Foggia:Capitanata il ritorno del buio. L’omicidio Mastropasqua scuote la città, la Quarta Mafia rialza la testa
di [Cesare Bifaro]
Foggia si è svegliata in silenzio, ma il silenzio, stavolta, non è stato pace: è stato un colpo di pistola, muto ma letale, esploso con precisione chirurgica alla base del collo. Un’esecuzione. L’ennesimo segnale che la criminalità organizzata nella Capitanata non è mai andata via. Ha solo cambiato pelle.
Il cadavere e il contesto
Giovanni Mastropasqua, 50 anni, pregiudicato per spaccio e altri reati minori, è stato ritrovato senza vita all’interno di una Smart rossa, parcheggiata tra via Zuretti e via Arpaia, a due passi dalla sede Asl in piazza della Libertà. Il colpo – uno solo, sparato con probabile uso di silenziatore – è bastato a spegnere la sua vita. Nessuno ha sentito nulla. Nessun allarme, nessuna fuga. L’omicidio è stato eseguito con freddezza professionale, quasi militare. Un segno evidente: non un regolamento di conti improvvisato, ma un’azione calcolata, fredda. Da “dentro”.
Una firma ben riconoscibile
A uccidere Giovanni potrebbe essere stato qualcuno a lui vicino. Forse addirittura seduto accanto, nella stessa auto. Un metodo noto negli ambienti criminali foggiani: l’amico che uccide l’amico, il compare che si trasforma in carnefice. L’ennesima prova di come il codice d’onore mafioso – se mai è davvero esistito – abbia lasciato il posto alla legge del più forte, del più spietato.
Un messaggio mafioso tra le strade della città
La morte di Mastropasqua, uomo d’ambiente ma non certo un “pezzo da novanta”, accende i riflettori su un equilibrio criminale in profonda mutazione. L’epicentro resta la Quarta Mafia, l’organizzazione mafiosa autoctona che negli ultimi anni ha mostrato una spregiudicatezza senza eguali, e che ora, dopo gli arresti, i pentimenti eccellenti (tra cui quello della famiglia Francavilla), sembra voler riorganizzare i propri ranghi.
Questo omicidio ha le caratteristiche di un avvertimento interno, un repulisti, forse l’eliminazione di un elemento scomodo o potenzialmente pericoloso. Le indagini – coordinate dalla Procura di Foggia – stanno già scandagliando i rapporti più recenti della vittima, le frequentazioni, i contatti nel sottobosco della criminalità foggiana.
Le nuove leve si fanno spazio
È lecito pensare che la morte di Mastropasqua non sia un episodio isolato, ma un tassello di un mosaico molto più ampio: quello della nuova generazione criminale, ambiziosa, affamata di potere, pronta a riempire i vuoti lasciati da chi ha parlato con la giustizia o da chi è finito dietro le sbarre. Giovani leve che, armate e addestrate, stanno scrivendo nuove regole di sangue.

Un colpo al cuore di Foggia
Quanto accaduto non è solo un fatto di cronaca. È l’ennesima ferita aperta nel cuore di una città che vive, ogni giorno, sotto la cappa dell’intimidazione mafiosa. Una città dove si spara di mattina, in pieno centro, con una tale calma da non destare sospetto. Dove un uomo può morire senza che nessuno se ne accorga, fino all’arrivo dei passanti, del 118, dei carabinieri.
Sette figli lascia Giovanni Mastropasqua. Un altro dramma nel dramma, un’altra famiglia segnata da una criminalità che sembra non voler mollare la presa.
La città è stanca. Ma non può essere sola
Foggia ha bisogno di protezione, ma anche di verità. Le indagini sono appena all’inizio, ma la comunità chiede chiarezza, sicurezza, giustizia. Serve una risposta forte dello Stato, come avvenuto – anche se tardivamente – in altre realtà del Sud. Non bastano le retate occasionali, servono strategie profonde, risorse, presenza.

Perché se è vero che la Quarta Mafia sta tornando a farsi sentire, è altrettanto vero che la società civile ha ancora voce. E deve usarla.
Non può esserci normalità in una città dove si uccide senza fare rumore.

