AttualitàBrindisiPoliticaPuglia

BRINDISI:FORZA ITALIA PERDE PEZZI LA LEADERSHIP DI D’ATTIS È DAVVERO ANCORA IN DISCUSSIONE?

FORZA ITALIA PERDE PEZZI A BRINDISI: LA LEADERSHIP DI D’ATTIS È DAVVERO ANCORA IN DISCUSSIONE?
La fuga di tre consiglieri comunali da Forza Italia a Brindisi non può essere archiviata come una semplice vicenda personale o come il fisiologico assestamento della politica locale. Quando Luca Tondi, Marika Ciaccia e Nicola Di Donna decidono contemporaneamente di abbandonare il partito con cui sono stati eletti, il problema non riguarda soltanto chi se ne va. Riguarda soprattutto chi resta e chi guida.
Brindisi è da anni il principale laboratorio politico dell’onorevole Mauro D’Attis. È la città in cui il parlamentare ha costruito la propria forza politica e dalla quale ha consolidato il proprio peso all’interno di Forza Italia. Proprio per questo motivo quanto accaduto assume un significato che va ben oltre il semplice cambio di casacca di tre consiglieri comunali.
I numeri, in politica, contano. E quando un partito perde contemporaneamente tre rappresentanti eletti sotto il proprio simbolo, la prima domanda non dovrebbe essere perché se ne siano andati loro, ma perché il partito non sia stato capace di trattenerli.
Da tempo, dentro e fuori Forza Italia, si moltiplicano le critiche verso una gestione considerata da molti dirigenti e amministratori eccessivamente verticistica e poco inclusiva. Le accuse non arrivano dagli avversari politici, ma da esponenti che hanno condiviso per anni lo stesso percorso politico. Una circostanza che rende tali contestazioni ancora più pesanti.
Il rischio che oggi appare evidente è quello di una Forza Italia ridotta a struttura elettorale al servizio di pochi, incapace di costruire una vera classe dirigente e di valorizzare chi lavora quotidianamente sul territorio. Quando gli amministratori percepiscono di non avere spazi politici, quando il confronto interno lascia il posto alle decisioni calate dall’alto, il risultato è quasi sempre lo stesso: la disaffezione prima e l’abbandono poi.
Le parole di amarezza pronunciate da D’Attis sono comprensibili sul piano personale, ma non possono sostituire una riflessione politica seria. Perché questa non è la storia di tre consiglieri che hanno tradito un partito. È la storia di un partito che, almeno a Brindisi, continua a perdere pezzi senza riuscire a interrogarsi fino in fondo sulle proprie responsabilità.
Ancora più significativo è il fatto che i tre consiglieri non abbiano scelto il disimpegno politico, ma una nuova esperienza organizzata. Significa che non è venuta meno la voglia di fare politica; è venuta meno la fiducia nel progetto che li aveva portati a candidarsi con Forza Italia.
A questo punto il tema non può più essere evitato. La guida politica del partito a Brindisi sta producendo risultati all’altezza delle aspettative oppure sta mostrando evidenti limiti? La continua emorragia di dirigenti, amministratori e rappresentanti istituzionali può essere liquidata come una coincidenza oppure è il sintomo di un malessere profondo?
In qualsiasi organizzazione politica moderna, una serie di abbandoni così significativa avrebbe aperto immediatamente una discussione sulla leadership e sull’organizzazione interna. A Brindisi, invece, sembra prevalere la convinzione che il problema siano sempre quelli che se ne vanno e mai chi resta a comandare.
Eppure la realtà è testarda. Se chi guida un partito perde consenso tra i propri amministratori, se cresce il malcontento interno e se aumentano le uscite verso altre formazioni politiche, il tema del rinnovamento diventa inevitabile.
Non si tratta di una questione personale contro Mauro D’Attis. Si tratta di una valutazione politica. E la politica insegna che nessuna leadership può considerarsi intoccabile quando i risultati iniziano a contraddire la narrazione ufficiale.
Forza Italia a Brindisi è arrivata a un bivio. Continuare sulla stessa strada, attribuendo ogni responsabilità a chi lascia il partito, oppure aprire una fase nuova fatta di autocritica, confronto e ricambio della classe dirigente.
Per molti iscritti e osservatori la risposta è già evidente: quando una nave perde continuamente membri dell’equipaggio, il problema non è soltanto chi scende. Prima o poi bisogna interrogarsi anche su chi è al timone.

Please follow and like us:
icon Follow en US
Pin Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *