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Il Tar Puglia bacchetta Prefettura e Ministero: responsabilità amministrative nella mancata nomina del commissario ad acta per la Provincia di Foggia


La recente sentenza del Tar Puglia – rappresenta un duro colpo per il Ministero dell’Interno e, soprattutto, per la Prefettura di Foggia. Il tribunale ha accolto il ricorso presentato dal presidente della Provincia di Foggia, Giuseppe Nobiletti, assistito dall’avvocato Antonio Leonardo Deramo, in merito alla richiesta di nomina di un commissario ad acta per l’approvazione del rendiconto di gestione dell’esercizio 2024. Ma ciò che più colpisce è la severa valutazione delle responsabilità amministrative degli enti coinvolti.
Il cuore della questione: il rendiconto 2024 e la nomina del commissario
La Provincia di Foggia, dopo diversi tentativi andati a vuoto in sede consiliare per approvare il rendiconto 2024, aveva inoltrato una richiesta formale alla Prefettura per la nomina di un commissario ad acta. Tale figura avrebbe avuto il compito di sostituirsi al Consiglio provinciale nel compimento dell’atto necessario, nel rispetto della normativa vigente.
La Prefettura, tuttavia, con una comunicazione datata giugno, aveva espresso la propria impossibilità a procedere, facendo riferimento a una generica interlocuzione informale con il Ministero. Da qui, il ricorso al Tar da parte del presidente Nobiletti, fondato sull’inerzia delle autorità competenti e sulla presunta violazione delle garanzie procedurali previste dalla legge.
La bocciatura del Tar: violati i canoni del giusto procedimento amministrativo
Nella motivazione della sentenza, la Sezione Prima del Tar Puglia non ha risparmiato critiche, parlando di una “condotta non conforme ai canoni del giusto procedimento amministrativo” da parte della Prefettura.
La nota del prefetto “assume la conformazione di una mera comunicazione informale priva di valore provvedimentale in senso proprio” – scrivono i giudici – evidenziando che essa si basava su un semplice scambio informale con il Ministero, senza alcun supporto documentale o giustificativo adeguato. In sostanza, un rifiuto fondato più su prassi ufficiose che su atti formali, rendendo impossibile per la Provincia una replica consapevole e motivata.
Grave, secondo il Tar, anche l’omissione da parte della Prefettura nel comunicare formalmente le ragioni del diniego, venendo meno all’obbligo previsto dall’articolo 10-bis della Legge 241/1990, che tutela il diritto alla partecipazione procedimentale dell’amministrazione richiedente. I colloqui informali tra gli enti, infatti, non possono surrogare il procedimento formale che garantisce trasparenza, tracciabilità e diritto di difesa.
Le responsabilità istituzionali: Ministero e Prefettura nel mirino
Nonostante il parere contrario dell’Avvocatura dello Stato di Bari – che sosteneva l’inammissibilità del ricorso e l’impossibilità di nominare un commissario per un singolo atto – il Tar ha riconosciuto il fondamento giuridico della richiesta della Provincia, richiamando l’art. 19 del Regio Decreto n. 383/1934, il quale si applica in caso di inerzia del Consiglio provinciale.
La Prefettura, secondo i giudici, avrebbe dovuto valutare nel merito l’istanza, fornendo una risposta motivata e formalizzata. Al contrario, ha privato l’ente provinciale di un diritto sostanziale, ignorando le previsioni normative e giurisprudenziali alla base della richiesta.
Anche il Ministero dell’Interno, coinvolto nella vicenda per aver espresso parere “per le vie brevi”, è stato indirettamente richiamato all’ordine: l’utilizzo di interlocuzioni informali in ambiti così delicati rischia di minare la legittimità dell’azione amministrativa e il rispetto delle regole dello Stato di diritto.
Conclusioni: una sentenza che richiama alla responsabilità
La decisione del Tar Puglia rappresenta un monito importante per tutte le amministrazioni pubbliche, chiamate a operare con rigore, trasparenza e nel pieno rispetto del principio di legalità. La superficialità procedimentale – come nel caso della Prefettura di Foggia – non può trovare spazio in una pubblica amministrazione moderna e rispettosa dei diritti degli enti locali.
In definitiva, questa vicenda evidenzia quanto sia cruciale che le istituzioni agiscano secondo criteri chiari, motivati e verificabili, evitando scorciatoie informali che ledono i diritti e le prerogative degli altri soggetti pubblici coinvolti. Una lezione, questa, che andrà ben oltre i confini della Capitanata.

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