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Foggia:”Non ho partecipato all’aggressione, mi sono avvicinato per dividerli” il gip conferma i domiciliari per Abdoul Malik Fall


Il 19enne foggiano, arrestato insieme ad Aldo Marco De Gironimo per il pestaggio di un giovane della provincia, ha respinto davanti al giudice le accuse. Ma per il gip Loretta Plantone restano concreti i rischi cautelari, in particolare quello di reiterazione del reato.

«Non ho partecipato all’aggressione, anzi mi sono avvicinato per dividerli». È quanto ha dichiarato al gip Abdoul Malik Fall, 19 anni, di Foggia, arrestato il 23 luglio scorso insieme al coetaneo Aldo Marco De Gironimo nell’ambito dell’inchiesta sull’aggressione a sfondo omofobo ai danni di un giovane della provincia.

Le dichiarazioni rese durante l’interrogatorio di garanzia, tuttavia, non hanno modificato il quadro probatorio delineato nell’ordinanza cautelare. Il gip Loretta Plantone ha infatti rigettato la richiesta di scarcerazione presentata dalla difesa di Fall e, in subordine, quella di sostituire gli arresti domiciliari con una misura meno afflittiva, come l’obbligo di firma o di dimora.

L’avvocato Giovanni Marseglia aveva evidenziato, tra gli elementi a favore del proprio assistito, lo stato di incensuratezza, i chiarimenti forniti durante l’interrogatorio e l’assenza di un concreto rischio di inquinamento delle prove. Argomenti che, secondo il giudice, non sono però sufficienti a ridimensionare le esigenze cautelari.

Il pericolo di reiterazione
È proprio sul rischio che il reato possa essere nuovamente commesso che si concentra la motivazione del gip. Plantone condivide, sul punto, le valutazioni già espresse dal collega Armando Dello Iacovo, firmatario dell’ordinanza con cui erano state disposte le misure cautelari.
Per il giudice, restano infatti attuali le esigenze cautelari legate alla gravità delle circostanze dell’aggressione e al movente contestato. Nell’ordinanza di custodia si fa riferimento all’«indole inguaribilmente violenta e omofoba degli indagati», elemento ritenuto indicativo di un concreto pericolo di reiterazione.

La valutazione del gip, dunque, non si fonda soltanto sulle dichiarazioni rese da Fall durante l’interrogatorio, ma sul complessivo quadro investigativo raccolto dagli inquirenti. Le esigenze cautelari, secondo il giudice, non risultano attenuate al punto da consentire la revoca dei domiciliari o la loro sostituzione con una misura meno gravosa.

Il pestaggio nella notte del 7 marzo
I fatti contestati risalgono alla notte del 7 marzo 2026, all’uscita da un bar di piazza Mercato, nella zona della movida foggiana. Secondo la ricostruzione accusatoria, due giovani furono avvicinati da un gruppo composto da quattro persone: oltre a Fall e De Gironimo, ci sarebbero un minorenne, la cui posizione è al vaglio della Procura per i minorenni di Bari, e una quarta persona ancora non identificata.
Uno dei due giovani sarebbe stato preso di mira e aggredito con calci e pugni al volto e al costato, riportando lesioni per le quali fu accompagnato in pronto soccorso e giudicato guaribile in sette giorni.

A rendere particolarmente grave la contestazione è anche il contesto nel quale sarebbe maturata l’aggressione. Secondo l’accusa, durante il pestaggio sarebbero stati rivolti alla vittima insulti e minacce omofobe, tra cui frasi come «siete gay», «due femminucce» e «dovete sparire dalla faccia della terra», accompagnate dall’affermazione che le persone omosessuali «a Foggia non vengono ben viste».

Le immagini delle telecamere e le testimonianze
La ricostruzione degli investigatori è basata, tra l’altro, sulle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza e sulle testimonianze raccolte dalla Polizia.
Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato De Gironimo a sferrare il primo pugno al volto della vittima, facendola cadere. Il giovane avrebbe quindi continuato a colpirla con calci e pugni, seguito e imitato dal minorenne.

Diversa la posizione attribuita a Fall. Per gli inquirenti, il 19enne sarebbe intervenuto subito dopo, afferrando la persona aggredita alle spalle e impedendole di allontanarsi. Una ricostruzione che l’indagato ha respinto davanti al gip.

Fall ha confermato di essere quella sera in compagnia di De Gironimo, ma ha negato di aver preso parte al pestaggio. La sua versione è che si sarebbe avvicinato proprio per tentare di separare le persone coinvolte nell’aggressione.

Per il gip, però, le dichiarazioni dell’indagato non sono sufficienti a superare gli elementi già raccolti nel corso delle indagini.

La posizione di De Gironimo
Quanto ad Aldo Marco De Gironimo, difeso dall’avvocato Aurelia Conticelli, non è noto se abbia risposto alle domande del gip e, in caso affermativo, quali dichiarazioni abbia eventualmente reso.
L’ordinanza di arresti domiciliari gli è stata notificata dalla Squadra Mobile direttamente in carcere, dove il giovane si trovava già detenuto per altre vicende giudiziarie.

Fall e De Gironimo sono chiamati a rispondere, a vario titolo, delle contestazioni formulate dalla Procura, tra cui lesioni aggravate e violenza privata. A De Gironimo viene inoltre contestato di aver brandito un coltello durante l’aggressione, senza tuttavia utilizzarlo.

L’inchiesta resta quindi aperta anche sul ruolo degli altri componenti del gruppo: da un lato il minorenne, per il quale procede la Procura per i minorenni di Bari, dall’altro la quarta persona che non è stata ancora identificata.

Nel frattempo, per Fall il quadro cautelare resta invariato. Il gip ha ritenuto che le spiegazioni fornite dal giovane non abbiano fatto venir meno gli elementi posti alla base della misura e, soprattutto, che permanga il rischio di reiterazione del reato, alla luce della gravità dei fatti contestati, delle modalità dell’aggressione e del movente omofobo individuato dagli inquirenti.

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