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PD, lo scontro interno ad Andria: Malcangi denuncia lo “strapotere” di Boccia e parla di epurazioni politiche


ANDRIA – Non una semplice questione disciplinare, ma un vero e proprio atto politico che rischia di scuotere gli equilibri dell’amministrazione comunale guidata dalla sindaca Giovanna Bruno. È questa la lettura che il consigliere comunale Mirko Malcangi dà delle espulsioni decise dal Partito Democratico nei confronti di alcuni iscritti, tra cui ben tre consiglieri comunali di Andria. Una decisione che, secondo Malcangi, rappresenta un attacco diretto alla maggioranza e che sarebbe il frutto di uno “strapotere” esercitato ai vertici del partito.
Per questo motivo Malcangi ha convocato una conferenza stampa, chiedendo una presa di posizione chiara da parte di tutta la maggioranza di centrosinistra, a cominciare dalla sindaca Bruno. Al centro della polemica c’è il provvedimento di espulsione che ha colpito, oltre allo stesso Malcangi, i consiglieri comunali Emanuele Sgarra e il capogruppo Gianluca Sanguedolce, oltre ad altri tre iscritti al PD.
Le espulsioni sarebbero motivate da una presunta “infedeltà” al partito durante le ultime elezioni regionali: agli iscritti viene contestato di aver sostenuto candidati concorrenti rispetto a quelli del PD, in particolare Daniela Maiorano – candidata nella lista civica “PER Decaro” dopo l’espulsione dal partito – e Ruggiero Passero, anch’egli espressione della stessa lista e politicamente vicino a Filippo Caracciolo, figura di primo piano del PD nella Bat, a sua volta espulso.
Accuse che Malcangi respinge con decisione, sostenendo che i fatti contestati non siano mai stati provati. Non solo. Secondo il consigliere, l’intero procedimento sarebbe viziato da gravi irregolarità formali: la notifica dell’espulsione sarebbe avvenuta tramite un messaggio WhatsApp inviato dal segretario cittadino Gianni Addario, e non attraverso le modalità previste dallo statuto del partito, come la mail o la raccomandata. Inoltre, agli interessati non sarebbe stata data alcuna possibilità di difesa né di conoscere nel dettaglio le accuse mosse nei loro confronti.
Proprio per queste ragioni Malcangi ha annunciato di aver presentato ricorso, ottenendo – a suo dire, come previsto dallo statuto – la sospensione del provvedimento. Ma il punto politico, per il consigliere, va ben oltre gli aspetti procedurali.
Nel suo intervento, Malcangi chiama direttamente in causa il senatore Francesco Boccia, accusandolo di essere il vero regista dell’operazione. Alcuni esponenti del PD hanno dichiarato che “parla Boccia che non è stato mai nominato in base alle preferenze ma perché inserito in un listino boindato. “Un’operazione che, sempre secondo questa ricostruzione, avrebbe un obiettivo preciso: spianare la strada alla candidatura di Giovanni Vurchio a sindaco di Andria in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera. Una manovra che Malcangi definisce il simbolo di un partito in cui il peso delle candidature “blindate” e delle decisioni calate dall’alto finirebbe per prevalere sul consenso reale e sui voti raccolti dagli amministratori sul territorio.
Accuse pesanti, che aprono un nuovo e delicato fronte di scontro all’interno del Partito Democratico locale e che rischiano di avere ripercussioni dirette sulla tenuta politica dell’amministrazione comunale. Ora la palla passa alla dirigenza del PD e alla sindaca Bruno, chiamate a chiarire se le espulsioni siano un atto dovuto o il segnale di una resa dei conti tutta politica

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