Foggia:Mendolicchio verso Bari, tra polemiche e interrogativi politici
Il possibile trasferimento dell’ingegner Tullio Daniele Mendolicchio dal Comune di Foggia al Comune di Bari sta alimentando un acceso dibattito politico e amministrativo, soprattutto alla luce dell’inchiesta sugli appalti pubblici che negli ultimi mesi ha coinvolto diversi soggetti tra imprenditori e funzionari pubblici.
A sollevare il caso è stato un consigliere comunale foggiano che, con toni fortemente critici, ha parlato di “soccorso rosso”, sostenendo che il dirigente sarebbe pronto a lasciare Foggia per essere accolto nell’amministrazione guidata dal sindaco Vito Leccese. Una vicenda che, inevitabilmente, sta assumendo anche una dimensione politica oltre che amministrativa.
L’inchiesta della Guardia di Finanza, che riguarda presunte irregolarità nella gestione di alcuni appalti pubblici, ha fatto molto discutere soprattutto per il ritrovamento di circa 700mila euro in contanti conservati in buste di plastica nel corso delle perquisizioni. Tuttavia, è importante precisare che il legale di Mendolicchio ha ufficialmente dichiarato che quelle somme non sarebbero state rinvenute presso il dirigente né sarebbero a lui riconducibili.
Nonostante ciò, il clima politico resta rovente. Per una parte dell’opinione pubblica e dell’opposizione, il trasferimento a Bari rischia di apparire più come una promozione che come una presa di distanza da una vicenda delicata ancora al vaglio della magistratura. È proprio questo il punto centrale della polemica: il passaggio da Foggia a Bari viene percepito da alcuni come il segnale di una continuità politica e amministrativa che non tiene conto dell’opportunità istituzionale.
La domanda che molti pongono è semplice: che messaggio arriva ai cittadini quando un dirigente coinvolto — seppur non condannato e ancora presunto innocente — in un’inchiesta tanto mediatica viene destinato ad un altro importante Comune pugliese?
Sul piano giuridico, va ricordato che nessuna condanna è stata emessa e che vale pienamente il principio di presunzione di innocenza. Ma sul piano politico ed etico la questione è diversa. Le amministrazioni pubbliche, soprattutto in territori già segnati da scandali e crisi di fiducia verso le istituzioni, devono fare i conti anche con il tema dell’opportunità e della credibilità.
Per i critici, il rischio è che si consolidi l’idea di una pubblica amministrazione dove i dirigenti, anche quando finiscono sotto i riflettori delle indagini, continuano semplicemente a spostarsi da un ente all’altro senza reali conseguenze. Per altri, invece, si tratta soltanto di un normale percorso professionale che non può essere bloccato da accuse ancora tutte da verificare.
La vicenda, in ogni caso, riapre un tema antico della politica italiana: il confine tra responsabilità giudiziaria e responsabilità politica. Due piani distinti, ma che nell’opinione pubblica finiscono spesso per sovrapporsi.

