Pnrr e Case di Comunità in Puglia: ritardi, incertezze e rischi per la sanità territoriale
L’apertura di un fascicolo d’indagine da parte della Procura regionale della Corte dei Conti sui presunti ritardi nella realizzazione delle Case di Comunità in Puglia accende un faro inquietante sulla gestione della sanità territoriale e sull’attuazione della Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Le Case di Comunità rappresentano uno degli assi portanti della riforma dell’assistenza di prossimità, ma il rispetto della scadenza di agosto 2026 – termine inderogabile per non perdere i finanziamenti europei – appare oggi sempre più incerto.
Il nodo principale riguarda lo stato di avanzamento dei lavori. In Puglia sono previste complessivamente 120 Case di Comunità, ma già nel settembre scorso Agenas aveva segnalato criticità e ritardi nel monitoraggio nazionale. A fronte di tali rilievi, la Regione Puglia ha più volte assicurato che “le attività sono in linea con la pianificazione”, ma le rassicurazioni istituzionali non sembrano dissipare i dubbi. Secondo quanto denunciato dalle forze di opposizione, in diversi cantieri i lavori sarebbero ancora fermi alle fondamenta o addirittura non avviati, un dato che assume contorni allarmanti se rapportato alle tempistiche stringenti imposte dal Pnrr.
A complicare ulteriormente il quadro è la carenza di trasparenza e di confronto istituzionale. Le richieste di chiarimenti puntuali avanzate in Commissione Sanità, rivolte in particolare all’assessore regionale alla Sanità Raffaele Piemontese, non avrebbero ricevuto risposte esaustive. L’assenza di una relazione pubblica e dettagliata sul cronoprogramma dei singoli interventi e sulle criticità riscontrate alimenta interrogativi legittimi e indebolisce la fiducia nella capacità della Regione di governare un processo così complesso e strategico.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda il ridimensionamento complessivo del progetto. Rispetto ai piani iniziali, il numero di Case di Comunità e di ospedali di comunità risulta ridotto. Una scelta che, sommata ai ritardi accumulati, rischia di snaturare l’obiettivo stesso della riforma: garantire un accesso più diffuso, tempestivo ed equo alle cure, soprattutto nelle aree interne e nei territori più fragili della Puglia.
Sul piano politico e amministrativo, infine, pesa un clima di incertezza in una fase decisiva. Con un margine temporale sempre più ristretto – di fatto pochi mesi utili per rispettare gli impegni del Pnrr – ogni rallentamento, rimpallo di responsabilità o scontro istituzionale rischia di trasformarsi in un danno concreto e irreversibile: la perdita dei finanziamenti europei e un indebolimento strutturale della sanità territoriale regionale.
L’indagine avviata dalla Corte dei Conti, indipendentemente dai suoi esiti, fotografa un quadro critico fatto di ritardi, comunicazione insufficiente e responsabilità ancora poco chiare. In gioco non ci sono soltanto cronoprogrammi o procedure amministrative, ma la credibilità delle istituzioni regionali e, soprattutto, il diritto alla salute dei cittadini pugliesi. Un diritto che il Pnrr avrebbe dovuto rafforzare e che oggi rischia di rimanere incompiuto.

