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Foggia:Una città che crolla mentre il Comune fa festa


Palazzine che cedono, famiglie costrette a lasciare le proprie case, cittadini sfiniti trattati come un problema di ordine pubblico più che come persone da tutelare. È questa la fotografia drammatica di Foggia oggi. Un’emergenza abitativa e sociale che l’amministrazione comunale sembra affrontare con la peggiore delle strategie: rinvii, comunicati vuoti, parole di circostanza e nessuna risposta concreta.
E mentre interi nuclei familiari vivono nell’incertezza, il Comune trova senza alcun imbarazzo migliaia di euro per finanziare concerti ed eventi il 30 e 31 gennaio. Una scelta che suona come una provocazione, uno schiaffo morale a una città ferita, a chi ha perso la casa, la serenità, la sicurezza. In un contesto del genere, parlare di palchi e spettacoli non è solo fuori luogo: è offensivo.
Tra le persone abbandonate al loro destino c’è anche una signora che, oltre al danno di vivere in un quartiere già segnato dal degrado e dall’emergenza, ha subito il saccheggio della propria abitazione. Ladri entrati indisturbati, gioielli rubati, stanze devastate, migliaia di euro di danni. Non un semplice furto, ma un’aggressione violenta alla sua vita privata, alla sua sicurezza, alla sua dignità. Lo shock è stato tale che la donna ha accusato un malore improvviso ed è stata trasportata d’urgenza in ospedale in ambulanza. Questa è la realtà quotidiana di Foggia. Altro che feste, luci e musica.
E il Comune dov’era? Nessuna pattuglia di vigili urbani, nessun presidio fisso, nessuna forma di sorveglianza minima davanti a edifici già colpiti dall’emergenza. Case vulnerabili, persone fragili, quartieri esposti lasciati completamente scoperti. Una negligenza gravissima. Perché quando si sa che ci sono famiglie sfollate e abitazioni a rischio, la sicurezza non è un optional: è un dovere istituzionale.
Nel frattempo, come spesso accade, si allunga il brodo con notizie locali irrilevanti: l’annuncio dell’ennesimo tavolo tecnico, la promessa di un monitoraggio, la dichiarazione rassicurante che “si sta lavorando”, magari accompagnata dal solito post social con foto di repertorio. Parole che non arrivano mai a terra, impegni che restano sospesi. Intanto la criminalità ringrazia, i cittadini pagano il prezzo più alto e la paura cresce.
Spendere soldi pubblici per eventi mentre c’è chi perde la casa, chi viene derubato, chi finisce in ospedale per stress e terrore è una scelta politica precisa. Significa dire che l’immagine conta più delle persone. Significa preferire il rumore della musica al silenzio delle macerie, gli applausi alle lacrime, le luci del palco alle ambulanze che corrono.
Dalle dichiarazioni raccolte sul posto emerge una frase che riassume tutto: “Foggia non ha bisogno di concerti. Ha bisogno di presenza, sicurezza, interventi immediati, rispetto.” Eppure da questa coalizione, da queste persone che compongono il cosiddetto “largo campo”, non è arrivata una sola presa di posizione chiara a favore delle famiglie in difficoltà. Una maggioranza che appare minoranza nei fatti, incapace di agire, immobile davanti all’emergenza.
La politica a Foggia sta fallendo su tutta la linea. E ogni giorno che passa senza assumersi responsabilità rende questo fallimento ancora più evidente. Perché una città che crolla non si governa con gli eventi, ma con il coraggio. E qui, quel coraggio, non si vede da tempo.

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