Foggia “eccellenza” per gli anziani? Una fotografia distante dalla realtà quotidiana
L’ultima indagine del Sole 24 Ore sulla “Qualità della vita per generazioni” prova a raccontare una provincia di Foggia sorprendentemente virtuosa per la popolazione over 65. Un risultato che, almeno sulla carta, colloca il territorio foggiano al 16esimo posto nazionale, davanti persino ad altre province pugliesi come Bari, Lecce e Taranto.
Ma al di là delle classifiche e dei numeri, resta una domanda inevitabile: quanto questa fotografia statistica corrisponde davvero alla vita quotidiana dei cittadini?

Secondo il report, Foggia sarebbe addirittura prima in Italia per numero di infermieri non pediatrici ogni 10mila anziani. Un dato clamoroso che stride però con le continue denunce dei cittadini sulle difficoltà di accesso alle cure, le lunghe liste d’attesa, la carenza di servizi territoriali e il progressivo impoverimento della sanità pubblica locale.
La sensazione è che l’indagine del Sole 24 Ore rischi di trasformarsi nell’ennesima operazione costruita più sui parametri teorici che sull’esperienza concreta delle persone. Perché basta confrontarsi con le famiglie foggiane per capire come la realtà sia ben diversa da quella descritta nelle graduatorie.
Anziani costretti a spostarsi per visite specialistiche, pronto soccorso sovraffollati, assistenza domiciliare spesso insufficiente e interi comuni dell’entroterra privi di servizi adeguati rappresentano problemi quotidiani che difficilmente possono essere cancellati da un punteggio statistico.
Anche il dato relativo alla “partecipazione civile” appare discutibile in un territorio che continua a fare i conti con isolamento sociale, spopolamento e scarsità di infrastrutture dedicate alla terza età.
Il rischio di queste classifiche è quello di offrire una narrazione edulcorata che finisce per minimizzare criticità storiche e strutturali. Una provincia complessa come Foggia non può essere raccontata soltanto attraverso indicatori numerici senza considerare il contesto reale vissuto dai cittadini.
Non sorprende infatti che molti abbiano accolto con scetticismo i risultati pubblicati dal quotidiano economico. Perché se è vero che alcuni indicatori possono risultare positivi sulla carta, è altrettanto vero che la qualità della vita non si misura esclusivamente contando il numero di operatori sanitari o elaborando dati statistici.
La vera qualità della vita si percepisce nei servizi funzionanti, nella sicurezza sociale, nei trasporti efficienti e nella possibilità per un anziano di ricevere cure tempestive senza affrontare ostacoli burocratici o chilometri di viaggio.
In questo senso, l’indagine del Sole 24 Ore sembra raccontare più un esercizio accademico che una rappresentazione fedele della situazione reale del territorio foggiano.

