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San Giovanni Rotondo(FG);Sanità, il caso Gumirato e l’offensiva della CISL dietro le polemiche affiora il confronto tra management e politica


La polemica sollevata dal sindacalista CISL Mangiacotti nei confronti del direttore generale Gino Gumirato sembra andare ben oltre il tradizionale confronto tra organizzazioni sindacali e vertici aziendali.
L’affondo è stato diretto e senza sfumature: contestazione degli incarichi affidati dalla direzione, critiche alla gestione e soprattutto la richiesta pubblica di rendere note la busta paga del direttore generale, i compensi dei collaboratori e ogni dettaglio relativo alle presunte “consulenze d’oro”. Una sfida lanciata apertamente sul terreno della trasparenza e dell’opinione pubblica.
Ma la domanda che molti si pongono è un’altra: siamo davvero di fronte a una semplice iniziativa sindacale oppure a un confronto politico combattuto per interposta persona?
Da tempo Mangiacotti viene considerato vicino all’area del centrosinistra pugliese e in particolare a agli ambienti riconducibili all’assessore regionale Raffaele Piemontese. Un elemento che inevitabilmente porta osservatori e addetti ai lavori a leggere questa offensiva anche in chiave politica, soprattutto in una fase in cui la gestione della sanità rappresenta uno dei temi più sensibili per l’amministrazione regionale.
Naturalmente non esistono elementi pubblici che dimostrino un coordinamento politico dietro le dichiarazioni del sindacalista. Tuttavia, sul piano della percezione pubblica, l’impressione è che la vicenda stia assumendo sempre più i contorni di uno scontro tra una visione manageriale della sanità e una parte del sistema politico che non condivide alcune scelte gestionali.
In questo scenario, Gumirato finisce per rappresentare il bersaglio visibile di una contestazione che potrebbe avere radici più profonde. Le critiche sugli incarichi, sui compensi e sulle consulenze diventano così strumenti di una battaglia che va oltre i singoli provvedimenti amministrativi e investe il ruolo stesso della governance sanitaria.
Il rischio, però, è che il dibattito si sposti dal merito alle appartenenze. I cittadini hanno il diritto di conoscere numeri, incarichi e compensi quando si parla di risorse pubbliche. Allo stesso tempo, però, hanno il diritto di sapere se dietro certe polemiche vi siano esclusivamente motivazioni sindacali oppure anche valutazioni e convenienze di carattere politico.
La sensazione è che la vicenda rappresenti l’ennesimo episodio di una stagione in cui politica, sindacati e amministrazioni pubbliche si muovono spesso su confini sempre più sfumati. E quando ciò accade, il rischio è che le questioni concrete — qualità dei servizi, liste d’attesa, organizzazione sanitaria e bisogni dei cittadini — passino in secondo piano rispetto alle contrapposizioni tra gruppi di potere e ai giochi di posizionamento.
La trasparenza richiesta da Mangiacotti può certamente rappresentare un’occasione di chiarimento. Ma la trasparenza dovrebbe valere per tutti gli attori in campo: per chi amministra, per chi controlla e anche per chi alimenta il confronto pubblico. Perché solo così sarà possibile comprendere se siamo di fronte a una legittima battaglia sindacale oppure all’ennesimo capitolo di una guerra politica combattuta dietro le quinte.

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