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Vieste:Gargano, otto incendi e un arresto così i Carabinieri forestali hanno ricostruito l’inchiesta


Otto incendi boschivi, diversi ettari di vegetazione distrutti e un’indagine che avrebbe ricostruito, attraverso rilievi tecnici e videoriprese, i movimenti di un volontario antincendio di 35 anni, ora in carcere con l’accusa di aver appiccato i roghi. È questo il quadro delineato dai Carabinieri forestali nell’inchiesta che ha interessato i territori di Vieste e Peschici tra luglio e agosto, all’interno del Parco nazionale del Gargano. Il 35enne, residente a Vieste e volontario di un’associazione impegnata anche nelle attività di prevenzione e spegnimento degli incendi boschivi, è gravemente indiziato di incendio boschivo doloso in relazione a otto episodi. La misura cautelare è stata emessa l’11 settembre dal gip del Tribunale di Foggia su richiesta della Procura della Repubblica. Dopo la notizia dell’arresto e le prime reazioni dell’associazione Pegaso e dei sindaci di Vieste e Peschici, sono stati gli stessi Carabinieri forestali a fornire nuovi elementi sulla complessa attività investigativa. Secondo il Reparto Carabinieri Parco Nazionale “Gargano”, un ruolo centrale sarebbe stato svolto dai rilievi tecnici e da mirati servizi di videoripresa predisposti durante l’attività di indagine. I militari avrebbero documentato i movimenti dell’indagato in relazione ad alcuni degli incendi, ricostruendo gli spostamenti dell’uomo nelle diverse aree interessate dai roghi. Secondo l’ipotesi accusatoria, il 35enne avrebbe raggiunto alcune zone boschive a bordo della propria automobile e avrebbe appiccato le fiamme prima di allontanarsi. Le videoriprese avrebbero consentito agli investigatori di documentare i suoi movimenti senza che, secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti, l’uomo fosse consapevole di essere ripreso. Gli accertamenti avrebbero riguardato diverse aree del territorio, comprese alcune zone situate nelle vicinanze dell’abitato di Vieste. Gli incendi contestati avrebbero provocato la distruzione di diversi ettari di bosco, con conseguenze rilevanti per un territorio particolarmente delicato dal punto di vista ambientale e sottoposto a tutela. L’attività investigativa è stata condotta dai Carabinieri dei Nuclei Parco di Umbra, Cagnano Varano, Vieste e San Nicandro Garganico, sotto il coordinamento del Reparto Carabinieri Parco di Monte Sant’Angelo. I militari avrebbero lavorato sulla ricostruzione dei singoli episodi, mettendo a confronto gli elementi raccolti durante i sopralluoghi con le immagini e con gli spostamenti dell’indagato. L’obiettivo sarebbe stato quello di individuare eventuali collegamenti tra i diversi incendi e verificare la presenza dell’uomo nelle aree interessate nelle ore in cui si sarebbero sviluppati i roghi. Al 35enne viene contestato il reato di incendio boschivo previsto dall’articolo 423-bis del codice penale. La Procura contesta inoltre alcune aggravanti legate alla particolare gravità del danno che sarebbe stato provocato, alla sua estensione e alla persistenza delle conseguenze su un’area protetta. Ma tra gli elementi contestati ce n’è uno particolarmente significativo: secondo l’accusa, i fatti sarebbero stati commessi in violazione dei doveri connessi proprio alle attività di prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi. Il 35enne, infatti, svolgeva attività di volontariato in un’associazione impegnata anche nelle operazioni antincendio e nella tutela del territorio. È proprio questo ruolo a rendere la vicenda ancora più clamorosa. Secondo la ricostruzione accusatoria, mentre avrebbe dovuto contribuire alla prevenzione e al contrasto dei roghi, l’uomo sarebbe stato coinvolto nell’origine di otto incendi. Un’accusa che, se confermata nelle successive fasi del procedimento, assumerebbe un peso particolarmente grave proprio per la funzione svolta dal volontario e per il contesto nel quale sarebbero avvenuti i fatti. L’inchiesta ha quindi acceso i riflettori non soltanto sui danni provocati dalle fiamme, ma anche sulle modalità con cui gli investigatori sarebbero riusciti a individuare il presunto responsabile. Rilievi tecnici, attività di osservazione e videoriprese avrebbero permesso di ricostruire una serie di spostamenti ritenuti significativi e di inserirli nel quadro complessivo dell’indagine. Gli otto incendi sarebbero così diventati oggetto di un’unica attività investigativa, finalizzata a verificare l’eventuale responsabilità dell’indagato nei diversi episodi. Resta ora da attendere l’esito delle successive fasi giudiziarie. L’arresto è una misura cautelare e le contestazioni formulate dalla Procura rappresentano, allo stato, un’ipotesi accusatoria. La responsabilità del 35enne dovrà essere accertata nelle sedi competenti e resta ferma la presunzione di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva. Nel frattempo, il caso ha riportato al centro dell’attenzione l’emergenza degli incendi boschivi nel Gargano, un fenomeno che durante la stagione estiva mette a rischio ettari di vegetazione, aree protette e interi ecosistemi. Vieste e Peschici sono ancora una volta al centro di una vicenda che riguarda la tutela del patrimonio naturale del promontorio e che, questa volta, presenta anche un elemento particolarmente delicato: il presunto coinvolgimento di una persona impegnata proprio nelle attività di contrasto agli incendi. Sarà ora la magistratura a stabilire, sulla base degli elementi raccolti durante l’indagine, se le accuse troveranno conferma. Intanto, secondo i Carabinieri forestali, le videoriprese e gli accertamenti tecnici avrebbero consentito di ricostruire i movimenti dell’indagato e di fornire elementi ritenuti rilevanti per l’inchiesta sugli otto roghi che hanno colpito il Gargano durante l’estate.

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