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Foggia: Amministrazione Episcopo, gli errori continuano: tra superficialità e atti incompleti, la gestione comunale finisce ancora sotto i riflettori


Nuova cantonata sulla proposta di delibera per i 64 alloggi Erp di Arca Capitanata: manca il parere di regolarità contabile. Una vicenda che solleva interrogativi sul metodo di lavoro dell’amministrazione e sulla capacità di arrivare in Consiglio comunale con atti completi, verificati e pronti per essere discussi.

Gli errori continuano a esserci. E, soprattutto, continuano a ripetersi. Nell’amministrazione comunale guidata da Maria Aida Episcopo, la vicenda dei 64 alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) di Arca Capitanata riporta al centro una questione che non può essere liquidata come una semplice svista burocratica: la qualità degli atti amministrativi e l’attenzione con cui vengono preparati i provvedimenti destinati al Consiglio comunale.

Che si tratti di sciatteria, superficialità o di un problema più profondo nell’organizzazione degli uffici e nel coordinamento tra i settori, il dato politico resta. Una proposta di delibera arriva all’attenzione della massima assise cittadina senza un elemento essenziale per il suo esame: il parere di regolarità contabile, necessario in relazione ai riflessi economico-finanziari e patrimoniali dell’operazione.

Non è un dettaglio secondario. Non è una virgola fuori posto. È una mancanza che impone integrazioni documentali e rischia di rallentare un provvedimento che riguarda un intervento abitativo importante per la città.

Il caso dei 64 alloggi: una delibera incompleta

La questione riguarda la proposta con cui il Consiglio comunale è chiamato a riconoscere l’interesse pubblico del permesso di costruire in deroga all’Accordo di Programma relativo alla Cittadella Ecologica Santa Maria, risalente al 2009.

Alla vigilia della seduta consiliare del 28 ottobre, arriva però la presa di posizione del responsabile del Servizio Economico Finanziario, Carlo Dicesare. La proposta riporta la formula relativa all’acquisizione dei pareri di regolarità tecnica e contabile, ma l’attestazione non corrisponde agli atti effettivamente disponibili.

Il dirigente lo scrive : la dichiarazione contenuta nel dispositivo «non corrisponde agli atti e va rettificata».

Una contestazione che pesa, perché non riguarda un aspetto marginale della procedura, ma la correttezza formale e sostanziale della documentazione sottoposta ai consiglieri.

La domanda, allora, è inevitabile: com’è possibile che una proposta destinata al Consiglio comunale arrivi a questo punto senza che sia stata verificata la completezza dei pareri necessari?

Non una semplice formalità: servono altri documenti

La nota del dirigente finanziario non si limita a segnalare l’assenza del parere. Evidenzia anche la necessità di acquisire una serie di elementi indispensabili per poterlo esprimere compiutamente.

Tra le integrazioni richieste figurano un prospetto comparativo delle aree cedute al Comune in base alla convenzione del 2011, di quelle comprese nella compravendita di Arca Capitanata e di quelle ancora da cedere; un quadro delle singole obbligazioni; l’impegno formale di Arca a realizzare, entro termini certi, almeno le opere di urbanizzazione strettamente necessarie; la quantificazione del contributo di costruzione.

E c’è un ulteriore aspetto tutt’altro che trascurabile: qualora le urbanizzazioni non fossero interamente a carico di Arca, occorrerebbe indicare gli importi, le fonti di copertura finanziaria e l’eventuale inserimento nella programmazione triennale dei lavori pubblici.

Non si tratta, dunque, di produrre un foglio mancante o di correggere una frase. È necessario ricostruire un quadro documentale articolato, con implicazioni urbanistiche, patrimoniali ed economiche.

Il dirigente assicura che il parere sarà reso entro sette giorni dalla trasmissione della proposta integrata, richiamando anche l’esigenza di salvaguardare il finanziamento statale destinato ai 64 alloggi.

Una tempistica che mette in evidenza la delicatezza della questione e rende ancora più difficile comprendere perché le verifiche necessarie non siano state completate prima di arrivare alla vigilia del Consiglio.

