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Foggia:Scuole in Capitanata, una vergogna che si trascina da anni gli studenti manifestano, le istituzioni continuano a tacere


Circa 450,500 studenti sono scesi in piazza a Foggia per denunciare le condizioni in cui versano gli istituti scolastici. Una protesta pacifica, ma carica di rabbia e delusione, che riporta alla luce un problema ormai cronico: l’abbandono dell’edilizia scolastica e la mancanza di risposte concrete da parte delle istituzioni. Perché per garantire il diritto allo studio non bastano le parole e le promesse: servono interventi, responsabilità e fatti.

Ancora una volta sono stati gli studenti a dover scendere in piazza per ricordare alla politica e alle istituzioni che la scuola non può essere lasciata al proprio destino. A Foggia, migliaia di ragazze e ragazzi hanno manifestato pacificamente per denunciare le condizioni in cui versano numerosi istituti scolastici cittadini, portando all’attenzione pubblica una situazione che in Capitanata si trascina ormai da troppi anni.

Non si tratta di una protesta improvvisata, né di una semplice giornata di contestazione. È il grido di chi quotidianamente entra in edifici scolastici che dovrebbero rappresentare luoghi di formazione, crescita e sicurezza, ma che troppo spesso si trovano a fare i conti con carenze strutturali, manutenzione insufficiente e condizioni ambientali che non dovrebbero essere tollerate in nessuna scuola.

Cadute di calcinacci, infiltrazioni d’acqua, aule allagate, muffa, problemi agli impianti e persino nidi di vespe all’interno degli edifici. Sono alcune delle criticità denunciate dagli studenti. Situazioni che non possono essere archiviate come semplici disagi, perché riguardano direttamente la sicurezza e la salute di chi frequenta quotidianamente quegli ambienti.

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Il corteo, partito da piazza Italia, ha attraversato il centro cittadino fino a raggiungere Palazzo Dogana, sede della Provincia. Una manifestazione ordinata e pacifica, durante la quale i giovani hanno dimostrato ancora una volta maturità e senso di responsabilità, chiedendo semplicemente ciò che dovrebbe essere garantito a tutti: scuole sicure, dignitose e funzionali.

Una protesta che va avanti da anni, ma chi deve intervenire?

La domanda che oggi dovrebbe porsi la politica è molto semplice: quanti anni ancora dovranno trascorrere prima che qualcuno intervenga seriamente?

Perché le problematiche dell’edilizia scolastica in Capitanata non sono una novità. Studenti, docenti, dirigenti scolastici e personale della scuola denunciano da tempo situazioni difficili, chiedono interventi, segnalano criticità e reclamano maggiore attenzione.

Eppure, troppo spesso, alle richieste seguono soltanto incontri, dichiarazioni, rassicurazioni e promesse che non si traducono in soluzioni definitive.

È inaccettabile che siano proprio i ragazzi, che dovrebbero preoccuparsi esclusivamente del loro percorso di studi e del proprio futuro, a dover organizzare manifestazioni per ricordare agli amministratori quali siano le loro responsabilità.

È altrettanto inaccettabile che gli insegnanti, oltre a svolgere il delicato compito educativo, debbano spesso lavorare in ambienti che presentano problemi manutentivi e strutturali, con tutte le difficoltà che questo comporta per la didattica e per la serenità dell’intera comunità scolastica.

La scuola non può essere considerata una voce secondaria nei bilanci pubblici, né un problema da affrontare soltanto quando si verifica un’emergenza o quando gli studenti decidono di scendere in piazza.

Non soltanto le scuole superiori: anche gli istituti inferiori chiedono attenzione

Il problema riguarda l’intero sistema scolastico della Capitanata. Non soltanto gli istituti superiori, ma anche le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado.

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Bambini, ragazzi e insegnanti hanno diritto a frequentare strutture adeguate, sicure e accoglienti. Non è accettabile che la qualità dell’ambiente scolastico dipenda dal territorio in cui si trova una scuola, dalla disponibilità economica dell’ente proprietario o dalla capacità delle famiglie di far sentire la propria voce.

