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Manfredonia(FG): Ecoballe rimosse dal Canale San Lazzaro, ma l’ambiente resta in bilico

Pulizia o propaganda? Il vero stato dell’emergenza ambientale

di [Alberto Santucci]

È partita nei giorni scorsi la tanto attesa rimozione delle ecoballe e l’intervento di pulizia straordinaria lungo il Canale San Lazzaro, uno dei luoghi simbolo del degrado ambientale di Manfredonia. L’operazione, salutata con entusiasmo dal sindaco Domenico La Marca e dall’assessora all’Ambiente Mariarita Valentino, è stata definita un “segnale concreto della volontà dell’Amministrazione di difendere l’ambiente e tutelare la salute dei cittadini”.

Ma siamo davvero davanti a una svolta ecologica, o solo all’ennesima operazione di facciata?

Il “minimo sindacale” spacciato per svolta ambientale
Pulire un canale, rimuovere rifiuti abbandonati, garantire condizioni igienico-sanitarie accettabili non dovrebbero essere eventi straordinari. Sono, anzi, atti dovuti da parte di chi amministra. Eppure, il clamore con cui questa azione è stata accompagnata rischia di far passare per straordinario ciò che è solo ordinario.

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Come ha sottolineato l’assessora Valentino: “Sono lavori che consideriamo ordinari”. E allora perché trasformarli in un caso mediatico? Perché non ammettere, piuttosto, che questa “normalità” è stata per troppo tempo assente?

Canale San Lazzaro: anni di degrado e silenzi
Chi vive a Manfredonia conosce bene la storia del Canale San Lazzaro. Da anni rappresenta una ferita aperta: un ecosistema compromesso, trasformato in sversatoio abusivo e lasciato senza controlli né manutenzione. La presenza di ecoballe, rifiuti industriali e scarichi incontrollati è stata più volte denunciata da cittadini, ambientalisti e comitati civici. Ma le risposte concrete sono arrivate solo ora, in piena estate, dopo mesi di pressioni e nel pieno di una stagione turistica che impone “pulizie d’immagine”.

Una vera strategia ecologica?

Ancora assente
La rimozione delle ecoballe è un gesto positivo, ma non basta. Manfredonia continua a vivere un’emergenza ambientale strutturale: aree industriali dismesse e inquinate, incendi dolosi in zone naturalistiche, rifiuti abbandonati nelle periferie e una scarsa cultura della prevenzione ambientale. Dove sono i piani di monitoraggio? Dove sono le campagne di educazione ecologica nelle scuole? Dove sono i dati aggiornati su inquinamento dell’aria, del suolo e delle acque?

Le risposte dell’Amministrazione sembrano ancora legate alla logica dell’intervento spot, spesso più utile all’algoritmo dei social che alla salute del territorio.

Un appello alla responsabilità politica e civica
Tutelare l’ambiente significa costruire una visione di lungo termine, investire su infrastrutture verdi, pianificare con trasparenza, coinvolgere cittadini e tecnici. Non bastano le dichiarazioni d’intenti né le fotografie a intervento concluso.

Il territorio di Manfredonia è fragile. E non può più aspettare. Non può aspettare che le stagioni delle piogge riportino fango e rifiuti nei canali; non può aspettare che il prossimo incendio spazzi via un’altra oasi protetta. Non può aspettare che la politica si accorga dell’ambiente solo quando diventa una “notizia” da pubblicare.

Serve un cambio di passo. Serve che l’ambiente torni al centro delle politiche pubbliche, e non ai margini dei comunicati stampa.

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