Foggia:Imbrattata la sede di Futuro Nazionale «Nel 2026 ancora atti di intolleranza contro chi esprime le proprie idee»
FOGGIA – Nel 2026, mentre il confronto politico dovrebbe trovare spazio soprattutto nelle sedi del dibattito pubblico e nel rispetto delle diverse opinioni, a Foggia si torna invece a fare i conti con un episodio di vandalismo ai danni di una sede politica. Quella di Futuro Nazionale, in via Conte Appiano, movimento che fa riferimento a Roberto Vannacci, è stata imbrattata da ignoti con scritte dal contenuto fortemente politico e provocatorio.
Un gesto che, al di là delle idee espresse dagli autori delle scritte, appare difficilmente conciliabile con i principi di una società democratica. Chi ha scelto di imbrattare la sede ha evidentemente preferito la provocazione e il danneggiamento al confronto con le persone e con le loro idee. Non è possibile conoscere, in assenza dell’identificazione dei responsabili, le motivazioni precise che hanno portato all’azione. È però evidente che l’episodio si inserisce in un clima nel quale il dissenso rischia, troppo spesso, di trasformarsi in aggressività e intolleranza.
Una delle scritte associa i sostenitori di Vannacci al fascismo; un’altra utilizza un gioco di parole a sfondo sessuale per attaccare alcuni dei temi politici e culturali sostenuti dal movimento. Messaggi che, secondo Massimo Russo, referente del Comitato Costituente 53 Foggia di Futuro Nazionale, rappresentano soprattutto la volontà di provocare anziché quella di discutere.
«La nostra sede è diventata meta di pellegrinaggio da parte di idioti intolleranti che manifestano la loro pochezza con atti che qualificano la loro natura e il loro spessore», denuncia Russo.
La domanda, allora, è inevitabile: perché nel 2026 qualcuno sente ancora il bisogno di affidare a una bomboletta spray ciò che potrebbe esprimere attraverso una discussione, un articolo, un intervento pubblico o semplicemente il voto?
Le ragioni possono essere diverse: la radicalizzazione del confronto politico, la ricerca della provocazione, la convinzione che l’avversario non sia più semplicemente una persona con idee diverse ma un nemico da colpire, oppure la volontà di ottenere visibilità attraverso un gesto plateale. Sono, tuttavia, interpretazioni e non certezze: saranno eventualmente le indagini a stabilire chi abbia compiuto l’atto e per quale motivo.
Per Russo, resta comunque inaccettabile che il confronto politico venga sostituito da comportamenti di questo tipo. «Evidentemente per questi ominicchi non esistono altre forme di comunicazione e di confronto», afferma.
La vicenda solleva anche un’altra questione: quella del decoro urbano e della tempestività degli interventi per cancellare le scritte. «Per le autorità comunali di competenza è normale che tutto questo possa accadere e che nessuno provveda poi a cancellare questi scempi che calpestano pure il pubblico decoro», aggiunge Russo.
Il punto, in definitiva, non riguarda soltanto una parete imbrattata. Riguarda il modo in cui una comunità democratica sceglie di affrontare le proprie divisioni. Nel 2026 dovrebbe essere normale poter contestare duramente un’idea senza trasformare il dissenso in vandalismo. La libertà di espressione appartiene a tutti, anche a chi sostiene posizioni che non condividiamo. Ed è proprio quando le opinioni sono più distanti che il confronto civile assume il suo significato più importante.

