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Foggia: Quarant’anni in divisa, un’accusa e poi l’assoluzione la vicenda di Pasquale Cassano


Quarant’anni trascorsi in divisa, una lunga esperienza professionale al servizio dello Stato e poi un’accusa destinata a segnare gli ultimi anni della sua carriera e della sua vita personale.
Pasquale Cassano è stato assolto dal Tribunale di Foggia dall’accusa di truffa ai danni dello Stato. Il pubblico ministero aveva chiesto la stessa conclusione. Dopo anni di procedimento, la vicenda giudiziaria si è dunque chiusa senza una condanna.

Ma un’assoluzione non cancella automaticamente ciò che è accaduto prima.

Dietro una vicenda giudiziaria ci sono infatti una persona, la sua storia professionale, la reputazione costruita nel corso degli anni e il peso di un’accusa che può accompagnare a lungo la quotidianità. Per chi ha dedicato gran parte della propria vita alla divisa, essere chiamato a rispondere di un reato può rappresentare una frattura profonda, anche quando quella contestazione non trova conferma al termine del processo.

Rimane il tempo trascorso nell’incertezza, il bisogno di difendersi, le domande inevitabili e il timore che un’accusa possa modificare il modo in cui gli altri guardano alla propria storia.

La conclusione giudiziaria restituisce chiarezza sul piano della responsabilità penale: Cassano è stato assolto. Ma resta una domanda più ampia, che riguarda il rapporto tra giustizia e vita delle persone.

Quanto può costare, in termini umani e professionali, affrontare per anni un’accusa che alla fine non viene confermata?

È una domanda che non mette in discussione il valore del procedimento giudiziario, ma richiama l’attenzione su ciò che accade intorno al processo. Perché il tempo di un procedimento non coincide necessariamente con quello della vita di chi lo subisce.

Quarant’anni di serena possono essere racchiusi in una carriera. Un’accusa, invece, può bastare a mettere tutto in discussione in pochi giorni.

Poi arriva l’assoluzione. E con essa la fine del procedimento.

Resta però il compito, più difficile e silenzioso, di ricominciare da ciò che una sentenza può formalmente restituire, ma che gli anni trascorsi sotto accusa non sempre permettono di cancellare.

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