Foggia:Sanità e consenso,l’operazione Sanitaservice tra annunci pre-elettorali e delibere lampo
L’operazione di riassetto societario che ruota attorno a Sanitaservice e agli Ospedali Riuniti di Foggia non può essere letta solo come un atto amministrativo. Alla luce della tempistica e del contesto politico,di allora, emerge con sempre maggiore evidenza una strategia che intreccia scelte di governo della sanità e costruzione del consenso, soprattutto in vista delle precedenti elezioni regionali.
Da un lato, l’assessore regionale alla Sanità Raffaele Piemontese e il presidente Michele Emiliano hanno annunciato pubblicamente, nelle settimane precedenti alla scadenza elettorale, una operazione di “rafforzamento del controllo pubblico” attraverso l’acquisto di quote Asl in Sanitaservice. Un messaggio politicamente forte, rivolto a lavoratori, sindacati e territori: più pubblico, più stabilità, più tutela occupazionale. Dall’altro lato, però, gli atti amministrativi raccontano una storia più complessa e meno lineare.
Il 21 novembre scorso il commissario straordinario degli Ospedali Riuniti, Giuseppe Pasqualone, firmava una delibera con cui l’azienda ospedaliera si impegnava ad acquistare dalla Asl di Foggia il 13% di una società in-house. Un atto formalmente legittimo, ma che, per modalità e tempi, solleva più di un interrogativo. L’incarico di Pasqualone, infatti, era stato rinnovato dalla giunta regionale solo poche ore prima. Una coincidenza che appare difficilmente casuale e che suggerisce una forte accelerazione politica su una scelta di natura strategica.
Ufficialmente, l’operazione avrebbe dovuto consolidare l’assetto pubblico della società e rendere più efficiente la governance. Nei fatti, però, l’acquisto del 13% sembra configurarsi come un espediente tecnico per sistemare equilibri già esistenti, funzionale a rendere “spendibile” politicamente l’operazione più che a risolvere criticità strutturali del sistema sanitario locale.
Restano poi aperte questioni tutt’altro che secondarie. Non è chiaro se la quota che doveva essere,acquistata sia stata oggetto di una valutazione economica indipendente e aggiornata, né quale sia stato l’impatto reale sui bilanci degli Ospedali Riuniti e, indirettamente, sulla finanza pubblica regionale. Elementi che, in un’operazione annunciata come simbolo di buona amministrazione, avrebbero meritato maggiore trasparenza.
Il dubbio di fondo è che la strategia messa in campo da Emiliano e Piemontese risponda più a una logica di consenso pre-elettorale che a una visione organica di riforma della sanità pugliese. Annunciare l’acquisto delle quote e il rafforzamento di Sanitaservice consente di presidiare un terreno politicamente sensibile, come quello dei servizi e dell’occupazione, ma rischia di lasciare in secondo piano la sostenibilità economica e l’efficacia gestionale delle scelte compiute.
L’operazione del 21 novembre, così come è stata costruita e comunicata, sembra quindi inserirsi in una narrazione politica ben precisa, ma ancora priva di un disegno complessivo chiaramente esplicitato. Ed è proprio questa distanza tra annuncio e sostanza a generare le maggiori perplessità.
Perché in sanità, soprattutto quando si maneggiano società in-house e risorse pubbliche, la strategia politica non può sostituirsi alla chiarezza amministrativa. E ogni operazione, prima ancora di essere utile sul piano elettorale, dovrebbe essere comprensibile, giustificata e verificabile sul piano dell’interesse pubblico.

