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Foggia:Tragedia in via Montegrappa l’isolamento degli anziani torna al centro del dolore silenzioso delle città


Foggia – Si chiamava Agata Pastore, aveva 80 anni, ed è la vittima dell’incendio divampato questa mattina in un appartamento al secondo piano di via Montegrappa 54, nei pressi della stazione ferroviaria. La donna, ipovedente, è stata trovata senza vita dai vigili del fuoco nel vano cucina: il corpo era ormai semicarbonizzato.
Le cause del rogo sono ancora in fase di accertamento. Tra le ipotesi al vaglio non si esclude un corto circuito, ma saranno gli approfondimenti tecnici dei vigili del fuoco a chiarire con precisione l’origine dell’incendio.
A lanciare l’allarme al 112 e ai soccorsi sono stati alcuni vicini, allarmati dal fumo e dall’odore proveniente dall’appartamento. Quando i soccorritori sono arrivati sul posto, per l’anziana non c’era più nulla da fare. Sul luogo della tragedia sono intervenuti anche carabinieri e polizia locale per i rilievi e la messa in sicurezza dell’area.
Agata Pastore viveva sola. Non aveva figli, non era sposata e da anni abitava nell’appartamento di famiglia, rimasto come unico punto di riferimento dopo la morte dei genitori. Un’esistenza sempre più ritirata, segnata anche da difficoltà visive e da una progressiva riduzione dei contatti sociali.
“Abitava da sola. Ha sempre rifiutato aiuti e presenze”, racconta un cugino giunto sul posto. “Mia moglie era l’unica con cui aveva rapporti”, aggiunge, restituendo l’immagine di una rete familiare ormai ridotta al minimo, quasi fragile.
Questa tragedia riporta con forza un tema spesso sottovalutato: la solitudine delle persone anziane. Una condizione che, in molte città italiane, non è solo una realtà sociale ma anche un fattore di rischio concreto. L’isolamento domestico, la perdita di relazioni quotidiane e la difficoltà nell’accettare supporti esterni possono trasformare la vita in una dimensione silenziosa, dove le emergenze diventano più difficili da prevenire e da gestire.
In questo caso, come in altri, sarà la magistratura a ricostruire la dinamica dell’incendio. Ma resta una domanda che va oltre la cronaca: quante persone anziane vivono oggi nelle nostre città in condizioni simili, invisibili fino al momento in cui una tragedia ne interrompe definitivamente la quotidianità?
Un interrogativo che non riguarda solo Foggia, ma un’intera società chiamata a interrogarsi sul valore della prossimità, della cura e della presenza.

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