima già segnato da tensioni politiche interne, nessuno si sarebbe aspettato che lo scontro politico si fosse trasformato scontro istituzioni,e che potesse esplodere in modo così plateale in Provincia di Foggia. E invece, il 2 settembre, si è consumato un vero e proprio “incidente diplomatico” tra due enti dello Stato — la Presidenza della Provincia e la Prefettura — a meno di cento metri di distanza l’uno dall’altro. Il protagonista? Giuseppe Nobiletti, presidente della Provincia di Foggia, convinto di avere pienamente ragione e determinato ad andare fino in fondo, anche a costo di sfidare apertamente il Ministero dell’Interno.
Il cuore del conflitto: il rendiconto di gestione 2024
Tutto nasce dalla mancata approvazione del rendiconto di gestione 2024 della Provincia. Bocciato prima il 17 aprile, poi di nuovo l’1 agosto, il documento contabile è rimasto in sospeso. Un vuoto che ha già prodotto conseguenze pesanti: blocco delle assunzioni, sospensione dei trasferimenti statali, impossibilità di riconoscere i debiti fuori bilancio. Una paralisi amministrativa che, secondo la Corte dei Conti, costituisce una grave irregolarità contabile.
Il nodo politico: Nobiletti senza maggioranza
Alla base di tutto c’è una crisi politica insanabile creata tra Piemontese,Cusmai e Nobiletti, dopo la rottura con il Partito Democratico e la civica “Con”, ha perso i numeri necessari in Consiglio. Gli ex alleati principali — Raffaele Piemontese e Rosario Cusmai — ne chiedono le dimissioni, ma il presidente resiste. In questa impasse, ha tentato di sbloccare la situazione chiedendo al Prefetto di nominare un commissario ad acta per l’approvazione del bilancio in via sostitutiva.
Il no del Prefetto e la replica del Presidente
La Prefettura, tuttavia, ha detto no. Dopo un’interlocuzione con il Ministero dell’Interno, il Prefetto Paolo Giovanni Grieco ha respinto la richiesta, sostenendo che la Legge Del Rio non contempla la nomina di un commissario in caso di mancata approvazione del bilancio. La norma prevede la decadenza del presidente solo nel caso in cui venga meno il ruolo di sindaco, ma non disciplina esplicitamente situazioni come questa. Inoltre, non è previsto alcun rinvio al TUEL (Testo Unico degli Enti Locali) che autorizzi il commissariamento per il rendiconto.
Nobiletti, però, non ci sta. Nella delibera firmata il 2 settembre, contesta apertamente le motivazioni del Prefetto, definendole “non sufficientemente motivate”. E cita a sostegno una sentenza del Consiglio di Stato che, secondo la sua interpretazione, renderebbe ancora vigente l’art. 19, comma 4, del Regio Decreto del 1934 n. 383, che assegna al Prefetto il potere di nominare un commissario in caso di inadempienze.
Il ricorso al TAR e lo scontro istituzionale
Da qui la decisione senza precedenti: portare Prefetto e Ministro dell’Interno davanti al TAR Puglia. Un atto che segna un livello di scontro mai raggiunto prima tra istituzioni che, in teoria, dovrebbero collaborare nell’interesse del territorio.
Il ricorso è stato formalmente presentato e l’incarico di difendere la Provincia è stato affidato all’avvocato Antonio Leonardo Deramo. La delibera non indica il compenso, ma il contenzioso potrebbe costare fino a 70mila euro alle casse dell’ente, già gravate dalla mancata approvazione del bilancio.
Le responsabilità e gli scenari futuri
La situazione mette in luce un nodo politico e amministrativo irrisolto:
Di chi è la responsabilità del blocco istituzionale?
Della maggioranza spaccata in Consiglio Provinciale?
Del presidente Nobiletti, che ha scelto di non dimettersi?
O della Prefettura, che ha negato il commissariamento, esponendosi a un contenzioso?
Cosa farà ora il Prefetto di Foggia?
Rimarrà fermo sulla propria posizione o, alla luce del ricorso, prenderà in considerazione nuove interlocuzioni?
Cosa deciderà il TAR?
Se dovesse accogliere il ricorso, sarebbe un precedente che potrebbe avere ripercussioni su casi simili in altre province italiane.

Quello che si è consumato a Foggia è un vero scontro istituzionale, cristallizzato in una delibera che mette in discussione l’autorità e le competenze del Ministero dell’Interno. In un momento in cui le Province italiane faticano a trovare un proprio equilibrio tra riforme incompiute e confini normativi sfumati, il caso Nobiletti rischia di diventare emblematico. Non solo per le sue implicazioni giuridiche, ma per la domanda di fondo che solleva: quando la politica fallisce, chi ha il dovere di garantire il funzionamento delle istituzioni?
Il TAR sarà chiamato a dare una risposta. Ma il giudizio più pesante, come sempre, lo emetteranno i cittadini.

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