Bari:Emiliano nomina se stesso al Petruzzelli quando la forma è sostanza e l’etica istituzionale vacilla
di [Cesare Bifaro]
C’è un confine, sottile ma imprescindibile, tra il potere di nomina e l’uso personalistico del potere stesso. E quel confine, nel caso della Fondazione Lirico-Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, sembra essere stato travolto. Secondo quanto riportato dall’Adnkronos, l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha aperto un’istruttoria sull’atto con cui il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha nominato sé stesso come componente del Consiglio di indirizzo della Fondazione.

Una mossa che non solo appare inopportuna sotto il profilo etico-istituzionale, ma che solleva questioni giuridiche tutt’altro che marginali. A partire da una verità di fatto: Emiliano ha usato la prerogativa attribuita dal comma 2 dell’articolo 16 dello Statuto della Fondazione, che affida al presidente della Regione Puglia il potere di nominare un componente del Consiglio, per designare sé stesso.
La forma non salva la sostanza
La nomina è stata formalizzata con il decreto n. 365 del 26 giugno 2025, firmato non da Emiliano, bensì dal vicepresidente Raffaele Piemontese. Un dettaglio che, lungi dal risolvere la questione, la aggrava. Perché non basta delegare la firma per mascherare una sostanziale auto-nomina. Lo stesso Statuto è chiaro: la competenza è diretta del Presidente. Nessuna legge o regolamento permette che un vicepresidente agisca autonomamente in quella sede, se non per un evidente tentativo di aggirare le criticità giuridiche ed etiche connesse al conferire un incarico pubblico a sé stessi.
La strategia appare come una foglia di fico istituzionale, un tentativo goffo di copertura formale che non riesce a disinnescare il cortocircuito politico-amministrativo innescato da un atto che, nella sua sostanza, mina la credibilità della funzione pubblica.
Un conflitto d’interessi plateale
Il Consiglio di indirizzo della Fondazione Petruzzelli è l’organo che detiene il potere di nomina e revoca dei vertici, approva i bilanci, modifica lo statuto e i regolamenti. In sostanza, è il motore strategico dell’istituzione. Che il suo membro più influente sia al contempo il finanziatore pubblico principale (la Regione Puglia versa tre milioni di euro l’anno alla Fondazione) e colui che ha decretato la propria nomina è un evidente conflitto di interessi.
A peggiorare il quadro c’è un altro principio statutario inequivocabile: i membri del Consiglio non devono rappresentare i soggetti che li hanno nominati, né risponderne.
Ma come può Michele Emiliano,Presidente della Regione, non rappresentare se stesso?
Come può garantire autonomia da un soggetto – la Presidenza della Regione – che egli stesso incarna?
Il faro dell’ANAC e il nodo dell’inconferibilità
L’intervento dell’ANAC non è solo opportuno, è doveroso. Il sospetto che l’atto possa violare le disposizioni del Decreto Legislativo 39/2013, in materia di inconferibilità e incompatibilità, è fondato. La norma vieta il conferimento di incarichi in enti sottoposti a controllo o finanziamento da parte della stessa amministrazione in cui si esercita una carica politica. Esattamente il caso del Presidente Emiliano.
Non si tratta dunque solo di una violazione delle buone pratiche amministrative, ma di una possibile violazione normativa, con conseguenze anche sull’efficacia giuridica del provvedimento. Se dichiarato inconferibile, l’incarico sarà nullo. E con esso, verrà smascherata una prassi che rischia di aprire un pericoloso precedente nel mondo delle fondazioni liriche.
Un caso senza precedenti
In nessuna Fondazione lirica italiana si ricorda un caso analogo. Nemmeno nei contesti più inclini alla lottizzazione o al controllo politico degli enti culturali si è mai giunti a un tale livello di sovrapposizione tra controllore e controllato. Il Petruzzelli diventa, così, non solo teatro d’opera ma palcoscenico emblematico di una gestione personalistica del potere pubblico, che svilisce il ruolo delle istituzioni e indebolisce il principio di terzietà e indipendenza degli organi culturali.
La reputazione delle istituzioni è una risorsa fragile
In tempi in cui la fiducia nelle istituzioni è sempre più fragile, l’arroganza di atti formalmente legittimi ma sostanzialmente opachi finisce per erodere quella credibilità che nessun artificio normativo potrà mai restituire.
Michele Emiliano avrebbe potuto nominare un esperto terzo, un profilo autorevole e indipendente. Ha invece scelto sé stesso. Ha utilizzato il potere pubblico per occupare uno spazio già permeato dall’influenza politica e finanziaria della Regione che presiede. Il fatto che ciò avvenga senza alcun pudore istituzionale è forse la parte più grave di tutta questa vicenda.
“In un Paese in cui la cultura dovrebbe essere presidio di trasparenza, pluralismo e indipendenza, questa nomina somiglia troppo a un gesto d’imperio. E come tutti i gesti d’imperio, ha bisogno di essere messo in discussione. Con rigore, senza sconti”.

