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Grieco lascia la Prefettura: “Contro il populismo imbarazzante, Foggia non è una città allo sbando”

FOGGIA – Il raggiungimento dell’età pensionabile segna la conclusione dell’esperienza del prefetto Paolo Giovanni Grieco alla guida della Prefettura di Foggia. Un commiato segnato dall’emozione, ma anche dall’esigenza di tracciare un bilancio dei diciotto mesi trascorsi in Capitanata, rivendicando il lavoro svolto e affrontando senza reticenze le principali criticità del territorio.

Nel suo saluto, Grieco ha parlato di un’esperienza intensa, confessando di aver dovuto anche “difendersi da un populismo imbarazzante”, in riferimento alle critiche ricevute nel corso del suo mandato. Un’affermazione che sintetizza uno dei temi centrali del suo intervento: la distanza tra le aspettative di una parte dell’opinione pubblica e i limiti imposti dalle norme e dalle competenze istituzionali.

Il prefetto ha respinto con decisione l’idea che le istanze provenienti dal territorio siano rimaste inascoltate. “Nessuno degli esposti arrivati dalle associazioni è rimasto lettera morta”, ha assicurato, chiarendo però che alcune richieste, come l’ingresso delle associazioni nel Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, non potevano essere accolte perché non previste dalla legge. “Forse qualcuno se lo aspettava, ma non si può”, ha precisato.

Il tema della sicurezza urbana ha occupato una parte significativa del bilancio. Grieco ha rivendicato l’istituzione delle zone a vigilanza rafforzata a Foggia e Cerignola, i controlli straordinari coordinati con la Questura e la scelta di trasferire il contingente dell’Esercito da Borgo Mezzanone al quartiere Ferrovia, ritenuto particolarmente delicato sotto il profilo dell’ordine pubblico. “Tutto quello che si poteva fare è stato fatto”, ha ribadito, sottolineando come nessun intervento sia stato trascurato.

Tra le emergenze affrontate figura anche la lunga scia di assalti ai bancomat che ha interessato la provincia. Il prefetto ha ricordato il rafforzamento dei sistemi di difesa passiva degli istituti di credito e l’attività investigativa che, in numerosi casi, ha consentito di individuare e arrestare gli autori dei colpi.

Non meno importante il contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata. Grieco ha richiamato il ricorso alle interdittive antimafia quale strumento fondamentale per impedire condizionamenti nell’economia legale e garantire la libera concorrenza, evidenziando anche le operazioni investigative che hanno permesso di far emergere importanti fenomeni criminali.

Pur riconoscendo la persistente presenza della mafia foggiana, il prefetto ha invitato a evitare rappresentazioni distorte della realtà. “Foggia è una città come tante altre del Paese. Soffre di una presenza significativa della criminalità organizzata, che certamente condiziona il territorio, ma non è una città allo sbando né una città abbandonata”. Un passaggio accompagnato dal richiamo ai sei omicidi registrati nell’ultimo anno, dato definito preoccupante ma non indicativo di una recrudescenza del fenomeno mafioso. “Esiste ancora, non è stata debellata del tutto”, ha osservato.

Accanto alla repressione, Grieco ha insistito sulla necessità di rafforzare la percezione della sicurezza attraverso politiche integrate. Secondo il prefetto, il problema non può essere risolto esclusivamente incrementando il numero degli operatori di polizia, ma richiede investimenti sulla qualità urbana, sulla prevenzione e sulla videosorveglianza, settore nel quale il Ministero dell’Interno ha destinato risorse significative. Da qui anche il riconoscimento dell’attenzione dimostrata dal ministro Matteo Piantedosi nei confronti del territorio foggiano.

Tra i risultati rivendicati figurano inoltre il rapporto costante con i sindaci e la presenza della Prefettura nei comuni della provincia. “Abbiamo organizzato circa cento Comitati, risposto alle richieste degli amministratori locali e portato gli organismi per la sicurezza direttamente sui territori”, ha ricordato, sottolineando la piena collaborazione con Procura, Questura e forze di polizia, definita “un’ottima intesa” istituzionale.

Ampio spazio è stato dedicato anche al dialogo con il mondo della scuola. Grieco ha ricordato gli incontri con gli studenti di Cerignola e la visita delle classi della scuola Foscolo in Prefettura, ribadendo il ruolo dell’istituzione come punto di riferimento per la comunità. “Abbiamo dato risposte non asettiche, perché noi siamo parte del territorio”, ha affermato, evidenziando la consapevolezza dimostrata dai giovani della Capitanata rispetto ai fenomeni criminali e al valore del coordinamento istituzionale.

Nel suo saluto finale, il prefetto ha voluto guardare anche alle prospettive della provincia, richiamando le grandi potenzialità storiche, culturali ed economiche della Capitanata. Dalla valorizzazione della civiltà dei Dauni al ruolo dell’Università di Foggia, delle compagnie teatrali, delle associazioni di categoria e del tessuto imprenditoriale, Grieco ha rivolto un appello alla società civile affinché continui a sollecitare investimenti nella cultura e nello sviluppo del territorio.

Il suo mandato si chiude così con un messaggio che intreccia realismo e fiducia: riconoscere le criticità senza cedere a narrazioni allarmistiche, continuando a rafforzare la collaborazione tra istituzioni e comunità per affrontare le sfide ancora aperte.

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