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Foggia:Dia, il commiato del colonnello Iannucci «La mafia foggiana cambia, ma la squadra Stato c’è»


FOGGIA – Un momento di commiato, ma anche l’occasione per tracciare il bilancio di oltre sei anni di attività sul fronte della lotta alla criminalità organizzata. Si è svolto oggi nella sede della Direzione investigativa antimafia di piazza Italia l’incontro per salutare il colonnello Paolo Iannucci, alla guida della Sezione operativa della Dia di Foggia fin dalla sua nascita. Presenti rappresentanti delle istituzioni civili e politiche, della magistratura, dell’avvocatura e delle forze dell’ordine.
Iannucci è arrivato a Foggia nel febbraio del 2020, in occasione dell’inaugurazione della Sezione operativa, alla presenza dell’allora ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Poche settimane dopo sarebbe esplosa la pandemia, ma il nuovo presidio uantimafia aveva già assunto un ruolo strategico nella risposta dello Stato alla violenta escalation criminale che aveva interessato la provincia di Foggia.

«Ho trovato una terra che richiedeva l’impegno della Dia. Oggi lascio un ufficio perfettamente funzionante, con indagini chiuse e altre ancora in corso», ha detto il colonnello, che lascia l’incarico per raggiunti limiti di età.

Nel ripercorrere questi anni, Iannucci ha sottolineato soprattutto la capacità delle organizzazioni criminali di modificare rapidamente assetti, strategie e rapporti di forza. Un’evoluzione che rende difficile interpretare eventuali fasi di apparente tranquillità come un reale arretramento della criminalità.

«Le ultime inchieste ci dimostrano che la storia della provincia di Foggia è sempre la stessa: l’alternarsi di momenti di tranquillità ad altri di frizioni. Eventuali periodi di calma non sempre rappresentano una retrocessione della criminalità», ha spiegato.

Il riferimento è alle diverse realtà mafiose radicate in Capitanata, dalla Società foggiana alla criminalità garganica, fino a quella di San Severo. Organizzazioni differenti per storia e caratteristiche, ma accomunate dalla capacità di rigenerarsi e, in determinate condizioni, di tornare a confrontarsi violentemente.

«La storia ci insegna che le guerre possono sorgere da un momento all’altro. Abbiamo visto omicidi eclatanti anche negli ultimi tempi. Ma la squadra Stato c’è e lavora coralmente», ha rimarcato Iannucci.

Accanto alle dinamiche della criminalità organizzata, resta poi il fenomeno della microcriminalità, sul quale pesa anche il coinvolgimento di fasce sempre più giovani della popolazione. «Alcune giovani leve – ha osservato il colonnello – sono in grado di sacrificare persino la vita per guadagni facili e un futuro non positivo».

Il fronte economico: quasi 15mila aziende analizzate
Uno dei principali fronti dell’attività della Dia foggiana in questi anni è stato quello economico e patrimoniale. Perché la forza delle organizzazioni criminali, ha evidenziato Iannucci, non può essere valutata soltanto attraverso la loro capacità militare o attraverso il numero di episodi violenti.
«Sul profilo economico non è una mafia più debole», ha sottolineato, richiamando il lavoro svolto sul fronte delle interdittive antimafia, delle verifiche e degli approfondimenti sulle imprese.

Un’attività capillare che ha consentito di accendere i riflettori su migliaia di realtà economiche del territorio: quasi 15mila aziende sono state analizzate nel corso dell’attività della Sezione operativa.

È proprio sul terreno dell’economia che, secondo Iannucci, si gioca una parte importante della sfida alla criminalità organizzata. L’obiettivo non è soltanto colpire i gruppi mafiosi sul piano giudiziario, ma impedire che il loro potere possa trasformarsi in controllo dell’economia legale, condizionamento delle imprese e infiltrazione nel tessuto produttivo.

Dopo oltre sei anni, il colonnello lascia dunque una struttura ormai consolidata e pienamente operativa. Un presidio nato in una fase particolarmente difficile per la provincia e che, nel corso degli anni, ha rafforzato il proprio ruolo nella strategia di contrasto alle mafie foggiane.

Il commiato di Iannucci diventa così anche un passaggio di consegne simbolico: la criminalità della Capitanata continua a cambiare volto e a ridefinire il piano criminale con l’organizzazione centrale.

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