Rapine da guerra, il blitz dei Carabinieri: emerge una presunta rete di complicità
Un’organizzazione strutturata, capace di pianificare nei minimi dettagli assalti ai portavalori con modalità paramilitari, investimenti economici rilevanti e una rete di presunte complicità. È il quadro delineato dalla Procura e dai Carabinieri al termine di una complessa attività investigativa che ha portato all’esecuzione di sette misure cautelari per associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso e all’iscrizione di nove persone nel registro degli indagati.

Tra gli arrestati figurano Riccardo Acquaviva, Attila Cosimo Cirulli, Riccardo Magno, Pasquale Pazienza, Pasquale Sciusco e Giovanni Terlizzi. L’inchiesta prosegue per accertare ruoli e responsabilità di tutti i soggetti coinvolti.

Tra gli indagati compare anche A.G., medico oggi in pensione. Nei suoi confronti viene contestata l’ipotesi di favoreggiamento. È opportuno precisare che al professionista non è destinatario di alcuna misura cautelare: non è stato arrestato e, secondo quanto riferito, non ha ricevuto alcun avviso di garanzia. Saranno gli ulteriori sviluppi investigativi e l’eventuale vaglio dell’autorità giudiziaria a chiarire ogni profilo di responsabilità.

Secondo la ricostruzione della Procura, l’ex medico avrebbe agevolato Barraso durante il ricovero all’ospedale di Cerignola, consentendogli incontri con alcuni familiari e mettendoli in guardia sulla possibile presenza di dispositivi di intercettazione ambientale. In una conversazione captata dagli investigatori si farebbe riferimento all’invito a parlare il meno possibile e, se necessario, a comunicare per iscritto.
Le indagini ipotizzano inoltre che anche altri operatori sanitari, allo stato non identificati, possano aver favorito Barraso, rimasto ferito durante l’assalto di Toritto e giunto in ospedale con una profonda ferita all’addome già suturata professionalmente. Circostanza che, secondo il comandante provinciale dei Carabinieri Gianluca Trombetti, dimostrerebbe come il gruppo criminale avrebbe beneficiato non soltanto di omertà, ma anche di concreti favori.

L’attività investigativa, condotta dai Carabinieri del Reparto Operativo guidato dal colonnello Francesco Piroddi e dal Nucleo coordinato da Dario Di Iorio, ha consentito di ricostruire l’elevato livello tecnico e organizzativo della presunta associazione. Fondamentale il contributo delle intercettazioni e delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
L’ex capoclan di Vieste Marco Raduano ha descritto una struttura composta da cellule operative riconducibili a diversi gruppi mafiosi, evidenziando come i cerignolani fossero considerati elementi indispensabili per la loro esperienza negli assalti ai portavalori. Secondo il collaboratore, per ogni colpo venivano impiegate tra le venti e le trenta persone, con investimenti di migliaia di euro destinati all’acquisto di mezzi, camion e logistica. Ogni partecipante contribuiva economicamente all’organizzazione, ottenendo poi una quota dei proventi proporzionata all’investimento effettuato.
Le dichiarazioni di Antonio Quitadamo hanno invece consentito di approfondire le fasi preparatorie delle rapine: dal furto sistematico di automezzi — in un episodio anche quattro autobus della Stp di Brindisi — al loro occultamento presso aziende ritenute compiacenti, fino all’impiego di armi da guerra. Il collaboratore ha inoltre riferito dell’esistenza, in alcuni casi, di presunte complicità interne agli istituti di trasporto valori, con informazioni preventive sui carichi di denaro trasmesse agli assalitori.
Per gli investigatori emerge il profilo di un’organizzazione altamente specializzata, caratterizzata da un’accurata pianificazione logistica, disponibilità di ingenti risorse economiche e capacità operative tali da mettere seriamente a rischio l’incolumità di cittadini e forze dell’ordine. Il procuratore Roberto Rossi ha richiamato, a tal proposito, una significativa intercettazione relativa ai preparativi di un assalto del novembre 2024, nella quale alcuni componenti della banda avrebbero manifestato la disponibilità ad aprire il fuoco contro i militari qualora fossero intervenuti.
L’inchiesta rappresenta un ulteriore tassello nel contrasto ai gruppi criminali specializzati negli assalti ai portavalori. Le indagini proseguono per verificare ogni singola posizione e accertare, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza, le eventuali responsabilità penali dei soggetti coinvolti.

