Appalti creati su misura e silenzi strategici: nuova indagine sull’azienda dei trasporti. La Procura accusa: “Funzionari reticenti”
Sei indagati, tra dipendenti pubblici e imprenditori. L’azienda, già coinvolta nell’inchiesta “Codice Interno”, è di nuovo al centro del mirino giudiziario. La Procura denuncia l’ostruzionismo degli uffici interni.
Una nuova inchiesta scuote le fondamenta dell’azienda dei trasporti municipale. Almeno sei le persone finite nel registro degli indagati: tre funzionari attualmente in servizio all’interno dell’ente e tre imprenditori che, secondo gli inquirenti, avrebbero beneficiato di un sistema di appalti truccati, facilitazioni illecite e scambi di favori orchestrati con metodo e continuità.
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica, rappresenta un’evidente prosecuzione – o forse un’evoluzione – della nota inchiesta Codice Interno, che aveva già evidenziato pericolose infiltrazioni del clan Parisi all’interno dell’azienda. A distanza di mesi, quello che emerge dalle carte degli inquirenti è un quadro altrettanto allarmante: gare d’appalto ritagliate su misura, contatti opachi tra funzionari e ditte private, e un sistema di relazioni sospette consolidato nel tempo.
Gli indagati e le ipotesi di reato
I tre dipendenti dell’azienda pubblica, tutti con ruoli tecnici e decisionali, sono accusati a vario titolo di corruzione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Gli imprenditori, dal canto loro, avrebbero partecipato ad accordi sottobanco per ottenere vantaggi economici e contratti pubblici, in violazione delle regole di trasparenza e concorrenza. Gli atti parlano di “rapporti sistematici” tra gli indagati, con episodi documentati di incontri riservati, scambi di documentazione riservata e pressioni interne per pilotare l’esito delle gare.
La Procura: “Collaborazione insufficiente, anzi ostacolata”
Il dato più inquietante, secondo fonti interne alla Procura, riguarda però l’atteggiamento dell’azienda stessa. In un passaggio particolarmente severo, i magistrati denunciano una “preoccupante mancanza di collaborazione da parte di alcuni funzionari apicali”, definiti “reticenti, elusivi e in alcuni casi ostili alle richieste di chiarimento”.
Una parte della documentazione richiesta dagli investigatori sarebbe stata consegnata solo in parte, o con ritardi ingiustificati. In altri casi, agli inquirenti sarebbe stata fornita una versione dei fatti ritenuta “lacunosa e parziale”, tale da ostacolare il corretto sviluppo delle indagini. “Siamo di fronte a un atteggiamento che non può essere spiegato con la sola negligenza amministrativa – sottolinea una fonte investigativa – ma che suggerisce una volontà precisa di proteggere dinamiche interne da tempo compromesse.”
Il passato che ritorna: l’ombra del clan Parisi
È impossibile, in questo scenario, ignorare i precedenti. L’inchiesta Codice Interno aveva già posto l’azienda sotto i riflettori per presunti rapporti con il clan Parisi, tra cui assunzioni sospette, affidamenti diretti e condizionamenti nelle nomine interne. L’azienda, pur proclamandosi parte lesa, non era riuscita a scrollarsi di dosso il sospetto di complicità ambientale. Oggi, con una nuova ondata di indagati e una Procura visibilmente irritata per la scarsa trasparenza, quelle ombre si infittiscono.
Una crisi di fiducia istituzionale
La vicenda, oltre a delineare un possibile nuovo caso di mala gestione della cosa pubblica, rischia di aprire un fronte di crisi istituzionale. Un’azienda pubblica chiamata a garantire un servizio essenziale come il trasporto urbano, già sotto accusa per inefficienze strutturali, si trova ora a fare i conti con una perdita di credibilità interna e pubblica. Il silenzio – o peggio, l’ostruzionismo – di fronte alla magistratura rischia di aggravare una situazione già critica.
Nel frattempo, l’inchiesta prosegue: nuove perquisizioni sono attese nei prossimi giorni, così come ulteriori iscrizioni nel registro degli indagati non sono escluse. La Procura, decisa a fare piena luce, sembra non intenzionata a fare sconti. E intanto la città osserva, con crescente sfiducia, l’ennesimo scandalo che affonda radici nella macchina pubblica.Si fermerà a Bari o le Procure verificheranno le altre aziende di trasporto pugliesi? Vedremo in questi giorni.

