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Gargano in fiamme, le promesse bruciano insieme ai boschi


Ogni estate lo stesso copione: incendi, emergenze, tavoli istituzionali. Ma il territorio continua a bruciare
Sul Gargano l’estate porta con sé una domanda che, anno dopo anno, diventa sempre più difficile eludere: quante volte ancora bisognerà convocare tavoli, annunciare potenziamenti e parlare di strategie prima di arrivare a una vera politica strutturale di prevenzione degli incendi?
Il 21 agosto 2026, nella Prefettura di Foggia, si è riunito il tavolo tecnico permanente convocato dal prefetto Paolo Giovanni Grieco per elaborare e pianificare strategie coordinate contro gli incendi boschivi. Al confronto hanno partecipato la senatrice Anna Maria Fallucchi, gli assessori regionali Debora Ciliento e Francesco Paolicelli, la Protezione civile regionale, la Provincia, i Vigili del Fuoco, Questura, Carabinieri, Carabinieri Forestali, Ente Parco del Gargano, Arif e i sindaci della provincia.

Un fronte istituzionale ampio e qualificato. Ma proprio per questo la domanda diventa inevitabile: perché, dopo anni di emergenze, il Gargano continua a presentarsi ogni estate così vulnerabile?

Le promesse sui Canadair: da Gino Lisa ad Amendola
Il tema dei mezzi aerei non è nuovo.
Nel luglio 2025 l’allora presidente della Regione Puglia Michele Emiliano annunciò, dopo un confronto con il Dipartimento nazionale della Protezione civile, la dislocazione provvisoria di due Canadair presso l’aeroporto militare di Amendola, con l’obiettivo dichiarato di ridurre i tempi di intervento sugli incendi in Puglia.

Quell’annuncio arrivava mentre il Gargano era già alle prese con roghi devastanti e alimentava una discussione che da tempo ruota attorno al ruolo strategico dell’aeroporto Gino Lisa.

Ma “provvisorio” non può diventare la parola chiave con cui affrontare ogni anno un’emergenza che, invece, è strutturale.

Ancora nel giugno 2026 l’assessora Debora Ciliento ricordava che l’ipotesi di collocare mezzi della flotta statale al Gino Lisa era stata avanzata dalla precedente amministrazione regionale e dichiarava che la Regione continuava a sostenerla.

E il 9 luglio 2026 il presidente Antonio Decaro ha dovuto nuovamente scrivere al Dipartimento nazionale della Protezione civile per chiedere il posizionamento stabile di un mezzo aereo della flotta dello Stato al Gino Lisa. La stessa Regione ha riconosciuto che la Puglia è costretta a fare affidamento sui mezzi nazionali e che la dotazione regionale, pur rafforzata, non è sufficiente rispetto alla violenza degli incendi che colpiscono in particolare Gargano e Salento.

È una richiesta legittima e condivisibile.

Ma è anche la fotografia di un problema che, a distanza di anni, non ha ancora trovato una soluzione definitiva.

Gli elicotteri ci sono. Ma la domanda resta
Va detto con chiarezza: non è corretto sostenere che nel 2026 non sia stato fatto nulla sul fronte dei mezzi aerei.
La Regione Puglia ha effettivamente attivato una flotta regionale di due elicotteri antincendio, con una base al Gino Lisa di Foggia e una a Grottaglie, nell’ambito di un servizio triennale.

A luglio RaiNews ha inoltre riferito che i due elicotteri erano operativi, uno dei quali proprio a Foggia, mentre permanevano gravi carenze di organico nei Vigili del Fuoco pugliesi.

Dunque il problema non può essere raccontato semplicemente come “nessun mezzo è arrivato”.

Il problema è un altro, e forse ancora più serio: la risposta strutturale che il Gargano attende da anni non può coincidere soltanto con un dispositivo stagionale e con la rincorsa all’emergenza.

Lo dimostra anche la richiesta avanzata quest’estate dalla stessa Regione per ottenere un mezzo statale stabilmente posizionato in Puglia.

Nel frattempo il Gargano continua a bruciare
Il fuoco non aspetta i tavoli istituzionali.
La stessa Prefettura ha evidenziato che il numero degli incendi registrati nel 2026 è già superiore a quello dello stesso periodo dell’anno precedente. Nei giorni scorsi, soprattutto nell’area di Peschici, le fiamme hanno interessato centinaia di ettari di pineta e macchia mediterranea.

Secondo quanto riferito in Commissione regionale, il 2026 si sta rivelando, nella fase iniziale della stagione, l’anno più gravoso degli ultimi sei anni per la Puglia, superando anche il 2025 e il 2021.

Sono numeri che dovrebbero imporre una riflessione diversa dalla semplice gestione dell’emergenza.

Perché ogni incendio non significa soltanto ettari di vegetazione bruciata.

Significa habitat distrutti, fauna selvatica privata dei propri rifugi, suolo esposto all’erosione, perdita di biodiversità e un territorio che diventa progressivamente più vulnerabile.

Un bosco che brucia ripetutamente non è semplicemente un paesaggio che cambia colore. È un ecosistema che perde pezzi.

