Inchiesta Dda sulla Napoli-Bari: 37 richieste di carcere. Il ruolo della provincia di Foggia e il caso Apricena
La Procura antimafia di Napoli ha chiesto la custodia cautelare in carcere per 37 persone. Altre otto sono interessate da richieste di misure diverse, mentre per quattro indagati non è stata avanzata alcuna richiesta cautelare. Nel fascicolo le ipotesi di corruzione, fatture per operazioni inesistenti, sfruttamento di lavoratori stranieri e intestazioni societarie. Sullo sfondo, i grandi appalti ferroviari e la presenza della Napoli-Bari in Capitanata. Ma il riferimento ad Apricena rimanda a una vicenda precedente e distinta.
C’è un nome che, nella lettura territoriale della nuova inchiesta della Direzione distrettuale antimafia, merita particolare attenzione: Foggia.
E, subito dopo, Apricena.
La provincia di Foggia entra infatti nel quadro geografico della realizzazione della linea ferroviaria Napoli-Bari, una delle principali opere infrastrutturali in corso nel Mezzogiorno. Alcuni dei lotti della nuova linea interessano la Capitanata, in particolare l’area compresa tra Orsara e Bovino.
Ma proprio su questo punto è necessario evitare semplificazioni.
Il fatto che la Napoli-Bari attraversi il territorio foggiano non significa che tutte le persone, le società o le contestazioni contenute nell’inchiesta siano automaticamente riconducibili ai cantieri della provincia.
La nuova indagine della Dda, infatti, sembra articolarsi su più filoni. Accanto agli aspetti connessi ai grandi appalti ferroviari, il fascicolo comprende ipotesi investigative relative a presunti episodi di corruzione, fatture per operazioni inesistenti, sfruttamento di lavoratori stranieri e intestazioni societarie.
È quindi necessario distinguere il contesto territoriale dell’opera dai singoli episodi contestati dagli inquirenti.
Trentassette richieste di custodia cautelare in carcere
Il dato più rilevante sul piano giudiziario riguarda le richieste cautelari formulate dalla Procura antimafia.
Sono 37 le persone per le quali è stata chiesta la custodia cautelare in carcere: Pasquale Belforte, Camillo Belforte, Dante Salzillo, Raffaele Salzillo, Francesco Giacco, Franco Manno, Gianfranco Gaudiano, Domenico Di Lillo, Ali Salah Ali Abdelati, Romualdo Lampitielli, Gregorio Ariano, Giovanni Gentile, Aristodemo Busillo, Marco Mirafilo, Alessio De Luca, Piero Centonze, Maurizio Di Prima, Vincenzo Moriello, Alessandro Stabile, Salvatore Francesco Caruso, Giuseppe Malagnino, Vincenzo Metelli, Antonio Donadio, Marco Ricci, Nicola Niki Camiscia, Luciano Vernicelli, Giandomenico Colella, Alessandro Cupellini, Gianfranco Fontana, Maurizio Ferroni, Costantino Guidobaldi, Nino Ciampaglia, Mauro Derna, Angelo Salzillo, Emanuela Rotondella, Alberto Sannino e Francesco Cosentino.
Nell’elenco figurano anche due pugliesi: Salvatore Francesco Caruso, 51 anni, di Bari, e Giuseppe Malagnino, 48 anni, di Manduria.
La Procura ha inoltre chiesto gli arresti domiciliari per Giovanni Fatigati, Vincenzo Martino, Eufemia Moccia ed Eduardo De Gactano.
Per Antonio Amato, Diego Pellicioli, Harrison Vozza e Angelantonio Santoro è stato invece richiesto il divieto di dimora.
Per altri quattro indagati – Michele Piccolo, Santo Migliaccio, Luca Marinelli e Carmine Marinelli – la Procura non avrebbe chiesto alcuna misura cautelare.
Non sono 37 arresti
Un chiarimento è fondamentale, soprattutto sul piano giornalistico: non si tratta di 37 arresti già eseguiti.
Il numero indica le richieste formulate dalla Procura. Sarà il giudice per le indagini preliminari a valutare la sussistenza dei presupposti per l’eventuale applicazione delle misure cautelari.
Per alcuni degli indagati è previsto inoltre l’interrogatorio preventivo, prima della decisione sulle misure richieste.
Si tratta dunque di una fase ancora precedente a qualsiasi eventuale giudizio di responsabilità.
Le ipotesi investigative
Il procedimento comprende contestazioni di natura diversa.
Uno dei filoni riguarda i rapporti economici e societari che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero collegati ad attività e appalti di rilevanza infrastrutturale.
Un altro capitolo riguarda un presunto sistema di fatture per operazioni inesistenti.
Nel fascicolo compare inoltre il tema dello sfruttamento di lavoratori stranieri, insieme ad altre ipotesi relative alla gestione e all’intestazione di società.
Si tratta, anche in questo caso, di contestazioni che dovranno essere sottoposte al vaglio degli inquirenti.

