Puglia:Bari sotto osservazione dell’Antitrust, le aziende pubbliche a Foggia il silenzio sugli affidamenti pubblici
C’è una differenza sostanziale tra una città nella quale gli organismi di controllo riescono a intervenire sui servizi pubblici e una realtà dove, nonostante accessi agli atti e denunce politiche, tutto continua come prima. La vicenda che coinvolge il Comune di Bari e le partecipate Amiu e Amtab rappresenta un caso emblematico di come dovrebbe funzionare un sistema di vigilanza sulla concorrenza e sulla trasparenza amministrativa. Una situazione che, inevitabilmente, porta a confrontarla con Foggia, dove da anni consiglieri di minoranza segnalano anomalie senza che si registrino interventi concreti o approfondimenti istituzionali.
L’intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha acceso i riflettori sulla gestione dei principali servizi pubblici del capoluogo barese: raccolta rifiuti, trasporto urbano e sosta. Nel documento notificato a Palazzo di Città e pubblicato il 3 aprile, l’Antitrust parla apertamente di una gestione “insoddisfacente”, con risultati “lontani dagli obiettivi contrattuali”, invitando il Comune ad agire con urgenza per superare criticità ritenute ormai strutturali.
Nel mirino ci sono soprattutto le continue proroghe degli affidamenti e il mancato ricorso a nuove gare pubbliche. L’Autorità chiede infatti di rivedere l’intero sistema degli affidamenti, interrompendo meccanismi che rischiano di comprimere la concorrenza e limitare l’accesso al mercato. Un richiamo forte, che non riguarda solo l’efficienza dei servizi ma soprattutto il rispetto delle regole che dovrebbero garantire trasparenza e pari opportunità.
Ma il caso barese si è trasformato rapidamente anche in uno scontro politico. Secondo quanto emerso, la comunicazione dell’Antitrust sarebbe rimasta per giorni all’interno degli uffici comunali senza essere trasmessa ai consiglieri comunali né discussa in aula. Una scelta che ha alimentato polemiche sulla gestione delle informazioni e sul rapporto tra amministrazione e Consiglio comunale.
Ed è proprio qui che il confronto con Foggia diventa inevitabile.
Nel capoluogo dauno, infatti, da tempo i consiglieri di minoranza effettuano accessi agli atti, chiedono documentazione, evidenziano incarichi ripetuti sempre agli stessi professionisti o affidamenti a società esterne chiamate a svolgere perfino funzioni assimilabili a quelle di funzionari pubblici.

Nonostante le risposte formali agli accessi, però, raramente si arriva a un approfondimento reale sulla legittimità o sull’opportunità politica e amministrativa di certe scelte,sembra quasi una richiesta per dimostrare di essere in consiglio comunale.
Il punto centrale non è solo la regolarità tecnica degli affidamenti, ma il principio di concorrenza e di rotazione. Quando incarichi e consulenze finiscono sistematicamente nelle mani degli stessi soggetti, o quando società private vengono utilizzate per coprire ruoli che dovrebbero appartenere alla macchina amministrativa interna, il rischio è quello di creare un sistema chiuso, poco trasparente e scarsamente contendibile.

A Bari, almeno, l’Antitrust interviene e richiama l’amministrazione alle proprie responsabilità. A Foggia, invece, sembra mancare proprio quel livello di vigilanza interna e esterna capace di trasformare le segnalazioni politiche in verifiche sostanziali. Eppure le partecipate pubbliche gestiscono milioni di euro e servizi essenziali per i cittadini: trasporto, rifiuti, manutenzioni, servizi amministrativi.
La sensazione, denunciata più volte dalle opposizioni,è che gli accessi agli atti si trasformino spesso in esercizi burocratici senza conseguenze concrete. Si ottengono documenti, si leggono determine, si scoprono incarichi ripetuti, ma il tutto non viene denunciato, il sistema resta immobile. Senza controlli incisivi, senza verifiche indipendenti e soprattutto senza quella cultura della concorrenza che dovrebbe impedire la cristallizzazione di rapporti privilegiati.
Il caso Bari dimostra invece che un organismo terzo può accendere un faro sulle criticità delle partecipate pubbliche e costringere la politica a confrontarsi con risultati, efficienza e trasparenza. Perché il vero tema non è soltanto chi riceve un incarico, ma se quel sistema garantisca davvero interesse pubblico, meritocrazia e apertura del mercato.
Ed è forse questa la domanda che oggi molti cittadini foggiani continuano a porsi: perché altrove interviene l’Antitrust mentre qui tutto sembra passare inosservato?
