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Roma:Intercettazioni, la maggioranza si divide scontro tra FdI e Forza Italia, la mediazione passa da La Russa


ROMA – Le intercettazioni si trasformano nell’ennesimo terreno di frizione all’interno della maggioranza di governo. Lo scontro tra Fratelli d’Italia e Forza Italia sul tema delle cosiddette intercettazioni a strascico ha costretto il Senato a rinviare l’epilogo della vicenda, affidando al presidente Ignazio La Russa il compito di decidere sull’ammissibilità degli emendamenti presentati al decreto Giustizia e Immigrazione.

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La partita resta dunque sospesa, almeno per qualche ora, ma le tensioni politiche sono già emerse con chiarezza. Fratelli d’Italia ha mantenuto fede all’annuncio della vigilia, ripresentando in Aula l’emendamento che punta ad ampliare la possibilità di utilizzare le intercettazioni anche nei cosiddetti reati “spia” della criminalità mafiosa. Una proposta che, tuttavia, continua a incontrare la netta opposizione di Forza Italia, intenzionata a votare contro senza alcuna apertura.

A evitare che il confronto si trasformi in una vera e propria spaccatura potrebbe essere proprio la decisione della presidenza del Senato. Se La Russa dovesse dichiarare l’emendamento estraneo alla materia del decreto, il testo verrebbe dichiarato inammissibile, consentendo ai partiti della coalizione di evitare uno scontro parlamentare diretto.

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Una soluzione che Forza Italia guarda con favore. Il senatore Pierantonio Zanettin parla infatti di una scelta “saggia e prudente”, ricordando come gli azzurri avessero fin dall’inizio espresso dubbi sulla coerenza di alcuni emendamenti con il contenuto del decreto. Un giudizio che fotografa il crescente disagio interno alla coalizione su un tema particolarmente delicato come quello della giustizia.

Le ore di attesa sono state accompagnate anche da intensi contatti di governo. Poco dopo la conferma della ripresentazione dell’emendamento da parte di Fratelli d’Italia, il ministro della Giustizia Carlo Nordio è stato visto a Palazzo Chigi, dove avrebbe incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Un colloquio interpretato come il tentativo di individuare una via d’uscita politica prima che il confronto arrivasse in Aula.

Alla base della nuova iniziativa di FdI vi è l’appello lanciato nei mesi scorsi dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, che aveva sollecitato una revisione della normativa sulle intercettazioni per evitare che le attuali limitazioni potessero penalizzare le indagini contro la criminalità organizzata. Il governo aveva già manifestato l’intenzione di intervenire e non si esclude che la modifica venga riproposta in un diverso provvedimento legislativo nelle prossime settimane, evitando così di inserirla nel decreto attualmente all’esame del Senato.

Il dossier giustizia, però, non è l’unico motivo di fibrillazione nella maggioranza. Parallelamente continua infatti il confronto sulla riforma della legge elettorale e, in particolare, sull’eventuale reintroduzione delle preferenze. Dopo le tensioni emerse alla Camera, il tema approda ora al Senato, dove la Commissione Affari costituzionali ha concluso il ciclo delle audizioni e si prepara a fissare il termine per la presentazione degli emendamenti.

Anche su questo fronte le posizioni non sono ancora definite. Il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani ha ridimensionato il caso, spiegando che al momento non esiste alcun emendamento sulle preferenze e definendo il dibattito “una tempesta in un bicchiere d’acqua”. Una prudenza che non basta però a dissipare le indiscrezioni secondo cui alcuni senatori di Fratelli d’Italia starebbero raccogliendo firme per chiedere la calendarizzazione della riforma già nei primi giorni di settembre, con l’obiettivo di accelerarne l’iter.

Tra giustizia e legge elettorale, la maggioranza si trova così a gestire due dossier altamente sensibili che mettono in luce sensibilità differenti tra gli alleati. Se sul fronte delle intercettazioni la possibile dichiarazione di inammissibilità dell’emendamento potrebbe evitare uno scontro aperto, resta evidente come il confronto politico all’interno della coalizione sia tutt’altro che archiviato.

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