Bari:Case popolari sotto il controllo della criminalità: disattenzione o complicità?
Per ogni porta forzata c’è una famiglia che aspetta da anni una casa assegnata per legge e che, ancora una volta, resta fuori. Per ogni alloggio occupato abusivamente c’è qualcuno che, rientrando da un ricovero ospedaliero o da una temporanea assenza, trova la propria abitazione già abitata da altri. Una ferita aperta, quella delle occupazioni abusive di alloggi popolari, che da tempo segna il tessuto sociale di Bari e che oggi solleva un interrogativo inquietante: com’è possibile che solo ora le autorità competenti si accorgano che gran parte delle case popolari sono finite nelle mani della criminalità organizzata?
Disattenzione? Inefficienza? O peggio, una colpevole tolleranza?
Il tema è stato al centro della riunione svoltasi ieri mattina in Prefettura del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, dedicata esplicitamente alle «Occupazioni abusive di immobili nel Comune di Bari». Un vertice di altissimo livello, presieduto dal prefetto Francesco Russo, al quale hanno preso parte il procuratore della Repubblica Roberto Rossi, il sindaco di Bari Vito Leccese con l’assessore alle politiche abitative Nicola Grasso, il questore Annino Gargano, il comandante provinciale dei Carabinieri Gianluca Trombetti, il comandante della Guardia di Finanza Pasquale Russo e il presidente di Arca Puglia Pietro Augusto De Nicolo.
Un Comitato blindato, al quale la stampa non è stata invitata. Dopo circa due ore di confronto, nessuna dichiarazione ufficiale, nessuna spiegazione, nessuna assunzione di responsabilità. Bocche cucite all’unisono. Eppure, la presenza di tutti i vertici istituzionali e delle forze dell’ordine lascia presagire un imminente intervento di contrasto su larga scala, nel solco delle prescrizioni della Legge 80 del 2025 – Codice della sicurezza, la stessa che consentì il blitz di Bitonto.
Ma la domanda resta sospesa nell’aria: la commissione prefettizia aveva già rilevato queste anomalie oppure no? Possibile che un fenomeno così esteso, sistemico, spesso denunciato dagli stessi assegnatari, sia rimasto a lungo sotto traccia senza che nessuno se ne accorgesse ufficialmente?
Molti cittadini denunciano, altri tacciono per paura di ritorsioni. La criminalità, invece, occupa, gestisce, assegna di fatto gli alloggi, trasformando un diritto in merce di scambio. Un sistema parallelo che prospera nel silenzio e nell’assenza di controlli efficaci.
Ora si parla di interventi “forti”. Ma per chi è rimasto fuori dalla porta, per chi ha perso la casa legittimamente assegnata, il tempo delle promesse è finito da un pezzo. La legalità non può arrivare sempre dopo, quando il danno è già stato fatto. E soprattutto non può essere episodica. Perché se oggi ci si accorge di ciò che ieri era sotto gli occhi di tutti, il problema non è solo l’occupazione abusiva, ma chi doveva vigilare e non lo ha fatto.

