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Puglia: Sanitaservice, il costo del silenzio sprechi, assunzioni e controlli mancati nelle società in house della sanità


Le società in house della sanità pugliese, denominate “Sanitaservice”, nate per garantire servizi efficienti e risparmi alle ASL, sono finite negli ultimi anni al centro di polemiche per l’aumento incontrollato della spesa del personale e per una gestione che molti osservatori definiscono opaca e politicamente protetta. Gli amministratori di queste società, infatti, vengono nominati direttamente dall’assessore regionale alla Sanità, elemento che rende inevitabile una riflessione sulle responsabilità politiche di quanto accaduto.
Il quadro emerso negli ultimi anni racconta di un sistema che avrebbe progressivamente perso il controllo dei costi, soprattutto sul finire della precedente legislatura regionale. Le Sanitaservice, anziché rappresentare strumenti di razionalizzazione, hanno visto crescere organici, collaborazioni esterne e spese senza che vi fosse un reale argine da parte della Regione.
Emblematico il caso della Sanitaservice di Bari, dove il personale è passato da 1.055 unità a 1.538 nel 2024. Un incremento enorme che ha comportato un aumento della spesa di circa 9 milioni di euro. Un’espansione che viene giustificata con nuove assunzioni e con l’ampliamento dei servizi, ma che solleva interrogativi inevitabili sulla sostenibilità economica e sulla necessità reale di tali numeri.
Non meno significativa la situazione della Sanitaservice di Brindisi, dove, nonostante i richiami della Regione alla necessità di contenere le spese, nel dicembre scorso è stata siglata una collaborazione biennale da 36mila euro. Un episodio che appare in evidente contraddizione con le dichiarazioni pubbliche sul rigore e sul contenimento dei costi.
La sensazione diffusa è che per anni sia andato avanti una sorta di “liberi tutti”, con spese autorizzate o comunque tollerate nel silenzio generale. Tanto che oggi il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, secondo quanto trapela dagli ambienti regionali, sarebbe intenzionato a chiudere definitivamente i rubinetti della spesa, “senza ma e senza se”, nel tentativo di riportare ordine nei conti delle società partecipate della sanità.
Ma il caso più delicato continua a essere quello della Sanitaservice di Foggia. Una vicenda sulla quale gli amministratori che si sono succeduti preferiscono non parlare. Nessuna spiegazione pubblica, nessun chiarimento approfondito: soltanto una frase ripetuta come un mantra, “i conti sono a posto”.
Eppure, proprio la Sanitaservice foggiana fu al centro di forti polemiche quando venne pubblicato un elenco di persone sul quale le autorità competenti e la DIA avrebbero acceso i riflettori, fino all’apertura di un fascicolo presso la Procura della Repubblica di Foggia. Un’inchiesta della quale, ad oggi, non si conoscono sviluppi pubblici né eventuali conclusioni definitive.
Il punto politico resta centrale: se gli amministratori delle Sanitaservice vengono nominati dalla politica, la politica non può chiamarsi fuori quando emergono aumenti incontrollati della spesa, consulenze discutibili o vicende che attirano l’attenzione degli investigatori. La gestione delle società in house sanitarie dovrebbe essere improntata a criteri di trasparenza, merito ed equilibrio economico, soprattutto perché si tratta di risorse pubbliche e quindi dei soldi dei cittadini.
Per questo motivo diventa indispensabile fare piena luce su quanto accaduto negli ultimi anni: chiarire le responsabilità, verificare la correttezza delle assunzioni e delle collaborazioni esterne, comprendere se vi siano stati controlli adeguati e, soprattutto, evitare che le Sanitaservice diventino strumenti di consenso politico anziché strutture al servizio della sanità pubblica.

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