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Foggia: Tutti contro la sindaca, ma nessuno firma la paralisi politica della città

E allora vale la pena fermarsi un attimo e guardare la scena politica foggiana senza bandiere davanti agli occhi. Con un mezzo sorriso amaro, sì, ma anche con un minimo di onestà intellettuale. Perché se davvero dovesse arrivare la sfiducia alla sindaca, la domanda non è solo chi si candiderà, ma che tipo di candidato Foggia rischia di ritrovarsi.
Il problema non è soltanto la destra o la sinistra. Il problema è il candidato marchiato, quello che arriva con il simbolo ben stampato sulla giacca, prima ancora che con un’idea chiara di città. A destra come a sinistra, il rischio è lo stesso: candidature costruite più per rispondere agli equilibri di partito che ai bisogni reali di Foggia.
Le voci di corridoio parlano di un centrodestra pronto a pescare tra i consiglieri d’opposizione. Tutti nomi già noti, tutti rigorosamente incasellati, tutti con un’appartenenza politica che precede – e spesso soffoca – il progetto. Ma guardiamoci negli occhi: quanti di questi profili riescono davvero a ispirare fiducia trasversale? Quanti sembrano capaci di governare una città complessa senza trasformare Palazzo di Città in una succursale di partito?
A sinistra il copione non cambia molto. Anche lì, il rischio è quello di candidati “di apparato”, scelti per fedeltà, correnti e posizionamenti interni. Figure che parlano alla propria base, ma faticano a parlare alla città intera. E Foggia, oggi più che mai, avrebbe bisogno di qualcuno che unisca, non che divida ulteriormente.
E poi c’è l’aspetto più spietato, quello che nessuno ama dire ad alta voce: il coraggio. Perché criticare la sindaca è facile, far cadere un’amministrazione molto meno. Servono 17 firme. Diciassette. Non dichiarazioni, non post sui social, non interviste indignate. Firme vere, con nome e cognome, che espongono chi le mette a conseguenze politiche e personali.
E allora la domanda diventa quasi crudele: quanti di quelli che oggi alzano la voce dall’opposizione avranno davvero il fegato di firmare? Quanti saranno pronti a metterci la faccia, sapendo che dall’altra parte c’è sì un rischio politico… ma anche uno stipendio da almeno 2.700 euro al mese che fa gola a molti?

Fare l’assessore 6000 euro mese chi rinuncia ?
Qui sta l’ironia amara della politica foggiana: tutti pronti a parlare, pochissimi pronti a firmare. Tutti leader potenziali, finché non arriva il momento di assumersi una responsabilità vera. Alla fine, più che una competizione di idee, sembra una prova di resistenza tra ambizione personale, calcoli di convenienza e portafoglio.
Forse il vero problema non è se il prossimo candidato sarà di destra o di sinistra. Il vero problema è se sarà, finalmente, di Foggia. E questo, oggi, resta tutto da dimostrare.

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