Vieste(FG):Nobiletti confonde parcheggi e turisti così i numeri diventano propaganda
Vieste, Nobiletti confonde parcheggi e turisti: così i numeri diventano propaganda
A Vieste ormai la matematica sembra diventata un’opinione.
Di fronte ai dati che segnalano un calo delle presenze turistiche rispetto al 2025, il sindaco Giuseppe Nobiletti risponde con parcheggi e rifiuti. Gli incassi della sosta sarebbero rimasti sostanzialmente invariati, così come la quantità di rifiuti prodotta. E da questi elementi il primo cittadino ricava una conclusione precisa: i turisti a Vieste sarebbero stati, in sostanza, gli stessi dell’estate precedente.
Peccato che tra una macchina parcheggiata e un turista ci sia una differenza abbastanza evidente.
E anche tra un sacco di rifiuti e un pernottamento.
Il punto non è stabilire se i dati citati da Nobiletti siano veri. Possono esserlo.
Il punto è un altro: quei dati non dimostrano ciò che il sindaco pretende di dimostrare.
Un parcheggio registra una sosta e un incasso. Non conta le persone.
Un’automobile può trasportare una persona oppure una famiglia. Può essere utilizzata più volte nella stessa giornata. Può appartenere a un residente, a un lavoratore stagionale, a un proprietario di seconda casa o a un turista.
E soprattutto un turista può arrivare a Vieste senza pagare un solo euro di parcheggio comunale.
Dunque, se gli incassi della sosta sono uguali a quelli del 2025, l’unica certezza è che il parcheggio ha prodotto un incasso simile.
Tutto il resto va dimostrato.
Lo stesso vale per i rifiuti.
Una città piena produce più rifiuti. È ovvio.
Ma quei rifiuti non hanno scritto sopra la provenienza.
Non sappiamo, semplicemente guardando i cassonetti, quanti siano stati prodotti da turisti in albergo, quanti da residenti, quanti da proprietari di seconde case, quanti da lavoratori stagionali e quanti da visitatori giornalieri.
Perciò anche in questo caso il dato può essere un indicatore della vitalità della città, ma non può essere trasformato magicamente in un numero di presenze turistiche.
E allora viene spontanea una domanda: perché non discutere dei dati che misurano direttamente il turismo?
Se Nobiletti sostiene che le presenze reali siano rimaste uguali al 2025, mostri gli elementi che lo dimostrano.
Arrivi.
Pernottamenti.
Tassa di soggiorno.
Dati delle strutture ricettive.
Seconde case.
Affitti brevi.
Presenze non dichiarate.
Evasione.
Numeri verificabili e confrontabili.
Perché è proprio sull’evasione che il ragionamento diventa ancora più delicato.
Sostenere che una parte del calo ufficiale sia dovuta a turisti non registrati è un’ipotesi plausibile da verificare. Ma un’ipotesi non diventa un fatto soltanto perché consente di spiegare un dato scomodo.
Se esiste un’evasione significativa, bisogna quantificarla.
Bisogna dire quante persone sfuggono alle statistiche, come vengono individuate e su quali dati viene costruita la stima.
Altrimenti si rischia di fare l’operazione più semplice della politica: prendere un dato che non convince e sostituirlo con un altro dato che sembra raccontare una storia più favorevole.
Ma i numeri non funzionano così.
Un indicatore indiretto può mettere in discussione una statistica. Non può automaticamente sostituirla.
E soprattutto non può essere utilizzato per arrivare a una precisione che il dato stesso non possiede.
Dire che Vieste è stata piena è una cosa.
Dire che ha avuto lo stesso numero di presenze del 2025 è un’altra.
La prima può essere percepita da chiunque abbia camminato per le strade della città.
La seconda richiede numeri.
Ed è proprio qui che il castello costruito sui parcheggi e sui rifiuti rischia di crollare.
Perché una città può essere piena di automobili e avere meno pernottamenti.
Può avere molti rifiuti e meno turisti registrati.
Può avere più escursionisti e meno presenze nelle strutture.
Può avere più seconde case occupate e meno pernottamenti ufficialmente contabilizzati.
Sono tutte possibilità.
Ma proprio perché sono possibilità, vanno misurate.
Non si può scegliere quella più conveniente e presentarla come verità.
Il sindaco ha tutto il diritto di contestare i dati ufficiali. Anzi, se ritiene che siano incompleti o distorti, ha il dovere di farlo.
Ma allora deve portare dati alternativi, non semplicemente indicatori alternativi.
Perché sostenere che i parcheggi dimostrino il numero dei turisti è come sostenere che il traffico dimostri il numero degli abitanti.
Può dare un’indicazione.
Non può dare una certificazione.
E qui non è in gioco soltanto una disputa statistica.
È in gioco il modo in cui una città racconta se stessa.
Se il turismo è cresciuto, bisogna dirlo.
Se è rimasto stabile, bisogna dimostrarlo.