Le competenze amministrative sono distribuite tra Comuni, Provincia e altri enti, a seconda della tipologia degli edifici e degli interventi necessari. Ma questa suddivisione non può diventare un alibi per nessuno.

I cittadini non devono assistere al solito rimpallo di responsabilità. Le istituzioni devono dialogare, coordinarsi e individuare le risorse necessarie per risolvere le criticità.

Quando si parla di edilizia scolastica si parla di sicurezza, prevenzione e diritto allo studio. Non di favori concessi agli studenti.

La politica non può ricordarsi della scuola soltanto durante le campagne elettorali

C’è un aspetto che merita una riflessione ancora più profonda: il silenzio che troppo spesso accompagna queste problematiche.

Dove sono i rappresentanti istituzionali quando gli studenti segnalano infiltrazioni, aule inagibili e condizioni strutturali preoccupanti? Dove sono gli amministratori quando insegnanti e famiglie chiedono interventi? E soprattutto, quali risultati concreti sono stati raggiunti dopo le tante segnalazioni e le tante proteste degli ultimi anni?

Non bastano le fotografie durante gli incontri, le dichiarazioni di circostanza o la disponibilità manifestata davanti alle telecamere.

Servono programmi di intervento, finanziamenti, cronoprogrammi pubblici e verifiche sul rispetto degli impegni assunti.

Il confronto in videoconferenza tra i rappresentanti degli studenti del Lanza, Peruggini, Pascal, Altamura e Volta e il presidente della Provincia, Giuseppe Nobiletti, rappresenta certamente un’occasione di dialogo. Ma adesso è necessario passare dalle parole ai fatti.

Gli studenti hanno esposto le loro difficoltà. Ora spetta alle istituzioni dimostrare di aver ascoltato davvero.

I ragazzi non chiedono privilegi, chiedono diritti

La manifestazione foggiana ha avuto anche il merito di riportare al centro il problema del caro vita, una questione che pesa sulle famiglie e condiziona sempre più le possibilità dei giovani.

Il costo dei trasporti, dei libri, del materiale didattico e delle altre spese necessarie per frequentare la scuola rappresenta un ostacolo concreto per tante famiglie.

Anche questo è diritto allo studio: garantire che nessuno debba rinunciare alle opportunità formative a causa delle difficoltà economiche.

I giovani della Capitanata non chiedono privilegi. Chiedono attenzione, rispetto e condizioni dignitose per poter studiare. Chiedono di non dover avere paura quando entrano in un’aula, di poter seguire una lezione senza infiltrazioni d’acqua e di trovare ambienti puliti, sicuri e adeguati.

E soprattutto chiedono di essere ascoltati prima che sia necessario scendere nuovamente in piazza.

La Capitanata non può permettersi di abbandonare il futuro dei suoi giovani

Questa manifestazione dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme per tutte le istituzioni competenti, dalla Regione ai Comuni, dalla Provincia agli organismi preposti alla gestione e alla sicurezza degli edifici scolastici.

Non possiamo continuare a parlare di futuro, di giovani, di formazione e di contrasto allo spopolamento se poi non siamo capaci di garantire loro scuole dignitose.

La Capitanata ha bisogno di investimenti, programmazione e attenzione. Ha bisogno di amministratori che considerino la scuola una priorità assoluta e non una questione da affrontare soltanto quando esplode una protesta.

I migliaia di studenti scesi in piazza a Foggia hanno lanciato un messaggio chiaro. Lo hanno fatto pacificamente, senza violenza, mettendoci la faccia e chiedendo risposte.

Adesso non devono essere lasciati soli.

La vera sconfitta per le istituzioni non è vedere gli studenti manifestare. La vera sconfitta è che, dopo anni di proteste, quegli stessi studenti siano ancora costretti a scendere in piazza per chiedere una scuola sicura.

Perché una scuola che cade a pezzi non è soltanto un problema di manutenzione: è il simbolo di un territorio che rischia di non investire abbastanza nel proprio futuro.

E i giovani della Capitanata meritano molto più di promesse e strette di mano. Meritano risposte, interventi e soprattutto fatti concreti.

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