Puglia:Sanità pugliese, scontro in Commissione scintille tra Pagliaro e Pentassuglia. Seduta sospesa e insulti dopo lo stop
Si alzano i toni sul numero e sull’effettiva operatività delle case di comunità in Puglia. Botta e risposta tra il consigliere Paolo Pagliaro e l’assessore Donato Pentassuglia, con il confronto che degenera dopo la sospensione dei lavori. Al centro della polemica, le strutture territoriali e i servizi realmente garantiti ai cittadini.
Gli animi si scaldano, le parole si fanno sempre più dure e il confronto politico lascia spazio alla tensione. La seduta della Commissione Sanità si trasforma in un acceso terreno di scontro tra il consigliere regionale Paolo Pagliaro e l’assessore alla Sanità Donato Pentassuglia. A far esplodere la polemica è il tema delle case di comunità, tra numeri ufficiali, servizi da garantire e dubbi sulla reale funzionalità delle strutture. Una discussione che, con il passare dei minuti, si inasprisce fino alla sospensione dei lavori, per poi sfociare in insulti subito dopo l’interruzione della seduta.
Al centro della contesa c’è il numero delle strutture sanitarie territoriali concordate per la Puglia. Pentassuglia riferisce che sono complessivamente 85 le case di comunità previste dagli accordi con il Ministero della Salute e l’Unione europea, anche al termine di una recente revisione. Un dato, precisa l’assessore, definito attraverso atti pubblici, che tuttavia non equivale alla piena attivazione di tutte le strutture.
È proprio su questo punto che il confronto si accende. Pagliaro contesta la rappresentazione dei numeri e sposta l’attenzione dal dato formale alla concreta erogazione dei servizi. «Non ci sono case di comunità che funzionano», è la sostanza della sua denuncia. Una posizione ribadita con parole nette: «Nessuna casa di comunità funziona davvero, si aumenta l’Irpef ai pugliesi senza garantire i servizi».
Un attacco diretto, che chiama in causa non soltanto l’organizzazione della sanità territoriale, ma anche il rapporto tra la pressione fiscale sui cittadini e la qualità delle prestazioni offerte. Per Pagliaro, infatti, il nodo non è semplicemente quante strutture risultino programmate o inserite negli accordi, ma quante siano realmente operative e in grado di rispondere alle esigenze della popolazione.
Pentassuglia, dal canto suo, difende il percorso seguito dalla Regione e richiama gli accordi raggiunti con le istituzioni nazionali ed europee. L’assessore distingue però tra il numero delle strutture concordate e il loro effettivo funzionamento, riconoscendo implicitamente la necessità di verificare lo stato di avanzamento nei singoli territori.
Ma il confronto sui dati e sull’organizzazione dei servizi si trasforma rapidamente in uno scontro dai toni sempre più aspri. Le posizioni si irrigidiscono, le parole si fanno più pesanti e la tensione supera i confini del normale confronto istituzionale. La sospensione della seduta non basta a riportare immediatamente la calma: proprio dopo l’interruzione dei lavori, il botta e risposta tra Pagliaro e Pentassuglia degenera in insulti.
Al di là delle polemiche personali, resta aperta la questione che ha innescato lo scontro: le 85 case di comunità concordate per la Puglia sono davvero in grado di garantire i servizi previsti, e in quali comuni sono già pienamente operative?
Per fare chiarezza, Pentassuglia ha promesso un approfondimento dettagliato, struttura per struttura, con una verifica puntuale dello stato dell’arte in ogni singolo comune. Un impegno che dovrà consentire di distinguere le strutture previste sulla carta da quelle effettivamente funzionanti e di fare luce sulle eventuali criticità.
La verifica annunciata potrà offrire elementi concreti per valutare la situazione. Nel frattempo, la seduta lascia in evidenza una frattura politica profonda: da una parte la difesa degli accordi e dei numeri ufficiali, dall’altra la denuncia di servizi che, secondo l’opposizione, non sarebbero ancora adeguatamente garantiti ai cittadini.
E mentre il confronto sulla sanità territoriale resta aperto, a segnare la giornata è soprattutto l’escalation verbale tra i due esponenti politici. Un dibattito nato sui numeri delle case di comunità e finito tra accuse, tensioni e insulti, con una domanda ancora senza una risposta definitiva: quante di quelle strutture sono realmente in grado di funzionare e di assicurare assistenza ai pugliesi?

