FOGGIA:ATAF, IL PIANO INDUSTRIALE NON C’È I SINDACATI CHIEDONO LA TESTA DEL CDA E UN DIRETTORE GENERALE
Il piano industriale di Ataf Spa doveva essere pronto entro il 31 agosto, ma la scadenza è trascorsa senza che il documento venisse consegnato e per Filt Cgil e Faisa Cisal di Foggia non si tratta più di un semplice ritardo, ma dell’ennesimo segnale di una gestione che, secondo le organizzazioni sindacali, non è in grado di governare l’azienda, programmare il futuro e affrontare le numerose criticità ancora aperte. Possiamo dire che finalmente si rendono conto che che l’attuale composizione dei funzionari ATAF non è in grado di gestire una società di trasporto. A pochi giorni dallo sciopero del 10 settembre, articolato in otto ore dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.00, i sindacati chiedono direttamente alla sindaca e all’amministrazione comunale, socio unico di Ataf, l’azzeramento immediato del Consiglio di amministrazione e la nomina di un direttore generale con comprovata esperienza nel settore del trasporto pubblico locale.Si vuole ritornare alla vecchia gestione dove c’era un direttore generale che gestiva tutto dando indicazioni e discuteva con i sindacati. Ma questo fu contestato. La richiesta nasce dalla convinzione che l’attuale assetto gestionale dell’ATAF non sia adeguato alla complessità della società e che Ataf abbia bisogno di una guida manageriale vera, capace di assumere la responsabilità dell’intera azienda e di indicare una direzione precisa. Secondo Filt Cgil e Faisa Cisal, oggi la struttura fa riferimento a un responsabile dell’amministrazione e a un responsabile della manutenzione, ma questa organizzazione, nella valutazione dei sindacati, non sarebbe in grado di gestire Ataf nel suo complesso e soprattutto per affrontare la programmazione industriale. Non si tratta, spiegano le organizzazioni dei lavoratori, di mettere in discussione le competenze dei singoli responsabili nei rispettivi settori, ma di evidenziare l’assenza di una figura apicale capace di coordinare amministrazione, area tecnica, personale, sicurezza, investimenti, manutenzione e organizzazione del servizio. Una società di trasporto pubblico locale, sostengono i sindacati, non può essere gestita soltanto attraverso l’ordinaria amministrazione e la soluzione delle emergenze quotidiane: occorre una direzione generale in grado di costruire una strategia industriale, stabilire obiettivi, individuare risorse, fissare tempi e indicare le diverse fasi necessarie per il rilancio dell’azienda. È proprio questa capacità di programmazione che, secondo Filt Cgil e Faisa Cisal, oggi manca e la mancata presentazione del piano industriale entro il 31 agosto sarebbe la dimostrazione più evidente di tale difficoltà. Il documento avrebbe dovuto rappresentare lo strumento attraverso il quale mettere nero su bianco il futuro di Ataf, indicando come affrontare il fabbisogno di personale, le assunzioni, il turnover, gli investimenti, la manutenzione, la sicurezza e l’organizzazione del servizio, ma il piano non è arrivato. Il Cda avrebbe dovuto presentare entro la stessa scadenza anche una proposta sul premio di risultato e, secondo i sindacati.Ma chi doveva fare il piano industriale ? Il consiglio di amministrazione?Il responsabile della manutenzione o il responsabile della manutenzione? La richiesta dei sindacati, dunque, non nasce soltanto dalla mancata consegna di un documento, ma da una valutazione complessiva sull’attuale capacità di governo di Ataf. Per Filt Cgil e Faisa Cisal, il fatto che una scadenza considerata fondamentale sia stata superata senza il piano industriale evidenzia una carenza di programmazione che non può essere ulteriormente sottovalutata. Un’azienda di trasporto pubblico ha bisogno di una guida che sappia assumere decisioni, stabilire priorità e mettere in campo soluzioni concrete, soprattutto in una fase nella quale sono aperte questioni decisive per il futuro della società. Il piano industriale avrebbe dovuto dire con chiarezza quale Ataf si vuole costruire nei prossimi anni, come affrontare il ricambio generazionale, quali assunzioni effettuare, quali investimenti programmare, come intervenire sulla manutenzione e sulla sicurezza e quale organizzazione dare al servizio. Avrebbe inoltre dovuto consentire alla proprietà pubblica di avere un quadro preciso sul quale basare le proprie scelte. Secondo i sindacati, tutto questo oggi manca. Ed è proprio per colmare questo vuoto che viene chiesta una figura di direttore generale dotata di competenze specifiche, autonomia e conoscenza del settore.

