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Roma:Camera, bocciato l’emendamento sulle preferenze la maggioranza va sotto per un voto

Poiché non è possibile attribuire con certezza il voto segreto ai singoli parlamentari, è più corretto parlare di “franchi tiratori” o di “voti provenienti anche dalla maggioranza”, anziché affermare come fatto che “qualche personaggio della destra ha votato contro”.
Preferenze, il cambiamento affondato nella palude della politica: la sinistra dice di volere più democrazia, ma vota contro
Trent’anni. Da trent’anni gli italiani eleggono il Parlamento con il sistema delle liste bloccate, una legge che impedisce ai cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentanti e consegna alle segreterie dei partiti il potere di decidere chi entrerà nelle istituzioni.
Per anni la politica ha promesso di cambiare questo sistema. Promesse, slogan, dichiarazioni solenni sulla necessità di restituire centralità agli elettori. Ma quando si è presentata un’occasione concreta per farlo, il cambiamento è stato fermato.

L’emendamento che avrebbe reintrodotto il voto di preferenza è stato bocciato dopo il ricorso al voto segreto, richiesto dalle opposizioni. A guidare il fronte del “no” è stata la sinistra, che al termine della votazione ha persino applaudito l’esito. Un’esultanza che ha lasciato un interrogativo politico difficile da ignorare: perché festeggiare una decisione che mantiene gli elettori lontani dalla scelta dei propri parlamentari?

Il voto segreto, per sua natura, non consente di conoscere le scelte dei singoli parlamentari. È quindi plausibile che, oltre ai voti delle opposizioni, vi siano stati anche franchi tiratori all’interno della maggioranza. Se così fosse, sarebbe la dimostrazione che la resistenza al cambiamento non ha un solo colore politico, ma trova sponde ovunque ci sia chi preferisce conservare gli equilibri esistenti.

Resta però un dato politico evidente: la sinistra, che da anni rivendica più partecipazione, più democrazia e più coinvolgimento dei cittadini, ha scelto di opporsi a una misura che avrebbe restituito agli elettori uno degli strumenti più diretti di partecipazione democratica.

È il paradosso di una sinistra che dice di voler cambiare tutto, ma che troppo spesso, quando il cambiamento diventa realtà, sceglie di difendere lo status quo. Una sinistra che denuncia il distacco tra cittadini e politica, salvo poi impedire ai cittadini di scegliere chi li rappresenterà in Parlamento.

Alla fine resta l’immagine di una palude che si protegge da sola. Ogni tentativo di riforma viene risucchiato da interessi di parte, tatticismi e convenienze trasversali. Perché nella palude c’è chi, da destra come da sinistra, ha imparato a stare comodo.

Chi aveva promesso di restituire la parola agli italiani dovrà continuare a provarci. Perché una democrazia è davvero più forte quando sono i cittadini a scegliere i propri rappresentanti, non quando sono le segreterie di partito a decidere chi potrà essere eletto.

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