Foggia:Concorso lampo all’Arca Capitanata dubbi, tensioni politiche e interrogativi sulla trasparenza
Una finestra di appena quindici giorni per presentare domanda di partecipazione a un concorso pubblico per soli due posti dirigenziali. È questa la scelta che sta sollevando perplessità e polemiche attorno all’Arca Capitanata, l’ex Iacp di Foggia, che lo scorso 20 marzo ha indetto una procedura per titoli ed esami finalizzata all’assunzione di due dirigenti amministrativi a tempo pieno e indeterminato, con uno dei posti riservato al personale interno.
La scadenza fissata al 4 aprile lascia ai candidati un margine estremamente ristretto per la presentazione delle domande. Un elemento che, da solo, basterebbe a sollevare interrogativi sull’effettiva apertura e trasparenza della selezione. Ma il caso si complica ulteriormente per le modalità con cui il bando è stato predisposto e pubblicato.
I dubbi della Regione Puglia
A esprimere perplessità è anche la Regione Puglia, che non sarebbe stata preventivamente informata dell’avvio della procedura. Un passaggio che, secondo fonti istituzionali, rappresenta una criticità rilevante nei rapporti tra enti e nella gestione delle partecipate regionali.
Il 23 marzo, infatti, il capo di Gabinetto del presidente della Regione, Davide Pellegrino, ha inviato una nota formale all’amministratore unico di Arca Capitanata, Pippo Liscio, chiedendo chiarimenti sull’intera procedura. Una richiesta che evidenzia come la questione non sia solo tecnica, ma anche istituzionale e politica.Tutti dicono che la risposta sarà presentata entro pochi giorni per non invalidare il concorso. Da indiscrezioni raccolte il concorso era stato concordato già da tempo solo per ragioni di opportunità politica, non fu espletato nel periodo dell’elezioni regionali. Il referente politico di Foggia, Piemontese decise di espletarlo in questo periodo. Certamente il Pippo Liscio dovrà dare delle motivazioni che saranno rafforzare con un intervento politico del referente foggiano.Pure se addetti ai lavori dicono che è l’ultima azione che Pippo Liscio farà perché arriverà il nuovo.
Tempistiche ristrette e trasparenza
Tra le principali criticità evidenziate vi è proprio la ristrettezza dei tempi. Quindici giorni per un concorso pubblico di livello dirigenziale appaiono insufficienti per garantire una partecipazione ampia e competitiva. Questo rischia di limitare l’accesso a candidati qualificati e di alimentare sospetti su una selezione poco aperta.
Inoltre, la mancanza di comunicazione preventiva alla Regione solleva interrogativi sulla governance dell’ente e sul rispetto delle prassi istituzionali. In un contesto in cui la trasparenza amministrativa è centrale, scelte di questo tipo rischiano di minare la fiducia nei processi pubblici.
Le ombre della politica
Sul piano politico, la vicenda si inserisce in un quadro già teso. Non mancano infatti letture che collegano la gestione del concorso a dinamiche interne al Partito Democratico e ai rapporti tra le diverse correnti.
Il riferimento è anche alla figura di Piemontese e al suo legame politico con l’ex presidente della Regione Michele Emiliano. Secondo alcune interpretazioni, la vicenda potrebbe riflettere equilibri e tensioni interne, oltre che vecchi accordi politici ancora da consolidare o ridefinire.
Questa situazione contribuisce ad alimentare un clima di incertezza e conflittualità, che rischia di avere ripercussioni anche su altri appuntamenti istituzionali, come le elezioni provinciali, accentuando divisioni già esistenti.
Un clima tutt’altro che sereno
Nel complesso, il concorso per due dirigenti amministrativi si sta trasformando in un caso politico-amministrativo. Le modalità di indizione, i tempi ristretti e la mancata comunicazione alla Regione rappresentano elementi che meritano chiarimenti puntuali.
Più che una semplice procedura di selezione, la vicenda appare come un banco di prova per la trasparenza e la correttezza istituzionale. In attesa delle risposte ufficiali, resta un dato: è veramente un concorso nato per rafforzare la struttura amministrativa,o rischia invece di indebolire il clima di fiducia tra enti e istituzioni?

