UncategorizedAttualitàCerignolaCronacaPuglia

“Politici, non venite alle nostre manifestazioni <siamo stanchi delle vostre promesse>. Gli agricoltori alzano la voce e non si lasciano più strumentalizzare


Da Poggio Imperiale a Cerignola, cresce la protesta dei piccoli imprenditori agricoli: costi insostenibili, raccolti a rischio e prezzi di vendita insufficienti. Ma alla crisi economica si aggiunge la sfiducia verso una politica accusata di presentarsi in piazza soltanto per cercare visibilità e consensi.

image 44

Non bastano più una stretta di mano, una fotografia davanti alle telecamere o qualche promessa pronunciata dal palco per conquistare la fiducia di chi, ogni giorno, lotta per tenere in piedi la propria azienda. Gli agricoltori pugliesi sono stanchi delle passerelle politiche e cominciano a dirlo apertamente: la loro protesta non può diventare una vetrina elettorale per chi si presenta alle manifestazioni senza offrire risposte concrete.

image 45

È questo uno dei messaggi più forti che arriva dalle mobilitazioni del mondo agricolo e dell’autotrasporto in Capitanata, dove la rabbia per il caro carburanti e per il crollo della redditività delle aziende si intreccia con una crescente diffidenza nei confronti della politica. Una diffidenza che non risparmia nessuno e che attraversa gli schieramenti: i manifestanti chiedono interventi, non slogan; fatti, non promesse.

Cannarozzi davanti a Schlein: «Non possiamo continuare a lavorare in perdita»

La disperazione di chi produce senza riuscire più a coprire le spese è emersa con forza anche dalle parole di Cannarozzi, giovane imprenditore olivicolo pugliese diventato uno dei volti riconoscibili della protesta degli agricoltori e degli autotrasportatori.

Insieme al fratello gestisce un’azienda olivicola e da giorni partecipa attivamente al presidio nei pressi del casello autostradale di Poggio Imperiale, uno dei punti della mobilitazione contro il caro carburanti e il deprezzamento dei prodotti agricoli.

image 46

Dal palco romano, davanti alla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, Cannarozzi ha raccontato una crisi che non riguarda soltanto i bilanci aziendali, ma la sopravvivenza stessa di tante famiglie del Mezzogiorno.

«Abbiamo ragazzi da pagare, famiglie da mantenere e aziende da salvare. Ma non possiamo continuare a lavorare in perdita», aveva denunciato il trentenne, descrivendo una condizione che accomuna numerosi piccoli produttori.

Il costo del carburante, l’energia, la manodopera e le altre spese di produzione continuano a gravare sulle imprese, mentre i prezzi riconosciuti agli agricoltori spesso non consentono di recuperare gli investimenti. Per gli olivicoltori, inoltre, il tempo non aspetta: le olive iniziano a cadere dagli alberi e il rischio è quello di perdere il raccolto perché mancano le risorse necessarie per affrontare le operazioni agricole.

Una situazione che rende sempre più difficile programmare il futuro e che spinge molti imprenditori a chiedersi se abbia ancora senso continuare a produrre.

Cannarozzi ha rivolto anche un appello alle nuove generazioni, invitandole a partecipare alla mobilitazione: «Scendiamo in piazza e manifestiamo pacificamente, perché ciò che vogliamo lo otterremo».

Parole accompagnate dal ringraziamento al popolo del Gargano per la solidarietà dimostrata ai manifestanti. Un sostegno che testimonia come la protesta non sia soltanto una vertenza di categoria, ma una questione che investe intere comunità, territori e famiglie.

image 47

Cerignola, il messaggio ai politici: «Siamo stanchi delle vostre promesse»

Se a Poggio Imperiale la protesta racconta soprattutto la difficoltà di mandare avanti le aziende agricole e di sostenere i costi del lavoro, a Cerignola il messaggio rivolto alla politica assume toni altrettanto netti.

«Politici, non venite qui: siamo stanchi delle vostre promesse».

È il senso delle parole attribuite ai manifestanti, che non vogliono vedere la propria mobilitazione trasformata in un’occasione per raccogliere consensi o conquistare qualche immagine favorevole sui giornali e in televisione.

La contestazione non è diretta soltanto contro un singolo partito. A essere messo in discussione è un modo di fare politica percepito come distante dai problemi reali di chi lavora, investe e rischia in prima persona.

Per gli agricoltori, presentarsi a una manifestazione significa assumersi una responsabilità: ascoltare le richieste, riconoscere la gravità della situazione e impegnarsi per trovare soluzioni verificabili. Senza questi passaggi, la presenza di un rappresentante politico rischia di essere considerata l’ennesima operazione di immagine.

Il messaggio che arriva dalla piazza è chiaro: la fiducia non si conquista sfruttando la rabbia dei cittadini, ma dimostrando di saperla trasformare in provvedimenti concreti.

