Campania:Castellammare, dopo lo scioglimento del Comune la resa dei conti nel Pd Vicinanza accusa i vertici dem. Il nodo delle liste e delle responsabilità politiche
Castellammare, dopo lo scioglimento del Comune la resa dei conti nel Pd: Vicinanza accusa i vertici dem. Il nodo delle liste e delle responsabilità politiche
Lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia per presunte infiltrazioni della criminalità organizzata apre una nuova fase: non solo istituzionale, ma anche politica. La vicenda, già segnata dal peso del provvedimento antimafia, si trasforma in uno scontro interno al Partito Democratico, con l’ex sindaco Luigi Vicinanza che punta il dito contro i vertici del partito e chiede conto delle scelte che hanno accompagnato la sua candidatura e la costruzione della maggioranza.
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Secolo d’Italia
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Al centro della polemica c’è una domanda destinata a pesare nel dibattito politico: chi aveva la responsabilità delle candidature e della composizione delle liste che hanno portato alla vittoria elettorale?
Vicinanza sostiene che non si tratti di una vicenda esclusivamente amministrativa e rivendica il ruolo del partito nelle scelte iniziali. Secondo la sua ricostruzione, le liste sarebbero state sottoposte al vaglio degli organismi politici del Pd e quindi non sarebbe corretto attribuire oggi ogni responsabilità all’amministrazione comunale. L’accusa rivolta ai vertici dem, in particolare a Elly Schlein e Sandro Ruotolo, è quella di aver preso le distanze dopo lo scioglimento, lasciando l’ex primo cittadino a gestire da solo una crisi che, a suo giudizio, riguarda l’intera filiera politica.
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Secolo d’Italia
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La prima discrepanza: responsabilità amministrativa o responsabilità politica?
Il punto più controverso riguarda la sovrapposizione tra due piani diversi.
Da una parte c’è il piano istituzionale: lo scioglimento per infiltrazioni mafiose previsto dall’articolo 143 del Testo unico degli enti locali è un provvedimento che riguarda il Comune nel suo complesso e si basa sulla valutazione di condizionamenti o collegamenti con la criminalità organizzata. Non equivale automaticamente a un’accusa penale nei confronti del sindaco o dei singoli amministratori.
L
Lo Strillone
Dall’altra c’è il piano politico: se un partito ha sostenuto una candidatura, formato una coalizione e contribuito alla selezione degli eletti, emerge inevitabilmente il tema della responsabilità politica delle scelte compiute.
È proprio su questa frattura che si consuma lo scontro: Vicinanza richiama il coinvolgimento del partito nella fase elettorale; i suoi critici replicano che chi governa deve rispondere innanzitutto della gestione concreta dell’ente e dei controlli esercitati durante il mandato.
M
Metropolis
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Il nodo delle liste: il partito sapeva o non sapeva?
La questione delle liste è destinata a diventare il terreno principale dello scontro interno.
Se, come sostiene Vicinanza, le candidature erano state valutate e approvate dal partito, allora la responsabilità politica non può essere scaricata interamente sull’amministrazione uscente. La selezione della classe dirigente locale sarebbe stata una scelta condivisa.
Ma il punto critico è un altro: l’approvazione politica delle liste non coincide necessariamente con la responsabilità amministrativa successiva. Un partito può sostenere una candidatura senza avere, nel corso del mandato, il controllo diretto di ogni atto amministrativo, rapporto personale o dinamica interna al Comune.
È qui che nasce la principale discrepanza: il Pd rivendica il ruolo di forza politica che sostiene un progetto, oppure deve assumersi anche il peso delle eventuali conseguenze legate alla selezione dei suoi rappresentanti?
Lo scontro con Ruotolo e la frattura interna
La polemica con Sandro Ruotolo rappresenta anche una rottura simbolica. Due figure provenienti dallo stesso ambiente culturale e politico si trovano oggi su posizioni opposte nella lettura della crisi stabiese. Ruotolo ha richiamato la necessità di mantenere alta l’attenzione sul contrasto alla criminalità organizzata, mentre Vicinanza rivendica il lavoro svolto e respinge l’idea che la sua esperienza amministrativa possa essere liquidata come un fallimento politico.
I
Il Fatto Quotidiano
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Il risultato è una frattura che va oltre Castellammare: la vicenda diventa un caso nazionale perché mette in discussione il rapporto tra partiti, amministrazioni locali e gestione del rischio di infiltrazioni criminali.
Una partita che ora si gioca sul futuro del Pd campano
Lo scioglimento del Comune lascia aperte diverse questioni. La prima riguarda l’accertamento delle motivazioni alla base del provvedimento e il loro contenuto completo. La seconda riguarda la capacità del Pd di affrontare il tema delle candidature e dei controlli interni senza limitarsi allo scarico delle responsabilità.
La vicenda di Castellammare mette così in evidenza una contraddizione politica: i partiti rivendicano il merito delle vittorie elettorali, ma spesso tendono a prendere le distanze quando quelle stesse amministrazioni entrano in una fase di crisi.
La resa dei conti interna ai democratici è appena iniziata. E il vero interrogativo resta sospeso: lo scioglimento è soltanto una vicenda amministrativa locale o il sintomo di un problema più ampio nel modo in cui i partiti costruiscono e controllano la propria classe dirigente sul territorio?

