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Bari:Il dilemma dei risarcimenti per Punta Perotti il Comune e lo Stato si rimpallano le responsabilità

Chi dovrà pagare i risarcimenti per Punta Perotti il Comune di Bari o lo Stato? Il grande Dilemma.
BARI – Il caso Punta Perotti torna a far discutere, ma questa volta non si tratta di cemento né di demolizioni: il nodo riguarda i risarcimenti milionari richiesti dalle imprese costruttrici per l’abbattimento del complesso edilizio, avvenuto oltre vent’anni fa. Il tribunale civile ha recentemente stabilito che a dover pagare è lo Stato, ma la partita è tutt’altro che chiusa. Roma, infatti, ha presentato ricorso contro il Comune di Bari, alimentando un nuovo scontro istituzionale e giuridico che scarica la responsabilità da un ente all’altro.
Punta Perotti, una ferita mai rimarginata
La vicenda di Punta Perotti, emblema nazionale dell’abusivismo edilizio a ridosso del mare, è ancora oggi un simbolo controverso. Costruito legalmente, ma in una zona poi ritenuta di interesse ambientale e paesaggistico, il complesso fu abbattuto nel 2006 su disposizione delle autorità, dopo anni di battaglie giudiziarie e politiche. Le imprese costruttrici, che avevano regolarmente ottenuto i permessi, hanno sempre sostenuto di essere state danneggiate da un intervento illegittimo e hanno chiesto un risarcimento.
Il tribunale civile: a pagare deve essere Roma
La recente sentenza del tribunale civile ha stabilito che a rispondere dei danni deve essere lo Stato, ritenuto responsabile per aver imposto l’abbattimento dell’opera in base a una normativa ambientale poi giudicata non coerente con i diritti acquisiti dai costruttori. In altre parole, la demolizione non sarebbe dipesa da un abuso edilizio, ma da una scelta politica e amministrativa centrale, imposta a posteriori.
Il ricorso dello Stato: colpa anche del Comune
Tuttavia , Roma non ha accettato il verdetto. Il Ministero dell’Economia ha presentato ricorso in appello sostenendo che il Comune di Bari non è estraneo alla vicenda. Secondo la linea difensiva statale, l’ente locale avrebbe avuto un ruolo determinante sia nella gestione iniziale dei permessi edilizi, sia nella successiva richiesta di abbattimento. Per questo, Palazzo Chigi punta a una corresponsabilità, che permetterebbe di scaricare parte dell’onere economico su Bari.
La replica del Comune: “Esecutori, non decisori”
Dal capoluogo pugliese arriva però una risposta netta. Il Comune di Bari, pur ammettendo di aver firmato i provvedimenti esecutivi, sostiene di aver agito su indicazione e pressione diretta dello Stato, in particolare del Ministero dell’Ambiente. “Le disposizioni sono arrivate da Roma”, fanno sapere da Palazzo di Città, sottolineando che non può esserci piena responsabilità locale per decisioni che hanno avuto una chiara regia nazionale.
Uno scontro istituzionale con ricadute economiche pesanti
Il braccio di ferro legale tra Stato e Comune potrebbe avere ricadute milionarie, con importi che – secondo alcune stime – potrebbero superare i 30 milioni di euro. Una cifra che, se dovesse gravare sulle casse comunali, avrebbe conseguenze pesantissime sui bilanci e sui servizi.
Una questione ancora aperta
Il caso Punta Perotti si conferma così una ferita aperta per la città di Bari e per le istituzioni italiane. Dopo anni di sentenze, demolizioni e dibattiti, resta il peso delle scelte passate e il conto da pagare, che nessuno sembra voler assumere per intero. Il prossimo grado di giudizio sarà decisivo, ma nel frattempo, lo scontro tra Roma e Bari aggiunge un nuovo capitolo a una storia che sembrava finita con le ruspe, ma che oggi torna a far tremare bilanci e alleanze istituzionali.

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