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Trani(BT):La crisi politica esplode Galiano si dimette dopo lo scontro sul dimensionamento scolastico

Trani, la crisi politica esplode: Galiano si dimette dopo lo scontro sul dimensionamento scolastico
A soli tre mesi dall’elezione, il sindaco Marco Galiano lascia Palazzo di Città. Alla base della decisione, le divisioni nella maggioranza di centrosinistra sulla riorganizzazione della rete scolastica. Ma lo scontro sulle scuole sembra essere soltanto l’ultimo capitolo di un equilibrio politico sempre più difficile da mantenere.
Trani si ritrova ancora una volta a fare i conti con una crisi politica che arriva prima ancora che la nuova amministrazione abbia avuto il tempo di consolidarsi.

Nel primo pomeriggio di venerdì 25 settembre, il sindaco Marco Galiano ha rassegnato le proprie dimissioni, a poco più di tre mesi dall’elezione. La decisione è arrivata al termine di una giornata segnata dalle tensioni all’interno della maggioranza di centrosinistra sul tema del dimensionamento scolastico.

Il nodo riguarda in particolare la riorganizzazione della rete scolastica cittadina e l’ipotesi di accorpamento del plesso Giustina Rocca con il De Amicis, una soluzione che ha provocato anche la protesta delle famiglie. Nei giorni scorsi i genitori avevano manifestato davanti a Palazzo di Città chiedendo maggiore chiarezza e il coinvolgimento delle famiglie nelle decisioni che riguardano il futuro dei loro figli.

Ma il problema, ormai, non sembra essere soltanto scolastico.

Una maggioranza che fatica a trovare una sintesi
La frattura emersa sul dimensionamento scolastico ha messo in evidenza le diverse posizioni presenti nella coalizione che sostiene Galiano. Secondo le ricostruzioni pubblicate nelle ultime ore, il Partito democratico si sarebbe schierato contro l’attuale proposta, mentre Alleanza Verdi e Sinistra avrebbe assunto una posizione favorevole alla riorganizzazione.

Galiano avrebbe cercato una mediazione, ipotizzando di rinviare di un anno la possibile fusione. Il tentativo, però, non avrebbe consentito di superare le divisioni politiche. La riunione di Giunta prevista sul tema è stata di fatto rinviata e il sindaco ha interpretato lo scontro come un problema politico più ampio: l’impossibilità di trovare una sintesi all’interno della propria maggioranza.

Ed è proprio questo il punto che rende la crisi di Trani più significativa della singola vicenda scolastica.

Gli accordi politici e un equilibrio che cambia
Trani è una città abituata a confrontarsi con maggioranze, alleanze e delicati equilibri politici. Ma questa volta la sensazione che emerge è quella di un sistema nel quale gli accordi sembrano diventare difficili da mantenere quando arrivano sul tavolo i dossier più delicati.
È naturalmente necessario distinguere la percezione politica dai fatti: non è possibile affermare che tutti gli accordi sottoscritti in precedenza siano stati modificati o disattesi senza conoscere nel dettaglio gli impegni assunti tra le diverse forze della coalizione.

È però un dato politico che la maggioranza che ha portato Galiano alla guida della città — sostenuto, tra gli altri, da Pd, Avs e Italia Viva — sia oggi attraversata da una frattura evidente su una questione amministrativa di grande rilevanza.

E non sarebbe l’unico terreno di confronto. Le cronache delle ultime ore riferiscono anche di tensioni su altri dossier, comprese le nomine nelle società partecipate, come Stp e Amet.

Il rischio, quindi, è che la vicenda del dimensionamento scolastico abbia semplicemente fatto emergere problemi politici che erano già presenti sotto la superficie.

Il paradosso del sindaco dirigente scolastico
La vicenda assume inoltre un significato particolare per lo stesso Galiano.
Il sindaco è infatti dirigente scolastico in aspettativa. Il tema della scuola, dunque, lo coinvolge non soltanto come amministratore ma anche per la sua esperienza professionale. Secondo quanto riportato dalle cronache, proprio lo scontro sul dimensionamento sarebbe stato vissuto dal primo cittadino come una sconfitta politica.

Una posizione particolarmente delicata: da un lato la necessità di assumere una decisione amministrativa, dall’altro la responsabilità politica di tenere insieme una maggioranza composta da forze che, almeno su questo dossier, hanno mostrato visioni differenti.

Venti giorni per decidere il futuro dell’amministrazione
Le dimissioni, per il momento, non producono ancora automaticamente la fine dell’amministrazione.
L’articolo 53 del Testo unico degli enti locali stabilisce infatti che le dimissioni del sindaco diventano efficaci e irrevocabili trascorsi 20 giorni dalla loro presentazione al Consiglio comunale. In assenza di un ripensamento, si procede allo scioglimento del Consiglio e alla nomina di un commissario.

Galiano ha quindi davanti a sé una finestra temporale nella quale sarà possibile capire se esistano ancora le condizioni politiche per ricomporre la frattura.

Ma il tempo non è molto.

Trani davanti a un bivio
La crisi arriva appena pochi mesi dopo l’insediamento della nuova amministrazione. Galiano era stato proclamato sindaco il 12 giugno, dopo il ballottaggio del 7 giugno.
Ora quella maggioranza è chiamata a dimostrare se esiste ancora una base politica comune oppure se le divergenze sui singoli provvedimenti siano diventate il sintomo di una frattura più profonda.

Il dimensionamento scolastico, in questo senso, potrebbe essere soltanto la scintilla.

La vera domanda che resta sul tavolo è politica: gli accordi che hanno consentito alla coalizione di arrivare alla guida di Trani sono ancora validi e condivisi da tutti, oppure gli equilibri sono già cambiati?

Perché se ogni dossier importante diventa un nuovo terreno di scontro, il problema non riguarda più soltanto una delibera, una scuola o una nomina.

Riguarda la capacità stessa della maggioranza di governare.

E Trani, ancora una volta, si ritrova a guardare dentro una crisi politica prima ancora di aver avuto il tempo di archiviare quella precedente.

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