Sciatteria o superficialità? Il problema è il metodo

È proprio qui che la vicenda assume una dimensione politica. Perché, al di là delle responsabilità tecniche che dovranno essere ricostruite, resta una questione di fondo: con quale metodo vengono predisposti e verificati gli atti dell’amministrazione Episcopo?

Non sarebbe corretto attribuire automaticamente ogni carenza agli amministratori politici, né confondere le responsabilità dei dirigenti con quelle della Giunta. Ma sarebbe altrettanto sbagliato considerare ogni episodio come un incidente isolato, senza interrogarsi sul funzionamento complessivo della macchina comunale.

Quando una proposta presenta un’attestazione che non trova riscontro negli atti e necessita di ulteriori documenti prima che possa essere espresso il parere contabile, il problema non è soltanto burocratico. È anche organizzativo: occorre capire se i controlli preventivi funzionino, se gli uffici dialoghino in modo efficace e se esista un coordinamento adeguato tra i settori coinvolti.

La sciatteria e la superficialità sono ipotesi che alimentano inevitabilmente il dibattito politico. Per trasformarle in conclusioni servirebbero però elementi ulteriori. Quello che emerge dalla documentazione richiamata è già sufficiente a porre una domanda seria sulla capacità dell’amministrazione di assicurare atti completi e procedure lineari.

Gli errori si sommano, la fiducia si indebolisce

Un singolo errore può capitare in qualsiasi amministrazione. La differenza la fanno la frequenza degli episodi, la capacità di prevenirli e la rapidità con cui vengono corretti.

Per questo la vicenda dei 64 alloggi non dovrebbe essere archiviata come una semplice complicazione tecnica. L’edilizia residenziale pubblica riguarda un bisogno concreto, quello della casa, e chiama in causa risorse pubbliche, obblighi convenzionali, opere di urbanizzazione e tempi di realizzazione. In un contesto simile, la precisione degli atti non è un lusso: è una condizione essenziale per procedere correttamente.

La necessità di salvaguardare il finanziamento statale, richiamata dallo stesso dirigente finanziario, rende ancora più importante evitare ritardi e passaggi che avrebbero potuto essere affrontati prima della convocazione del Consiglio.

A questo punto, i cittadini hanno diritto di sapere se si sia trattato di una mancanza occasionale oppure del sintomo di una difficoltà più generale nella gestione delle procedure amministrative. E hanno diritto di sapere quali misure si intendano adottare per evitare che episodi simili si ripetano.

Episcopo chiarisca cosa sta accadendo

La vicenda lascia aperti interrogativi che non possono essere ignorati. Perché la proposta è arrivata in Consiglio senza il parere contabile necessario? Perché gli elementi richiesti dal Servizio Economico Finanziario non erano già disponibili? Chi avrebbe dovuto verificare la completezza della documentazione? E quali iniziative verranno adottate per garantire che le prossime delibere arrivino all’esame dei consiglieri senza lacune di questo tipo?

Sono domande legittime, alle quali sarebbe opportuno rispondere con chiarezza, senza rifugiarsi dietro il linguaggio tecnico degli uffici o liquidare la vicenda come una questione esclusivamente procedurale.

L’amministrazione Episcopo è chiamata a dimostrare che dietro gli atti pubblici esistano organizzazione, controllo e responsabilità. Perché governare una città non significa soltanto portare le proposte in aula, ma assicurarsi che siano istruite correttamente, corredate dei pareri necessari e sostenute da una documentazione adeguata.

Il caso dei 64 alloggi Erp rappresenta un nuovo campanello d’allarme. Non autorizza, da solo, a parlare di un fallimento amministrativo complessivo, ma impone una riflessione sul metodo e sulla qualità del lavoro svolto.

Gli errori possono capitare. Quando però le lacune emergono alla vigilia di passaggi istituzionali importanti, la domanda diventa inevitabile: si tratta di semplici sviste oppure di un problema più strutturale nel modo in cui questa amministrazione prepara e controlla i propri atti?

È a questa domanda che l’amministrazione Episcopo deve dare una risposta. Perché la città ha bisogno di procedure certe, atti solidi e decisioni tempestive, non di provvedimenti che arrivano in aula e scoprono soltanto all’ultimo momento di non essere ancora pronti.

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