Bari:Emiliano ha alzato l’asticella tra coraggio e provocazione, stavolta ha risposto nel modo giusto?
di [Cesare Bifaro]
Michele Emiliano non è uno che gira attorno alle parole. Non è un equilibrista della retorica. Quando viene attaccato, risponde. E spesso, risponde colpo su colpo, senza guanti, senza mezzi sorrisi. È un politico che, piaccia o meno, ha scelto di giocare a viso aperto, anche quando il campo di gioco è minato e gli avversari sono pronti a colpire al minimo errore.
Questa volta, però, la sua mossa ha superato le aspettative. E, per alcuni, anche il confine della provocazione.
Negli stessi giorni in cui l’Italia si indignava (a ragione) per la nomina del figlio di Ignazio La Russa alla guida dell’ACI di Milano — un episodio che ha fatto gridare allo scandalo nepotista e ha dato nuova linfa alla retorica sulla “casta” — Emiliano ha risposto. Ma lo ha fatto nel suo stile: diretto, concreto, spiazzante. Nessuna nota stampa ambigua, nessuna frase da interpretare. Ha semplicemente nominato sé stesso nel consiglio della Fondazione Petruzzelli, finanziata dalla Regione Puglia, di cui lui è Presidente.
Uno schiaffo simbolico, un atto che ha fatto tremare i polsi anche a chi, a sinistra, è abituato a digerire tutto in nome della “realpolitik”. Emiliano non ha scelto la via del moralismo indignato o della lamentela via social. No, lui ha preferito combattere il fuoco col fuoco. Sullo stesso terreno. Con le stesse armi.
Provocazione? Sicuramente sì. Ma anche una lezione di strategia politica: se la destra al potere normalizza pratiche opache e arroganti, allora si alza il livello dello scontro. Emiliano lo ha fatto, consapevole che i riflettori si sarebbero puntati anche su di lui. Ma a differenza di altri, non si è nascosto. Non ha cercato scuse. E soprattutto, non ha avuto paura di sporcarsi le mani.
È un atteggiamento discutibile?
Senza dubbio. Ma è anche profondamente onesto. Perché non è l’ipocrisia il tratto distintivo di Emiliano: è la brutalità politica, la sfida aperta, la consapevolezza che in certi contesti o combatti come loro, o vieni schiacciato.
Chi lo conosce sa che Bari, la sua città, è una palestra politica dura. Non si sopravvive con i buoni propositi o con i tweet indignati. Si sopravvive rispondendo, a muso duro, con le mani — politicamente parlando — spesso sporche di realtà.
E adesso? Adesso sarà difficile per la destra ridurre il tutto a polemiche da talk show. Emiliano ha cambiato il tono del dibattito. Ha detto: “Volete giocare così? E allora giochiamo.”
Ha costretto tutti a guardarsi allo specchio e a riconoscere che il problema non è solo di chi fa certe nomine, ma anche di chi non è disposto a lottare con la stessa determinazione.
In fondo, questa mossa serve anche a ricordarci che la politica vera non è fatta di buone maniere, ma di potere. E Michele Emiliano lo sa. E lo esercita. In modo spigoloso, provocatorio, ma tremendamente efficace.
Forse, questa volta, ha davvero messo la destra all’angolo. E il colpo lo ha assestato dentro le regole, ma con la forza di chi non ha mai avuto paura di scendere nel ring.
Ora la palla passa a chi, fino a ieri, parlava di “merito” e “trasparenza”. Vediamo se sapranno reggere il confronto.