Il rischio di trasformare il Gargano in un territorio sempre più fragile
La ripetizione degli incendi può alimentare un circolo vizioso: meno vegetazione significa maggiore esposizione del suolo; maggiore aridità significa maggiore vulnerabilità; maggiore vulnerabilità significa condizioni più favorevoli alla propagazione dei roghi.
E mentre il territorio perde vegetazione e biodiversità, si riduce anche la capacità di presidiare aree vaste, isolate e difficili da controllare.

Qui la questione ambientale si intreccia inevitabilmente con quella della sicurezza.

Il Gargano è un territorio nel quale il contrasto alla criminalità organizzata rappresenta da anni una priorità. Per questo la tutela e il controllo delle aree rurali e boschive non possono essere considerati problemi separati.

Occorre però evitare affermazioni non dimostrate: non si può sostenere che le aree incendiate vengano sistematicamente utilizzate dalla criminalità per nascondere armi o cadaveri senza specifici accertamenti investigativi.

Si può, invece, porre una domanda precisa: un territorio sempre più spopolato, degradato, bruciato e difficile da sorvegliare offre condizioni migliori o peggiori per il controllo da parte dello Stato?

La risposta dovrebbe essere evidente.

Emiliano e Piemontese: la politica deve rendere conto delle promesse
È qui che torna la questione delle responsabilità politiche.
Michele Emiliano e Raffaele Piemontese hanno rappresentato per anni figure centrali della Regione Puglia e, di conseguenza, è legittimo chiedere conto delle politiche regionali adottate sul fronte della prevenzione e della protezione civile.

Non si tratta di attribuire a due persone la responsabilità di ogni incendio.

E non si tratta neppure di ignorare ciò che è stato effettivamente realizzato.

La Regione dichiara di avere investito circa 70 milioni di euro nell’ultimo anno per la campagna antincendio, attraverso prevenzione, monitoraggio, mezzi, risorse umane e capacità operativa. Sono stati inoltre stanziati circa 8,5 milioni per il servizio triennale dei due elicotteri regionali e circa 10 milioni per l’adeguamento del Gino Lisa anche in funzione dell’ospitalità dei mezzi nazionali, come riportato dal Consiglio regionale.

Proprio questi numeri rendono però ancora più doverosa la domanda dei cittadini:

quali risultati concreti hanno prodotto questi investimenti sul Gargano?

Quali aree sono state realmente messe in sicurezza?

Quali opere di prevenzione sono state completate?

Quanti punti di approvvigionamento idrico sono disponibili?

Quante aree vengono monitorate preventivamente?

Qual è il tempo medio di intervento?

Quanti incendi vengono individuati prima che diventino incontrollabili?

E soprattutto: perché, dopo anni di annunci, nel luglio 2026 la stessa Regione ha dovuto ancora chiedere a Roma un mezzo aereo statale stabilmente posizionato al Gino Lisa?

Sono domande politiche, non polemiche.

Il tavolo del 21 agosto non può diventare l’ennesimo punto di partenza
La riunione del 21 agosto ha un valore importante: finalmente mette intorno allo stesso tavolo istituzioni, Forze dell’ordine, Protezione civile, Vigili del Fuoco, Parco, Arif e amministrazioni locali.
Ma il Gargano non può permettersi che il risultato sia soltanto un’altra dichiarazione sulla necessità di una “strategia sinergica e condivisa”.

Quella strategia deve essere scritta, finanziata, attuata e verificata.

Servono obiettivi annuali pubblici e misurabili. Servono presidi nei periodi di maggiore rischio. Serve monitoraggio continuo delle aree più vulnerabili. Servono manutenzione e prevenzione, non soltanto interventi quando le fiamme sono già alte. Serve personale adeguato. Servono mezzi terrestri e aerei sufficienti. Serve un coordinamento reale con le Forze dell’ordine per contrastare gli incendi dolosi.

E serve soprattutto una cosa che in politica spesso manca: un rendiconto dei risultati.

Il Gargano non ha bisogno di essere ricordato quando brucia
Il problema degli incendi sul Gargano non può essere affrontato con la memoria corta.
Ogni estate non si può ricominciare da capo.

Prima il Gino Lisa. Poi Amendola. Poi i Canadair temporaneamente dislocati. Poi gli elicotteri regionali. Poi la richiesta di un mezzo statale stabile. Poi il tavolo in Prefettura.

Nel frattempo il territorio continua a perdere vegetazione e biodiversità.

La domanda finale, dunque, è semplice e riguarda tutta la classe dirigente che ha avuto responsabilità sul territorio: quale sarà la soluzione definitiva per il Gargano?

Non quella annunciata per l’emergenza di agosto.

Quella che dovrà essere operativa a giugno del prossimo anno, prima che inizi il prossimo incendio.

Perché il vero fallimento non consiste soltanto nel non riuscire a spegnere un rogo.

Il vero fallimento sarebbe sapere da anni che il Gargano è un territorio ad altissimo rischio e continuare a considerare ogni estate come un’emergenza imprevista.

Il Gargano non ha bisogno di altre promesse.

Ha bisogno di prevenzione, mezzi, uomini, controllo del territorio e responsabilità.

Prima che a bruciare, ancora una volta, siano le promesse.

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