VIESTE – L’avviso di garanzia al sindaco e il caso Paglialonga quali interrogativi restano aperti?
L’inchiesta della Procura di Foggia che coinvolge il sindaco di Vieste, Giuseppe Nobiletti, continua ad alimentare il dibattito politico e istituzionale in città. Il primo cittadino ha reso noto di aver ricevuto un avviso relativo ad accertamenti tecnici non ripetibili, collegato – secondo la sua ricostruzione – a una vicenda nata da controlli amministrativi effettuati nei confronti di un operatore economico del territorio.
Successivamente sono emersi ulteriori dettagli sull’indagine. Secondo quanto riportato da organi di stampa, Nobiletti risulterebbe indagato insieme all’assessora regionale Graziamaria Starace e a un dirigente comunale,braccio operativo del sindaco Nobiletti,nell’ambito di un procedimento che ipotizza il reato di concussione. L’accusa dovrà naturalmente essere verificata nelle sedi giudiziarie competenti e tutti gli indagati devono considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.
Ma oltre all’aspetto giudiziario, a suscitare interrogativi è il ruolo dell’ex assessore Gaetano Paglialonga. Lo stesso Nobiletti ha annunciato la revoca delle deleghe assessorili sostenendo che dagli atti sarebbe emerso come l’assessore registrasse conversazioni all’insaputa degli interlocutori, circostanza che avrebbe determinato la rottura del rapporto fiduciario necessario per la permanenza in giunta.
È proprio qui che nasce la domanda politica: cosa significa essere diventato “testimone di un procedimento penale per fatti molto gravi che vedono coinvolto il sindaco”? In termini giuridici, un testimone è una persona che riferisce fatti di cui è a conoscenza e non è automaticamente destinatario di contestazioni penali. La posizione di un testimone è diversa da quella di un indagato, poiché il suo contributo serve all’accertamento dei fatti da parte della magistratura.
Da qui emerge un altro interrogativo: se Paglialonga ha collaborato con gli inquirenti o ha fornito elementi ritenuti utili all’indagine, perché è stato allontanato dall’esecutivo comunale mentre nei suoi confronti non risultano, allo stato delle informazioni pubbliche, provvedimenti giudiziari? La risposta fornita dal sindaco è esclusivamente politica e fiduciaria: la revoca sarebbe stata determinata dalla perdita del rapporto di fiducia e non da responsabilità penali dell’ex assessore.
Resta però il nodo centrale dell’intera vicenda: la Procura dovrà accertare se i comportamenti contestati agli indagati abbiano rilevanza penale e se le pressioni ipotizzate dagli investigatori siano effettivamente avvenute. Solo l’esito delle indagini potrà chiarire le responsabilità individuali e consentire di comprendere cosa sia realmente accaduto all’interno dell’amministrazione comunale.
Nel frattempo, Vieste assiste a uno dei passaggi politico-giudiziari più delicati degli ultimi anni, in attesa che magistratura e difese forniscano elementi più completi per la ricostruzione dei fatti.

