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Foggia:Agricoltura e trasporti al collasso gasolio alle stelle, materie prime sempre più care. «Siamo esausti, politici fate qualcosa!»


Anche nel Foggiano continua la protesta di agricoltori, autotrasportatori e commercianti. I costi di produzione e di trasporto sono diventati insostenibili, mentre chi lavora ogni giorno rischia di non riuscire più a mandare avanti la propria attività. Con l’olio all’ingrosso che arriva a 4 euro, la situazione è ormai esplosiva.

La pazienza è finita. Il mondo dell’agricoltura e dell’autotrasporto è allo stremo, schiacciato da un aumento continuo dei costi che mette in ginocchio aziende, lavoratori e intere filiere produttive. Il caro gasolio, l’impennata dei prezzi delle materie prime e le spese sempre più elevate per trasportare le merci stanno trasformando il lavoro quotidiano in una battaglia per la sopravvivenza.

A pagare il prezzo più alto sono proprio coloro che ogni giorno si alzano all’alba, lavorano nei campi, guidano camion, movimentano merci e garantiscono che i prodotti arrivino sulle tavole dei consumatori. Ma fino a quando sarà possibile andare avanti in queste condizioni?

La protesta nel Foggiano: mezzi fermi e motori spenti

Continuano le proteste contro il caro carburante e l’aumento generalizzato dei costi. Anche nel Foggiano centinaia di agricoltori, autotrasportatori e commercianti sono scesi in strada per far sentire la propria voce e denunciare una situazione diventata insostenibile.

Numerosi mezzi sono rimasti fermi, con i motori spenti, lungo la strada statale 16, nel tratto tra Foggia e San Severo, all’altezza dell’area di servizio Green Park. Una manifestazione pacifica, monitorata dalle forze di polizia, impegnate a seguire lo svolgimento della mobilitazione e le eventuali ripercussioni sulla circolazione.

La protesta ha coinvolto anche altre aree della provincia. A Cerignola, lavoratori e operatori economici hanno deciso di mobilitarsi in massa lungo la statale 98, in via Manfredonia e soprattutto nei pressi del casello autostradale di Cerignola Est.

Una mobilitazione che non nasce dalla voglia di creare disagi, ma dalla necessità di essere ascoltati. Dietro ogni trattore fermo, ogni camion parcheggiato e ogni motore spento ci sono famiglie, imprese e lavoratori che non sanno più come affrontare il peso crescente delle spese.

Gasolio e materie prime: lavorare non basta più

Il problema è ormai strutturale. Il gasolio rappresenta una voce fondamentale per chi lavora in agricoltura e nel trasporto delle merci. Trattori, camion, mezzi agricoli e veicoli commerciali consumano carburante ogni giorno, e ogni aumento si traduce immediatamente in maggiori costi operativi.

A questo si aggiungono i rincari delle materie prime, dei lubrificanti, dei ricambi, della manutenzione dei mezzi e di tutto ciò che serve per produrre e trasportare.

Anche il prezzo dell’olio all’ingrosso, arrivato a 4 euro, viene indicato tra i segnali di una situazione economica che mette sotto pressione l’intera filiera. Per chi acquista, produce, commercializza e trasporta, ogni passaggio comporta spese che rischiano di erodere completamente i margini di guadagno.

Il paradosso è evidente: si lavora sempre di più, si affrontano rischi e responsabilità crescenti, ma alla fine i conti non tornano. Le aziende devono sostenere costi elevati senza poter sempre trasferire gli aumenti sui prezzi finali, mentre i consumatori devono fare i conti con il rincaro dei prodotti.

Non si può chiedere agli agricoltori e agli autotrasportatori di continuare a lavorare in perdita.

«Siamo esausti, stanchi di questo sfruttamento»

La rabbia di chi protesta è quella di chi si sente abbandonato dalle istituzioni. Agricoltori e trasportatori non chiedono privilegi, ma condizioni che consentano loro di lavorare dignitosamente, sostenere le proprie famiglie e mantenere vive le proprie attività.

«Siamo esausti, siamo stanchi di questo sfruttamento. Non è più possibile andare avanti così. Ogni giorno affrontiamo spese sempre più alte, ma nessuno sembra rendersi conto delle difficoltà reali di chi lavora. Il gasolio costa troppo, le materie prime aumentano e i guadagni si riducono sempre di più. Politici, fate qualcosa! Non possiamo continuare a essere lasciati soli».

È questo il grido che arriva dalle strade, dai campi e dai piazzali dove i mezzi sono rimasti fermi per protesta.

Non si tratta soltanto di una questione economica, ma anche di dignità del lavoro. Dietro ogni impresa agricola ci sono investimenti, sacrifici e anni di lavoro. Dietro ogni camion ci sono costi, rate, assicurazioni e famiglie che dipendono da un’attività che deve necessariamente produrre un reddito.

Quando i costi diventano insostenibili, il rischio è che molte aziende siano costrette a ridurre l’attività o, nei casi più gravi, a chiudere definitivamente.

Politica e istituzioni intervengano subito

Le proteste lanciano un messaggio chiaro al Governo, alla Regione e alle istituzioni competenti: servono risposte concrete, non promesse generiche.

Occorrono interventi sul costo del carburante per le categorie maggiormente esposte, misure di sostegno alle imprese agricole e dell’autotrasporto, agevolazioni mirate, controlli sulle dinamiche dei prezzi e strumenti capaci di garantire condizioni economiche sostenibili lungo tutta la filiera.

È necessario anche aprire un confronto immediato con le associazioni di categoria e con i rappresentanti dei lavoratori, per individuare soluzioni reali e verificabili.

Il settore agricolo e quello dei trasporti non sono comparti marginali: sono due pilastri dell’economia, soprattutto in una provincia come quella di Foggia, dove agricoltura, commercio e movimentazione delle merci rappresentano una parte essenziale del tessuto produttivo.

Se si ferma chi produce e chi trasporta, le conseguenze ricadono su tutti: imprese, famiglie, commercianti e consumatori.

Motori spenti oggi, ma il rischio è fermare un intero sistema

La mobilitazione del Foggiano è il segnale di un malessere che non può essere ignorato. I mezzi fermi lungo le strade raccontano una crisi che va ben oltre il prezzo alla pompa: raccontano la difficoltà di un sistema produttivo che rischia di non riuscire più a sostenere i propri costi.

Gli agricoltori vogliono continuare a coltivare, gli autotrasportatori vogliono continuare a consegnare le merci e i commercianti vogliono continuare a lavorare. Ma per farlo hanno bisogno di condizioni sostenibili e di istituzioni capaci di intervenire.

La domanda, a questo punto, è inevitabile: quanto ancora dovranno resistere prima che qualcuno intervenga davvero?

Siamo stanchi di pagare sempre il prezzo più alto. Siamo stanchi di lavorare senza certezze. Siamo stanchi di vedere i costi aumentare mentre le nostre imprese rischiano di affondare.

La protesta è pacifica, ma il messaggio è forte. La politica ascolti il grido di chi lavora e produce ricchezza per questo Paese. Perché senza agricoltura, senza trasporti e senza chi ogni giorno porta avanti l’economia reale, a fermarsi non saranno soltanto i camion e i trattori: rischierà di fermarsi un intero sistema produttivo.

Politici, è il momento di agire. Il tempo delle attese è finito.

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