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Esplode il caso delle assegnazioni dirette: il Tar di Lecce accende i riflettori su Massafra

Un sistema fuori controllo: l’allarme sugli affidamenti senza gara da parte degli enti pubblici pugliesi

Lecce – In Puglia il ricorso alle assegnazioni dirette da parte degli enti pubblici è diventato non solo una prassi frequente, ma in molti casi una consuetudine ormai incontrollata. L’ultimo campanello d’allarme arriva da Massafra, dove una recente sentenza del Tar di Lecce ha messo in discussione la legittimità di un affidamento diretto, ponendo sotto i riflettori una dinamica sempre più diffusa e preoccupante: l’elusione sistematica delle gare pubbliche.

Il caso specifico: un affidamento sotto accusa

Il Comune di Massafra aveva proceduto ad assegnare direttamente un servizio senza bando, giustificando l’operazione con l’urgenza e il basso importo dell’intervento. Tuttavia, un’impresa esclusa ha fatto ricorso, denunciando una procedura opaca e priva di reali criteri di trasparenza. Il Tribunale amministrativo regionale ha accolto il ricorso, sottolineando come non siano state fornite motivazioni sufficienti per giustificare l’affidamento diretto e come non sia stata rispettata la concorrenza.

Una decisione che potrebbe fare scuola, perché mette nero su bianco quello che molti operatori del settore denunciano da tempo: una tendenza crescente degli enti locali a bypassare le gare pubbliche, favorendo pochi soggetti e comprimendo il diritto di partecipazione di altri operatori economici.

Un trend regionale allarmante

Il caso di Massafra non è isolato. Secondo dati non ufficiali ma raccolti da associazioni di categoria, negli ultimi anni in Puglia gli affidamenti diretti sarebbero aumentati del 40%, in particolare nei Comuni medio-piccoli, dove spesso mancano strutture amministrative adeguate a gestire le gare complesse. Il risultato è un ricorso eccessivo allo strumento dell’affidamento diretto, previsto dal Codice degli Appalti solo in casi limitati, che però viene interpretato con sempre maggiore disinvoltura.

I rischi: poca trasparenza, più contenziosi, minore qualità

Il danno, tuttavia, non è solo teorico. L’uso improprio delle assegnazioni dirette comporta rischi concreti: lavori eseguiti da ditte non selezionate secondo criteri oggettivi, servizi affidati senza adeguata verifica di competenze e costi, contenziosi legali che rallentano le attività amministrative e, soprattutto, un clima generale di sfiducia da parte delle imprese escluse e dei cittadini.

Serve un cambio di rotta

La sentenza del Tar di Lecce rappresenta un segnale forte e chiaro: la semplificazione amministrativa non può trasformarsi in discrezionalità incontrollata. Gli enti pubblici sono tenuti a garantire concorrenza, trasparenza e imparzialità, anche – e soprattutto – nei piccoli appalti. La Regione Puglia e l’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) dovranno ora intensificare controlli e formazione, per evitare che l’eccezione diventi regola.

In un territorio già provato da ritardi infrastrutturali e carenze gestionali, non ci si può permettere di minare ulteriormente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Se la legge prevede delle scorciatoie, queste vanno utilizzate con rigore e solo nei casi previsti. Diversamente, l’efficienza si trasforma in arbitrio. E la trasparenza rimane solo uno slogan.

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