Piazza Duomo gremita come ai tempi di Di Vittorio

La mobilitazione di Cerignola ha già mostrato la propria forza numerica. La settimana scorsa, migliaia di persone hanno riempito Piazza Duomo, dando vita a una manifestazione che, per partecipazione e intensità, ha richiamato alla memoria le grandi piazze del passato, quelle che ai tempi di Giuseppe Di Vittorio rappresentavano il cuore delle rivendicazioni del mondo del lavoro.

Un’immagine potente, soprattutto in una città in cui la questione agricola non è soltanto un tema economico, ma parte integrante dell’identità sociale e produttiva del territorio.

A promuovere la mobilitazione è stato Vincenzo Pinnelli, che continua a tenere alta l’attenzione sulla vertenza e auspica di ottenere un incontro con il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida.

L’obiettivo è portare le richieste dei manifestanti direttamente al tavolo del Governo, chiedendo risposte sulle difficoltà delle aziende e sulle condizioni che stanno mettendo a rischio la sostenibilità delle attività agricole.

Pinnelli ha inoltre invitato tutti a raggiungere il presidio del casello autostradale di Cerignola Est, rilanciando la partecipazione e puntando sulla forza della mobilitazione collettiva.

«Ci sono tante televisioni, ci sono delle trasmissioni importanti, andiamo in diretta, verranno tutti i presidi della Capitanata», ha dichiarato, indicando nella presenza dei diversi gruppi di protesta e nell’attenzione dei mezzi d’informazione un’occasione per dare maggiore visibilità alle rivendicazioni.

Ma la visibilità, da sola, non basta. Il rischio, altrimenti, è che la protesta conquisti per qualche giorno le cronache per poi scomparire, lasciando irrisolti gli stessi problemi che hanno spinto migliaia di persone in piazza.

Non cercano passerelle, ma risposte

È proprio qui che si misura la distanza tra le aspettative dei manifestanti e il comportamento che rimproverano a una parte della classe politica.

Gli agricoltori non chiedono semplicemente di essere ascoltati davanti alle telecamere. Vogliono condizioni economiche che permettano loro di continuare a lavorare, prezzi di vendita capaci di sostenere i costi di produzione, interventi sul peso del carburante e misure che impediscano alle aziende di accumulare perdite stagione dopo stagione.

Per loro, ogni giornata di lavoro in perdita rappresenta una minaccia concreta: salari da pagare, famiglie da mantenere, finanziamenti da onorare e raccolti da salvare. Non è una questione che possa essere risolta con una dichiarazione di solidarietà o con la promessa di un futuro incontro.

Da qui nasce il rifiuto delle passerelle politiche. Chi scende in piazza vuole conservare l’autonomia della propria protesta e non essere utilizzato come sfondo per campagne elettorali, comunicati stampa o operazioni di consenso.

La presenza di un rappresentante istituzionale, naturalmente, non è di per sé un problema: il confronto con chi governa è necessario per ottenere risultati. Ma deve essere un confronto autentico, nel quale alle parole seguano impegni, scadenze e provvedimenti controllabili.

La politica è avvertita: la pazienza sta finendo

Da Poggio Imperiale a Cerignola, il filo conduttorice della protesta è dunque duplice. Da una parte c’è l’emergenza economica di un comparto che denuncia costi insostenibili e ricavi insufficienti; dall’altra c’è la crescente insofferenza verso una politica che i manifestanti vogliono giudicare sulla base dei risultati, non delle dichiarazioni.

La richiesta di un incontro con il ministro Lollobrigida, l’appello alla partecipazione lanciato da Pinnelli e le parole di Cannarozzi indicano una volontà comune: mantenere alta la pressione sulle istituzioni e impedire che le difficoltà del settore vengano dimenticate una volta spenti i riflettori.

Gli agricoltori, intanto, rivendicano il diritto di manifestare pacificamente e di difendere il proprio lavoro senza diventare strumenti di propaganda. Non chiedono favori, ma condizioni che rendano possibile continuare a produrre e a vivere del proprio mestiere.

Il messaggio rivolto alla politica è semplice, ma difficile da ignorare: la piazza non è un palcoscenico elettorale e la disperazione delle persone non può essere trattata come una riserva di voti.

Per riconquistare la fiducia di chi oggi protesta non basterà presentarsi ai presidi. Servirà dimostrare, con atti concreti, che dietro le parole esiste la volontà di affrontare davvero i problemi.

Perché gli agricoltori possono essere disposti a dialogare con le istituzioni, ma non vogliono più confondere una visita con una soluzione, una promessa con un risultato o una fotografia con un impegno mantenuto.

Please follow and like us:
icon Follow en US
Pin Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *