Barletta:Forza Italia in Puglia, il silenzio di D’Attis e le domande che restano senza risposta se il confronto politico viene negato, che fine fanno ascolto, rispetto e partecipazione?«Perché comportarsi in questa maniera con me?»
C’è una domanda che, ancora oggi, resta senza risposta: «Perché comportarsi in questa maniera con me?»
È una domanda che nasce da una situazione che, nel tempo, è diventata sempre più difficile da comprendere. Non per una semplice divergenza politica, che può essere assolutamente normale all’interno di un partito, ma per il modo in cui sarebbe stato gestito il rapporto e, soprattutto, per la mancanza di un confronto diretto.
Il primo elemento che merita di essere evidenziato è chiaro: ho rispettato le linee guida indicate dal coordinatore regionale di Forza Italia in Puglia, Mauro D’Attis.
Nonostante ciò, anziché esserci un confronto sulle questioni emerse, le mie ripetute richieste di poter parlare direttamente con il coordinatore sarebbero rimaste senza risposta.
E questo rappresenta, a mio avviso, il primo errore: non aver favorito il confronto con una persona che chiedeva semplicemente di poter spiegare le proprie ragioni.
Ho provato più volte a contattare D’Attis. Ho fatto telefonate, inviato SMS e cercato di ottenere un momento di confronto. Non si trattava di una richiesta provocatoria né di una polemica pubblica. Al contrario, l’obiettivo era proprio quello di affrontare la questione direttamente, senza alimentare incomprensioni e senza trasformare una vicenda politica in uno scontro personale.
Ma alle richieste di confronto, per quanto mi riguarda, non è arrivata una risposta.
E questo porta al secondo punto: il mancato ascolto.
Un coordinatore politico, soprattutto quando ricopre una responsabilità regionale, dovrebbe essere il primo a favorire il dialogo con gli esponenti e i rappresentanti del proprio partito. Ascoltare non significa necessariamente condividere. Dare una risposta non significa necessariamente accogliere una richiesta.
Significa, semplicemente, assumersi la responsabilità del confronto.
Nel mio caso, questo confronto non c’è stato.
Ho continuato a cercare una soluzione attraverso il dialogo, arrivando anche a inviare recentemente un ulteriore SMS nel quale illustravo alcune motivazioni e spiegavo le ragioni della mia posizione.
Anche in quella circostanza, nessuna risposta.
Ed è proprio questo l’aspetto che considero più grave: non una diversa valutazione politica, ma il silenzio davanti a ripetuti tentativi di chiarimento.
Il problema non è il dissenso, ma il metodo
È importante chiarire un punto.
All’interno di un partito possono esistere opinioni differenti. È normale. Si può dissentire da una scelta del coordinatore, così come il coordinatore può non condividere le valutazioni di un proprio esponente.
Il problema nasce quando il confronto viene meno.
Se una persona ritiene di aver rispettato le indicazioni ricevute e, nonostante questo, si trova davanti a una situazione che non comprende, la risposta più naturale dovrebbe essere quella di convocarla, ascoltarla e spiegare le ragioni delle decisioni assunte.
Non farlo significa lasciare spazio a interrogativi, malumori e incomprensioni.
Ed è qui che, a mio giudizio, emergono gli errori principali nella gestione della vicenda.
Primo errore: non aver risposto alle richieste di confronto.

